Al Mercato Annonario di Rovigo, delimitato da un lato da via Cavour, dall’altro da piazza Roma, tra le varie botteghe di chincaglierie, salumi, pesce, frutta, verdura (che sostituiscono quelle antiche delle arti della lana e della seta gestite insieme ai magazzini dagli ebrei fin dal XV secolo nel Ghetto che qui sorgeva) si trova anche l’erboristeria di Massimo Munaro.
In ciò nulla di strano, ma il fatto curioso è che non tutti sanno che Massimo Munaro, in camice bianco esperto consigliere sull’uso delle erbe, dietro quel fare gioviale e sicuro, cela qualità d’artista di talento come musicista compositore e attore affermato, capace di coniugare arte, cultura e creatività. La bottega funge anche da punto di incontro per rapidi accordi organizzativi con i suoi collaboratori, appassionati come lui di teatro.
Insieme a Martino Ferrari, figlio d’arte (il padre Gabris Ferrari, regista, scenografo, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, è noto ai rodigini per aver firmato molte scenografie), Massimo Munaro ha dato vita a un teatro sperimentale, il teatro del Lemming, riunendo un gruppo di 18 attori provenienti da esperienze diverse: dall’Arnoldo Foa di Padova o dalla Scuola Regionale di Teatro, votati tutti alla ricerca. Attualmente egli lavora anche a Roma con Giorgio Barberio Corsetti, attore e regista di fama internazionale.
Il teatro del Lemming, fondato nel 1987 e rapidamente affermatosi a livello nazionale, esordisce con “Frammenti” (spettacolo interamente ideato dal gruppo), un mitico ricordo della perduta armonia umana e il tentativo di superamento della condizione di affermazione e di sfruttamento dell’uomo sull’uomo; rappresentazione particolarmente efficace per la serie di momenti coreografici in alternanza tra danzatori e attori.
Già da quel primo spettacolo si delineava la mirabile capacità di confrontare due modelli teatrali di potenzialità ed espressività diversi: la recitazione e la danza che, insieme ai giochi di luci, musiche e mimi, hanno riattivato quel genere di teatroimmagine caratteristico della post-avanguardia degli anni settanta. I testi diventano liberi rifacimenti tratti da autori significativi della drammaturgia contemporanea e perciò originali e culturalmente interessanti. Le musiche, poi, sempre indovinate e singolari, sono componente essenziale nella percezione dei vari messaggi.
Ispirandosi alla xilografia “Sogno” di Maurits Cornelis Escher e rielaborando brani di Georg Bruchner e di Fernando Pessoa con frammenti di dialoghi dal romanzo “Il lungo sonno” di John Hill, i giovani del Lemming, nel presentare “Sogno dentro sogno” nell’89, ripropongono l’angoscia dell’uomo che perde la sua identità finché giunge a credere che la realtà sia un inganno, una trappola, una finzione; è l’io diviso di Freud, oscillante fra identità e follia. Con questa rappresentazione Massimo Muraro ha ricevuto un lusinghiero riconoscimento: il “Premio Giorgio Totola” a Verona, assegnato per gli elementi scenici fortemente contenutistici, nei quali la musica, composta appunto da Munaro, è stata riconosciuta supporto importante alla elaborazione collettiva.
Nel 1990 il Teatro del Lemming concorre al Festival Internazionale “Teatro video” di Riccione con un video chiaramente esistenzialista di 14 minuti “Il paesaggio mancante”, una poesia per immagini in cui non esiste azione, ma pura senzazione ed emozione. Nello stesso anno è stata presentata con successo “La Città chiusa”, una rilettura personale di più testi (“La peste” di Albert Camus con riferimenti a brani tratti dal dramma “Caligola”, dal saggio “Il mito di Sisifo”, da “Il rovescio e il Diritto”, da “Il teatro e la peste” di Arteaud e dall’“Apocalisse” di Giovanni). Anche in questa rappresentazione ci si muove su diversi piani simbolico-astratti supportati dalle consuete espressioni plurimediali di corpo, gesto, parola, suoni, luci, scene.
Il tema è quello dell’abbrutimento dell’individuo nelle democrazie opulente di un capitalismo dominante e dispotico, da cui affiorano impensati slanci di solidarietà, di umana pietà.
Nel 1991 il gruppo teatrale rodigino ha avviato un progetto, sostenuto dagli Assessorati alla Cultura della Provincia e del Comune, allo scopo di far nascere in Polesine un centro di ricerca e sperimentazione teatrale per creare un pubblico diverso nella sonnacchiosa Rovigo, in alternativa al teatro tradizionale. Una trentina di giovani polesani si sono accostati così al nuovo genere teatrale per sviluppare tematiche di espressione corporea e di teatralità con l’apporto, negli stage, di artisti di fama. Oltre a Thierry Parmentier e Gabris Ferrari, sono intervenuti: Bob Marchese, attore del gruppo la Rocca di Torino, Armando Carrara, attore e regista della compagnia La Piccionaia di Vicenza, specializzata nel teatro per ragazzi, Graziano Gregori, Michele Sambin, Nino Solari di Padova.
Il laboratorio ha lavorato inizialmente su due testi: “Vita di Galileo” di B. Brecht e “Il linguaggio delle api” del premio Nobel Karl Von Frisch, in una ricerca individuale e collettiva. I frutti sono stati raccolti nel 1992, che per il Lemming ha significato un anno di frenetica produzione: “Visioni di maggio”, “Musiche del tempo”, “Una sola moltitudine”, un ossimoro di due realtà in antitesi tra loro, motivi drammatici ed emotivamente coinvolgenti, intesi non già a trovare soluzioni, ma volti a porre problemi e suscitare interrogativi.
La tradizione sperimentale di ricerca del Lemming si rifà ai grandi drammaturghi del passato: Stanislawsky, Appia, Coupeu, Brecht, Arthoud, per citarne alcuni, i quali si possono definire i “Padri fondatori” di un teatro emblematico di suggestione in opposizione a quello convenzionale. Il vero teatro non è nel teatro, la sua essenza non è nell’essere, ma nel divenire, nella ricerca continua; ed è per questo che il gruppo del Lemming si muove agevolmente ovunque e qualunque spazio può fungere da palcoscenico, privilegiando piazze, ville, giardini. In questi ambienti sarà rappresentata la nuova fatica cui i giovani del Lemming stanno lavorando, uno studio tratto dal “Faust” e ancora si verificherà la fusione delle maggiori arti sorelle: musica, danza, poesia.
Questo è dunque il teatro per Munaro e i suoi attori, i quali auspicano la realizzazione di un Laboratorio Teatrale Stabile per fare di Rovigo un centro di cultura che possa dare lavoro e prestigio alla città.
Riuscirà Massimo Munaro a vincere la sua battaglia? O deluso dalla latitanza degli Enti preposti, dovrà lasciare Rovigo nel suo letargo provinciale e andarsene verso la Capitale, dove può contare su sostegni e cogliere le meritate gratificazioni al suo talento?
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Come citare questo articolo
Francesca Magon. “Il teatro del Lemming di Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 7, 1993. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-teatro-del-lemming-di-rovigo/