Rimarrà certamente per molto tempo nel ricordo di tanti badiesi, la data del 2 marzo 2014, poiché quella domenica è stata presentata al Teatro comunale Eugenio Balzan, dopo 109 anni dall’ultima opera programmata (in quel caso la Tosca di Giacomo Puccini) la Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. I biglietti per assistere all’opera (tratta da una novella di Giovanni Verga) e per goderla dai suggestivi palchetti o nella platea del piccolo teatro (250 posti) erano terminati già pochi giorni dopo la prevendita.
All’entrata, in platea e nei palchetti, si respirava l’aria della “prima’’ seppur l’inaugurazione ufficiale del teatro restaurato fosse già avvenuta il 17 maggio 2011 con un concerto del violoncellista Mario Brunello e dell’Orchestra d’archi italiana. In quell’occasione il sindaco Gastone Fantato volle tagliare il nastro con tutti i sindaci suoi predecessori, che si erano spesi per il recupero dello storico artistico teatro badiese.
In occasione della prima del 2011 il teatro riaprì dunque i battenti quasi 200 anni dopo la sua nascita avvenuta nel 1813 e dopo una pausa – tra il disinteresse e i lavori necessari per il restauro – di oltre quarant’anni, rinascendo anche grazie all’impegno di uno sparuto gruppo di concittadini che, attorno al 2000, si riuniva periodicamente per chiederne il termine dei lavori e per organizzare, forse anche un po’ provocatoriamente, una piccola rassegna teatrale sulla pubblica piazza. Poco tempo dopo che quelle richieste erano state accolte i lavori di recupero videro finalmente una ripresa grazie a fondi regionali e comunali.
Si è giunti così al 2014 con la programmazione della Cavalleria rusticana, un’iniziativa fortemente voluta dal gruppo “I due Foscari’’, un sodalizio 3 3 di appassionati di musica lirica che opera in città dal 2001 e che ad oggi ha organizzato oltre 60 concerti, gite ai luoghi della musica e premi alla carriera; un lodevole sodalizio che, per il meritevole contributo culturale che offre a questa città, meriterebbe – a nostro parere – un maggior supporto da parte delle istituzioni locali e regionali.
Nell’occasione della messa in scena dell’opera di Mascagni il sostegno è giunto dall’assessorato alla Cultura del Comune di Badia Polesine con la partecipazione dell’Ente Rovigo Festival, presente con uno scenografo, un elettricista e due “mascherine’’ a servizio del pubblico.
Lo spettacolo vedeva l’orchestra, diretta dal maestro Maurizio Fipponi, ospitata per la prima volta nella fossa orchestrale e un palcoscenico con le nuove macchinerie sceniche, egregiamente allestito col sipario adattato alle decorazioni in oro e alle pitture dell’ultima stagione neoclassica dipinti sul soffitto e nei palchetti.
Dopo l’impeccabile illustrazione del contesto narrativo e musicale della presentatrice Cristina Chinaglia – anch’essa giovane musa del teatro italiano avendo recentemente esordito a Roma con il regista Giorgio Albertazzi – Idana Casarotto, Assessore alla Cultura, informava il pubblico dell’imminente arrivo ed esposizione, proprio in questo teatro a lui dedicato, di 49 dipinti della Quadreria Balzan di proprietà della Fondazione internazionale E. Balzan di Zurigo – che saranno esposti fino al 2018 nel “Ridotto’’ del teatro e, successivamente, nel Museo Civico “A.E. Baruffaldi’’ che già ospita una piccola pinacoteca con l’imponente e mistico dipinto “Ultima cena’’ di Girolamo Bonsignori.
La Quadreria Balzan di Badia Polesine, da decenni custodita in Svizzera a Bellinzona, è dunque destinata a divenire una delle più prestigiose collezioni d’arte ottocentesca del Veneto.
Mentre il vecchio orologio in sala segnava le 16, il direttore d’orchestra entrava attesissimo in platea, accolto da uno scroscio di applausi: come primo brano, l’inno nazionale, ascoltato in piedi dagli spettatori.
Entrava quindi in scena il soprano Tiziana Faccio che intonava, con delicata enfasi, alcuni brani di Verdi e di Puccini. Quindi il sipario si apriva sull’ampio palcoscenico, nel quale campeggiavano la chiesa e l’osteria di un villaggio siciliano (realizzate dalla scenografa Maria del Fante). Questo lo scenario della novella d’amore e sangue, intensamente narrata dal Verga ed egregiamente cantata dal coro di circa 30 elementi dell’Orchestra dell’Accademia del Concerto di Vicenza (direttore artistico Giuseppe Scandola e maestro del coro Fabrizio Durlo) e dai solisti Andrea Cioetto (tenore, nella parte di Turiddu), Ornella Silvestri (mezzosoprano, Santuzza), Paola Rossi (mezzosoprano, Lucia), Oscar Garrido (baritono, Alfio), Monica Bovo (soprano, Lola). Dopo il sottofondo alquanto inquietante del coro, ecco aprirsi la parte più significativa della novella.
L’opera, di cui sono note strofe quali “Oh che bel mestiere, fare il carrettiere!” e “Viva il vino spumeggiante nel bicchiere scintillante, come il riso dell’amante mite infonde il giubilo!”, narra la vicenda, che si svolge nel giorno di Pasqua, del giovane Turiddu “che prima di andar soldato aveva a Lola eterna fè giurato”, il quale, al ritorno dalle armi, trova la sua fidanzata andata sposa a messer Alfio, il carrettiere. Dopo essersi sentimentalmente unito a Santuzza, quest’ultima, scoperta la segreta frequentazione tra i due innamorati ed ormai accecata di gelosia, avverte il marito tradito, che dopo aver intonato “Vendetta avrò, pria che tramonti il dì” uccide il rivale in un duello nell’orto dietro la chiesa. Si ode allora il grido di una popolana che annuncia il tragico esito della tresca, non prima però, aver assistito allo straziante addio di Turiddu alla madre.
Grande emozione ha suscitato quest’opera negli spettatori, che hanno manifestato il loro apprezzamento a tutta la compagnia, ma, in particolare, e com’era comprensibile, agli artisti della scena.
A conclusione di questa breve cronaca, ci sembra opportuno lasciare la parola proprio al personaggio che ha cantato sul palcoscenico ed ha raccolto gli applausi più calorosi (senza nulla togliere agli altri artisti, che hanno dato tutti quanti il meglio di sè), la mezzosoprano Ornella Silvestri, cantante formatasi al Conservatorio musicale di Rovigo: “E’ stato un piacere ed un onore cantare per voi in quello splendido gioiello. La passione e l’impegno che animano il vostro operato merita un elogio: salvare un teatro, mantenere la memoria, sostenere l’arte, ricercare la Bellezza è una benedizione per tutti. Per tutto questo sentitamente ringrazio! Da parte mia, quel pomeriggio, ho cercato di “incarnare” e dare “sangue” a questo complesso personaggio che è Santuzza lasciandomi trasportare dall’energia della musica. Sono stata trascinata da un vortice di forti emozioni.’’.
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Come citare questo articolo
C. Carone, Claudio Vallarini. “La “Cavalleria Rusticana” a Badia”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-cavalleria-rusticana-a-badia/