“Il Pellegrino Apostolico” è il titolo di un poemetto scritto, secondo lo stile ufficiale del Vaticano, dal poeta ravennate Vincenzo Monti (1754-1828) in relazione allo infruttuoso viaggio di Pio VI recatosi nel 1782 a Vienna con l’intento di ridimensionare le eccessive pretese riformatrici dell’imperatore illuminista Giuseppe II riguardo la Chiesa d’Austria. Con uno stile più semplice, il suo contemporaneo rodigino Gioacchino Masatto (1756-1830), canonico del duomo di Rovigo, membro dell’Accademia dei Concordi, ha descritto minutamente nel suo “Diario Polesano”, sconosciuto ai più, lo stesso viaggio del pontefice attraverso il Polesine.
Per rendere più scorrevole la lettura occorre aggiornare l’espressione scritta dall’Autore, che ci informa delle tappe del viaggio del pontefice, in parte effettuato sulle acque del Po.
“Giunto la sera del 9 marzo [1782] da Bologna a Ferrara, il Regnante Sommo Pontefice Pio VI partì la mattina seguente alle ore 13 da Ferrara, e arrivato al Ponte del Lago Oscuro si imbarcò per il Po, e verso le 16 passò per Polesella, dove affacciatosi ad una finestra del Bucintoro, benedì una grande folla che si era inginocchiata sulla riva.
Passando per Corbola, paese della diocesi di Adria, Mons. Arnaldo Speroni nostro Vescovo ebbe accesso al Bucintoro e, volendo baciare il piede di S. Santità, questi gli offrì invece la mano. La sera dello stesso giorno arrivò a Chioggia, dove si incontrò con i Procuratori Contarini e Manin incaricati a riceverlo e ospitarlo a spese pubbliche; lo stesso trattamento gli fu riservato a Mestre, Sacile e Udine. Quindi proseguì per Gorizia, ecc. verso Vienna per incontrarsi con l’imperatore Giuseppe II per trattare con lui di alcune innovazioni e di abusi inoltrati dallo stesso Cesare in materia di Religione e di Disciplina Ecclesiastica”.
Queste dunque le informazioni forniteci dal Masatto per il viaggio di andata. Due mesi dopo il ritorno, con un percorso diverso e brevi soste in Polesine a Rovigo, Arquà e Canaro.
“In seguito, il 20 maggio di ritorno da Vienna per Monaco, Insprk, Trento, Verona, Vicenza, Padova, Conselve, accompagnato nel nostro Stato dalla suddetta Deputazione, verso le ore 18.00 passò l’Adige ad Anguillara in una barca fatta allestire con molto decoro da S.E. Mocenigo, potestà di Padova, nella quale sostò finché passarono parte delle carrozze del suo seguito attraverso il passo di Anguillara e poi di Boara, quindi per Mardimago e Sarzano arrivò a Rovigo verso le 19.00. Il Duomo era stato allestito con grande apparato in modo da esporre all’adorazione il S.S. Sacramento a spese di Mons. Vescovo, di S.E. Moro Podestà della Città e del Capitolo; ma sia per poca, per non dire nessuna collaborazione fra i nostri [amministratori] con gli Ecc.mi Procuratori responsabili dell’organizzazione del viaggio, sia per la premura che il S. Padre aveva dimostrato di recarsi puntuale a Ferrara, Sua Santità si fermò solamente in carrozza sulla pubblica piazza “cogli specchi aperti” finché gli furono cambiati i cavalli mentre riceveva gli ossequi da Mons. Vescovo, da S.E. il Podestà, dai Sig.ri Regolatori, che furono anche ammessi al bacio della mano insieme a qualche altro nobile cittadino. Partendo diede continuamente la benedizione al popolo concorso in gran numero dai luoghi vicini, e per Grignano ed Arquà arrivò al passo dei Rosatti, dove entrato nella Camera fatta allestire sul passo stesso da S.E. Moro, prese un caffé ed un po’ d’acqua al limone, essendo stato fatto preparare da S.E. stesso un abbondante rinfresco anche per il seguito del Papa. Lì ammise al bacio della mano diversi signori, fra i quali tutta la famiglia Rosatti. Scambiò un breve colloquio col nostro Mons. Vescovo e, prima di passare il Canalbianco, postosi fuori dalla porta della Camera alzate le mani al cielo e invocato il Signore impartì la triplice benedizione al popolo verso la riva sinistra del fiume, passato dall’altra parte fece lo stesso.
Nel frattempo passarono tutte le carrozze del suo seguito. Proseguì il viaggio verso Canaro confine dello Stato Veneto: dove giunto, scese dalla carrozza e, ringraziati gli Ecc.mi Deputati continuò fino al Ponte del Lago Oscuro, lì attraversò il Po sopra un ponte di barche fatto costruire appositamente dal cardinale Caraffa legato di Ferrara dove arrivò verso sera.”
In memoria di tale passaggio furono fatte incidere nel marmo alcune iscrizioni, delle quali si riporta quella ritenuta più significativa che era stata posta sul muro esterno del lato sinistro del Palazzo Vescovile:
“PIO VI PONTEFICI MAXIMO / ALIOR. PIOR. SUMM. PONTIFICUM AEMULO / A QUO ET VIENNAM CAESAREM ADEUNTE IN IPSO PADI ALVEO / AD S.MARIAE CORBULAR. ET A CAESARE ROMAM REDUCE / RHODIGII PRIMUM IN FORO PUB. IN TRANSITU DEINDE TARTARI / FLUM. AD AED ROSATOR. UTROBIQ. INTA DIOC. FINES / PRAECLARA HUMANIT. ET CLEMENTIAE PIGNORA ACCEPIT / ARNALDUS SPERONIUS DE ALVAROTIS ADRIEN EPISC / PRAEL. DOMEST. AC PONTIFICIO SOLIO ASSISTENS IN / PERENNEN BENEFICII MEMORIAM DEVOT. NOM. / MAIESTATIQ. EIUS HOC MON. DEDIC. / ANNO REP. SALM. MDCCLXXXII”.
Traduzione:
“A Pio VI pontefice massimo, emulo degli altri pii sommi pontefici. Sia quando (il Papa) si recò a Vienna dall’Imperatore passando sullo stesso alveo del Po presso S.Maria di Corbola, sia mentre tornava a Roma di ritorno dall’Imperatore, dapprima sulla pubblica piazza di Rovigo, in seguito nell’attraversamento del fiume Tartaro presso l’abitazione dei Rosatti, in entrambi i luoghi entro i confini della diocesi, Arnaldo Speroni de Alvarotti, vescovo di Adria, prelato locale e assistente al soglio pontificio, ricevette i più nobili pegni di umanità e clemenza dal Papa. Dedica questo monumento, in perenne memoria del beneficio, al nome e alla maestà di lui nell’anno 1782.”
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Come citare questo articolo
Carlo Alberto Rossi. “Il viaggio di Pio VI”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-viaggio-di-pio-vi/