Ho avuto recentemente occasione di vedere ed apprezzare alcuni quadri realizzati negli anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso da Ines Ruzzante (21 agosto 1911 – 14 settembre 2009). A Fiesso Umbertiano, dove abitava in via Cesare Battisti, era conosciuta come Ines Ballo per aver sposato Dante Ballo di Arquà Polesine, commerciante di aglio, che lei ha aiutato nell’attività seguendo gli operai.
Solo in età avanzata ha scoperto la passione per la pittura, dapprima decorando le zucche, in seguito usando la juta dei sacchi e il cartone come supporto per i suoi lavori. Raffigurazioni inizialmente copiate da riproduzioni di quadri o da cartoline, come quasi certamente la Veduta dell’Abbazia di Pomposa. Lo stesso dicasi per il Paesaggio con contadini, datato 1984, dove appaiono due personaggi in costume d’epoca, inseriti nella quiete idillica di un ambiente agreste primaverile.
Col passare del tempo, Ines cerca la sua ispirazione nella realtà che conosce e nelle cose a lei familiari, che fanno parte del suo mondo. Molteplici le fonti di ispirazione: l’atmosfera tranquilla delle nature morte e delle composizioni floreali; il magazzino, dove l’aglio veniva lavorato e legato in mazzi o confezionato in trecce, “le reste”; la realtà urbana ed i paesaggi: quelli vicino a casa, con angoli e strade del paese di adozione, ma anche i luoghi delle sue frequentazioni montane a Cogolo, in val di Pejo, dove trascorreva abitualmente i periodi di riposo.
In qualche caso il tema del dipinto fa riferimento ad eventi naturali, con protagonista soprattutto la neve. Non si tratta però della documentazione realistica di quanto è stato osservato, ma piuttosto di una interpretazione del “vero” trasfigurato dalla magia dei colori, di una rappresentazione evocativa del mondo nel quale si riconosce, reso con linguaggio lineare e con istintiva espressività che, a volte, si allarga nell’immaginifico.
Nei ritratti, i volti dagli occhi di bambola emergono luminosi e senza ombre dallo sfondo, in una delicata visione bidimensionale mancante dei valori plastici del chiaroscuro e affidata unicamente alle variazioni cromatiche. La matrice artistica popolare, paragonabile a quella dei pittori naïf, fa sì che nessun soggetto appartenente alla sfera del suo vissuto sia per lei privo di interesse. Per realizzare i suoi quadri utilizza di preferenza la tempera grassa, solo raramente l’olio, prediligendo le tinte brillanti ed allegre.
Ines non si preoccupa delle leggi dell’arte e non pretende di dare messaggi, ma si accosta alla pittura con spirito umile: ne risultano creazioni con immagini spontanee, libere da riflessioni intellettuali e da scelte culturali o accademiche, ingenue, se vogliamo, ma di una freschezza sorprendente e capaci di comunicare emozioni e memorie.
Opere, dunque, che non mancano di trasmettere sensazioni gradevoli a chi ad esse si accosta. E che sarebbe bene poter ammirare, magari proprio nel paese dove visse. Ci sentiamo pertanto di formulare qui l’auspicio che un’associazione culturale di Fiesso Umbertiano si faccia promotrice di organizzare una mostra retrospettiva, magari in occasione della prossima fiera di Settembre.
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Come citare questo articolo
Luciano Scarpante. “Ines Ruzzante Ballo”. Ventaglio Novanta, n. 61, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/ines-ruzzante-ballo/