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ARTEOGGI

La creatività di Elena Tescaro

Produzioni originali realizzate con tecniche apprese in Africa e America Latina

di Roberta Fava

Ventaglio Novanta n. 28 2004 pp. 93–96

In una casa a Rivà, frazione di Ariano Polesine, abitazione molto particolare, sulle cui pareti sono poste maschere africane (alcune create dalla proprietaria) e vari quadri, abitano i coniugi Flores Roncon ed Elena Tescaro, da un anno tornati dalla Bolivia, dove si trovavano per il lavoro di lui che è perito meccanico.

La loro è “un’avventura” tra l’Africa e l’America latina, iniziata dal 1997 e che dura tuttora, presso i villaggi africani e boliviani.

E lei, Elena Tescaro, a contatto con queste civiltà, usanze e tradizioni, ha visto fiorire la sua creatività, imparando a dipingere, creando con la cartapesta cesti, ventagli, cappelli, bassorilievi per vasi, sottopiatti, maschere, anelli ed altro, colorando la seta con prodotti vegetali e dipingendola, apprendendo la tecnica di preparare i batik, di usare le pietre dure per fare collane, bracciali, dipingendo sassi, dipingendo vetri e vetrate e creando mosaici. Restaura mobili, costruisce scatole, abbellite con lamine sbalzate d’argento, cornici ed altro ancora.

Il suo primo incontro con l’Africa, Elena, l’ha avuto nel 1977, con il matrimonio con Flores, seguìto dal trasferimento da Padova dove lavorava, in un villaggio in Africa, nel Ruanda, dove è rimasta fino al 1979. L’impatto è stato un po’ duro all’inizio, ma il suo spirito di adattamento l’ha aiutata ad affrontare le varie problematiche e i disagi della situazione; l’ha però rafforzata nello spirito, rendendola più forte e insegnandole a non aver più paura di niente.

Il mal d’Africa l’ha “colpita” presto e, non potendo dimenticare i paesaggi africani, gli animali – zebre, gazzelle, rinoceronti, bufali, ippopotami, giraffe, elefanti e scimmie – con cui era spesso a contatto, dopo una pausa nel paese nativo di Rivà, ripartiva con gioia, seguendo il marito che faceva parte di un programma agricolo-pastorale ora sostenuto dagli Stati Uniti, ora dalla Comunità Europea, ora dal Ministero degli Esteri italiano, i cui compiti, per lui, erano riservati alla parte meccanica. Elena, invece, seguiva un po’ la parte amministrativa e soprattutto creativa, insegnando alle ragazze e alle donne a ricamare, a cucire ed altro, imparando a sua volta le attività “artistiche” locali.

Dal 1980 al 1982 con il marito si è recata in un villaggio dell’Angola, dal 1983 al 1985 in un villaggio del Benin che ancora ricorda con affetto. Nel 1986 in Mauritania e in Senegal; nel 1987-89 in Mali e Niger. Era bella l’avventura africana, dove ogni giorno si presentava un nuovo modo di affrontare la vita e dove il contatto con un altro popolo che viveva la vita in modo più essenziale, le è rimasto nel cuore. L’incontro con le tribù del Masai, dei Tutsi, degli Hutsi hanno dato a lei e al marito Flores una maturazione umana; ed Elena è divenuta una donna sensibile, aperta ai problemi degli altri.

Il 1990 la vede dall’altra parte dell’oceano Atlantico, in America latina, in Bolivia, fino al 1993 in un villaggio ai confini con l’Argentina. Dopo un breve periodo italiano 1994-95, durante il quale gestiva un negozio di grafica a Taglio di Po e dove già esponeva anche le sue realizzazioni (batik, tele, statuette ed altro), ripartiva per la Bolivia a Santa Cruz, fino a settembre 2002.

Una nuova terra, l’America, a detta di Elena Tescaro più vicina a noi popoli latini, anche se la sua economia è indietro di circa 50 anni, con i suoi mercati, dove si trova la pasta sciolta, lo strutto, ecc., come una volta da noi.

Grazie a questi suoi spostamenti, ha potuto usare e approfondire le lingue: il francese, l’inglese, lo spagnolo e il portoghese.

Le manca l’Africa per la vita solare di quei posti, per la tranquillità, lontana dalla frenesia della vita moderna. Queste esperienze l’hanno fatta riflettere sui veri valori umani e sui legami sociali di gruppo e di famiglia che da noi stanno, ormai, frantumandosi.

In Bolivia, inoltre, ha avuto anche per due anni e mezzo, la direzione di un club sportivo, fornito di sauna, piscina, palestra con il ristorante. La Tescaro organizzava gustosi pranzi all’italiana per matrimoni, compleanni, debutti in società (il loro debutto è a 15 anni e non a 18, come in Europa e italia) cerimonie ecc.

Inoltre, sempre in Bolivia, ha partecipato come pilota ai rally nel 1997, come unica donna in quello Stato, assieme a suo marito e con lui è stata copilota e assistente.

Ha portato, in Bolivia, la conoscenza della pittura sul vetro che non conoscevano e la pittura sui sassi.

Ora in Italia continua la sua attività artistica, usando anche lo stencil per le pareti nella casa e pure il tromp-l’oeil.

Un’esistenza al di fuori degli schemi comuni, la sua; una vita che l’ha messa in contatto con esperienze mondiali; è stato uno scambio culturale e sociale reciproco: il suo donare le sue conoscenze le sue esperienze umane e creative e il riceverne altre ugualmente importanti e valide.

Una donna dalle mani preziose, Elena Tescaro, che crea degli oggetti bellissimi con tutte le tecniche apprese in questi anni.

Trova l’Italia molto cambiata, non sempre in meglio, un’Italia che porta nel cuore, però, quando è in Africa o in America latina, ma la nostalgia è superata dalla visione degli stupendi paesaggi africani o dalla serenità della vita familiare.

Altri progetti attendono lei e il marito, in futuro, in Africa o in America; loro sono pronti ad affrontare altre avventure.

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Come citare questo articolo

Roberta Fava. “La creatività di Elena Tescaro”. Ventaglio Novanta, n. 28, 2004. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-creativita-di-elena-tescaro/

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