Il ponte di chiatte non c'è più, nemmeno i negozietti sull'argine del Po, così come non è rimasta traccia della "fossa" che tagliava in due il paese.
Il tempo scorre e sgretola il passato, disperde i ricordi spesso accumulandoli, relegandoli nella mente di pochi. Tradizione è ciò che rimane di "ieri", i detti, le usanze, le immagini, conservati e tramandati vivono nelle occasioni che la realtà sa offrire, attraverso un linguaggio che collega il pensiero all'immaginazione.
A chi spetta il compito di "rinnovare" questa "collaborazione mentale" tra antico e moderno? Polesella non può lamentare la mancanza di un "Sostegno", ovvero dell'associazione culturale che, come esprime la parola stessa, è sinonimo di supporto, appoggio, forza viva a favore della cultura e della riscoperta delle tradizioni. Ma non è soltanto questo il significato del termine.
Il sostegno era un tempo una massiccia opera sulla riva sinistra del Po. Per secoli è stato "amico" insostituibile della Fossa di Polesella chiamata di frequente ad alleggerire, dal peso troppo abbondante dell'acqua, il Canalbianco, talvolta minaccioso ed insofferente di tanto deflusso del Castagnaro e del Tartaro.
Il sostegno di Polesella era chiamato a far da paciere, da regolatore di controversie naturali tra Fossa e Po, imponendosi con la forza, nonostante l'età, ai temibili rigurgiti del grande fiume. Uscito dalla "mente" degli Estensi e dalle capacità tecnico-costruttive dei Veneziani, nel lontano 1492, allo scopo di equilibrare le "portate" dei fiumi, non impediva collegamenti e trasporti fluviali vitali per i ferraresi.
Ma torniamo ai giorni nostri. Alla fine degli anni '80, a Polesella le iniziative lasciavano molto a desiderare per la mancanza di un gruppo che sostenesse la vita culturale e i momenti di evasione e di aggregazione della cittadinanza. Ricostituire la Pro Loco non sembrava ipotesi possibile, non tutti consideravano la "mossa" come un apporto positivo per la collettività; in più l'intenzione era quella di creare un gruppo apolitico, completamente distaccato da qualsiasi collegamento con l'amministrazione, libero nella scelta del contenuto statutario e dei membri che ne facevano parte.
Sostegno sembrò un nome adatto per questa nuova "squadra" di volonterosi sostenitori della cultura, riferendosi alla chiusa dell'ormai scomparsa fossa che tagliava in due il paese, simbolo emblematico, nelle foto d'epoca, di una realtà locale ormai viva soltanto in antichi documenti. L'associazione, nata ufficialmente l’11 aprile 1991 durante una riunione che ha "fruttato" lo statuto e l'atto costitutivo, si alimenta nel corso degli anni grazie all'apporto dei soci ed alla coinvolgente passione per iniziative ricreative, sportive, di formazione, editoriali. Un percorso sempre in salita ma entusiasmante.
Il Direttivo, rinnovato di recente, si compone di Corrado Brandolese (presidente), Mario Chiarion e Alessandro Pasia (vicepresidenti), Maurizio Bottoni, Giacomo Munari, Sauro Schiesaro, Lorella Gementi, Angelo Zagato, Riccardo Tomasatti, Cristiano Santinato (consiglieri), Laro Ghiraldello e Lauro Onofri (revisori), Sergio Siviero e Roberto Zamboni (probi viri).
Come ogni anno le iniziative non lasciano a desiderare, gli appuntamenti si intensificano di stagione in stagione. "El calendari d' Polsela" è chiaro simbolo di una realtà in continua evoluzione, ricca di spunti creativi sempre nuovi, che lascia spazio al continuo afflusso dei ricordi che affiorano attraverso immagini fotografiche e tra le parole di chi narra abitudini e modi di vita ormai scomparsi. Ricorrenze, detti, soprannomi caratteristici dei protagonisti del passato, di coloro che svolgevano il proprio lavoro con passione ed impegno ("Cacola e Nano", "El segantin", "Spacon", "Giachel", per citarne alcuni) fanno rivivere Polesella in epoche che la ritraggono più semplice, diversa, quasi irriconoscibile.
Accanto all'impegno culturale mai assopito, "Il Sostegno" è anche promotore di numerose altre iniziative disseminate durante tutto il corso dell'anno. Un importante momento di grande festa è rappresentato dal "Palio degli Angun", giunto quest'anno alla sesta edizione. L'impronta storica anche qui non manca: costumi, rappresentazioni, sfilate, ogni particolare viene curato per “un viaggio indietro nel tempo”, per lasciarsi trasportare in una realtà lontana, letta velocemente sui libri di storia e mai approfondita con interesse e atteggiamento critico ¹. Il ’600, l’arrivo del Vescovo in un Veneto alle dipendenze del papato, il Mulino del Po, la vita della gente comune dell’epoca, i festeggiamenti durante il matrimonio di un nobile, l’arrivo del Doge nello sfarzo di feste e battute di caccia hanno animato il coinvolgente spettacolo dello scorso anno.
L’attesa è grande anche per il prossimo Palio che sicuramente ritrarrà Polesella, ancora una volta, in tutto il suo splendore.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Elisabetta Zanchetta. “Il “Sostegno” di Polesella”. Ventaglio Novanta, n. 15, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-sostegno-di-polesella/