Un amico, un po’ per scherzo e un po’ per esprimere il proprio apprezzamento nei confronti delle realizzazioni pittoriche di Paolo Zambonin, ebbe un giorno a dire, rivolgendosi allo stesso artista: “Vuoi un consiglio? Nella prossima mostra portati uno spry floreale e tutto sarà perfetto: ai tuoi quadri manca solo il profumo”.
I fiori costituiscono infatti un costante motivo di ispirazione per il pittore di Castelguglielmo che, da oltre un decennio, rappresenta nelle sue tele soggetti floreali di notevole varietà cromatica e compositiva. Vasi di rose, mazzi di tulipani, cascate di glicini e cento altri boccioli campestri o di montagna costituiscono il motivo per realizzazioni delicate od esplosive, che hanno accreditato Zambonin come “il pittore dei fiori”.
Una definizione questa che in realtà appare riduttiva, dato che l’artista polesano, accanto ai soggetti floreali, ha al suo attivo una vasta produzione di nature morte, composizioni paesaggistiche e ritratti; filone quest’ultimo di consistente impegno, nel quale si cimenta ormai da alcuni anni con sempre maggior convinzione e continuità.
Tutto ciò non cancella né sminuisce comunque quel felice iniziale incontro con la pittura floreale, che ha rappresentato per Zambonin il vero avvio della sua attività artistica, e che tuttora continua ad offrirgli motivo di ispirazione.
È anzi evidente che, proprio nei fiori, ovvero nelle espressioni cromatiche più variegate della natura, il pittore ha avuto modo di sperimentare il gusto pieno del colore, con l’uso di una tavolozza ricchissima, affinando nel contempo il senso dell’armonia grazie alla continua ricerca di nuovi accostamenti di tinte e di soggetti inediti.
Ne è derivato uno stile molto personale, caratterizzato da un rapido rincorrersi di luci ed ombre, in cui i soggetti tendono a sfumare in immagini dai contorni leggermente sfocati, che conferiscono alle composizioni pittoriche un’atmosfera di lontananza ed il vago sapore del ricordo.
Il dato naturale, sempre presente nei quadri di Zambonin, è dunque interiorizzato e rivissuto con un senso di velata malinconia, evidente riflesso di un animo sensibile ed attento a coniugare i dati interiori con le suggestioni della realtà esterna.
Priva di sottintesi o di accademismi, la pittura di Zambonin offre in ogni caso un approccio immediato. E l’accostamento ai suoi quadri ci rivela un duplice motivo di apprezzamento: da una parte si coglie l’evidente perizia tecnica raggiunta dall’artista, e dall’altra l’innata predisposizione estetica, che porta l’autore a preferire immagini ricche di armonia e dolcezza espressiva.
Caratteristiche queste, che hanno fatto conoscere l’artista polesano ben oltre i confini della sua provincia, suscitando consensi in particolare a Bolzano e a Cortina, zone con cui l’autore intende consolidare l’avviato rapporto di feconda produzione.
In definitiva in Zambonin va apprezzata l’unità stilistica, che unifica tutti i suoi dipinti nella “lezione dei fiori”, dando vita a una pittura che sa sposare la gioia cromatica esteriore con momenti intimi di riflessione e di dolce malinconia; elementi questi che fanno presagire per l’artista di Castelguglielmo un proficuo ed apprezzabile itinerario futuro.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “La lezione dei fiori”. Ventaglio Novanta, n. 5, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-lezione-dei-fiori/