S cendeva da Est il vento freddo, frustando le aride montagne. Portava l’odore dei sassi con quello dei pini, dei contorti nocciòli, degli abeti rossi come fuoco.
Il vento dell’Est entrava nelle nere grotte corrose, nelle buche viscide di muschio, nelle fòibe bianche di ossa degli italiani uccisi e strideva disperato, fuggendo e gridando tra gli arbusti irti di spini, srotolandosi sull’erba, schiaffeggiando le onde, lanciandosi in ardite volute verso il cielo, per poi stringere sfinito le sue spire nel tenero ventre caldo del Timavo misterioso sotto le giunchiglie in fiore.
A GIULIANA
R imarrò solo un ricordo per te, amore… Un ricordo d’azzurri spazi che svanirà nel tempo, come la luce delle stelle al chiarore del giorno;
ma poichè il mio filo di seta attraversa ombre e morte e si allaccia alla vita come verde foglia attorno al ramo, io tornerò ad ogni primavera per rivivere in te l’eternità di un mistero che ci lega.
Ed io sarò fiore tra i tuoi denti di perla e vento nei tuoi occhi splendenti e rosa sulle tue guance di seta.
Sarò con te e insieme a te. Ti sarò dentro l’anima come nòcciolo di pesca nel tuo scrigno e trillerò come usignolo nel bel riso palpitante della gioia del tuo cuore
SOLA
S ola davanti allo specchio offro una rosa alla mia coscienza: una rosa bianca come la neve in una coppa di vino rosso come il sangue
Compro il suo silenzio per poterti amare
PER LA STRADA
L a luna mi cammina accanto nelle pozzanghere tonda come l’occhio di un gatto bianca come il latte tra i grigi petali dei glicini strappati dal vento.
Le larghe strade come fiumi riflettono le case addormentate ed il tenero pigòlio degli uccelli rallegra il cuore che spera in un limpido giorno di sole
A MIO PADRE
C’ è stato un urlo e uno schianto qui, nel mio cuore: mio padre era morto!
Ah! correre gridando il suo nome per risvegliarlo ed asciugarmi il volto nel grembo della notte buia, infinita, grondante di stelle, fino a sentire le sue mani sottili venate d’azzurro ancor calde di vita nelle mie e ritrovare nei suoi occhi un punto di pace in cui fermare il caos dell’Universo
QUEL CUORE
B attevi come un cuore, casa di guerra persa nel ricordo di albicocchi e viti, cinta d’antichi riti d’amore, dove pane e polenta ridevan sulla mensa quotidiana e ringraziavi il cielo d’esser lì, tra le persone nuove che la vita t’aveva posto accanto, in un abbraccio disperato: nuovi fratelli in tanto sangue e pianto, pronti a difender te senza colori…
Casa di guerra, vecchia fattoria contro le rive scure della valle, tra la campagna e il mare, nel tuo grembo ho sognato di pace e libertà e d’orizzonti pronti a spalancare vetrate azzurre su argentati rami d’ulivo
SE I SOGNI SI SONO SPENTI
S e i sogni si sono spenti nel tenue grigiore dell’alba, non per questo il giorno sarà meno sereno.
La Primavera ha rinverdito i campi, arsi dal gelo, e seminato gemme sui rovi, sugli arbusti, sui rami dell’albero scarlatto nel cielo tinto d’azzurro.
Nel lento scivolare dell’acqua sotto i ponti c’è l’ultimo bagliore di neve che si scioglie inturgidendo il fiume.
Il canto degli uccelli che mi accompagna ricorda il canto del mio cuore felice in quelle bianche sere fredde e nebbiose mentre con l’estate che mi danzava negli occhi così vicino a te io ti guardavo
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Come citare questo articolo
Leda Maccaferri. “Il vento dell’Est”. Ventaglio Novanta, n. 28, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-vento-dellest/