Il primo nucleo abitato di Rovigo, ha origine sulla riva destra del corso d’acqua Adigetto e risale ai secoli VIII-IX.
La città e la sua configurazione
La città deve il suo maggior sviluppo e la propria definizione urbana – con la realizzazione della cinta muraria a forma pentagonale – al periodo medioevale tra il X e il XIII secolo. Per quanto riguarda la parte a nord-est, compresa tra le mura, le attuali via Silvestri e via Mazzini, non esistono molti elementi per ricostruire la situazione prima del XVI secolo. La zona, dal carattere prevalentemente agricolo, era adibita ad orti e giardini.
Nei secoli successivi, anche molto tempo dopo la costruzione della Rotonda, il carattere non cambia; nel catasto Napoleonico del 1813 e nel catasto Austriaco del 1842 gran parte dell’area risulta ancora occupata da ampi spazi destinati ad orti e a giardini privati. Muta invece il valore urbano: la presenza di due importantissimi edifici religiosi – il Convento di S. Francesco e la Chiesa della Beata Vergine del Soccorso – ha infatti condizionato nel tempo il significato e la destinazione funzionale delle aree libere adiacenti agli edifici stessi e alle mura.
La costruzione del Tempio della Rotonda e lo sviluppo urbano
Soprattutto la costruzione del Tempio della Madonna del Soccorso – collocato in un’area urbanisticamente poco determinata – è di fondamentale importanza poiché inserisce un termine di riferimento morfologico per i successivi sviluppi.
Verso la fine del XVI secolo la devozione popolare si concentra sull’immagine della Madonna del Soccorso dipinta a fresco in un tabernacolo della zona, provocando un notevole afflusso di pellegrini.
All’inizio del XVII secolo la costruzione della Chiesa è completa. Il progettista è il Bassanese Francesco Zamberlano, proto dell’arsenale di Venezia, attento alla maniera Palladiana. La pianta ottagonale è circondata da un peristilio di tipo classico.
Il Tempio è uno straordinario edificio religioso decorato all’interno da un eccezionale ciclo pittorico, grandi tele di artisti veneti del Seicento che, insieme alle opere contenute nella pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e a Palazzo Roverella qualificano Rovigo come città d’arte a livello internazionale¹.
La forma del tempio a pianta centrale, ottagonale, ben si inserisce in un contesto da organizzare. La Chiesa sorge appena dentro le mura, nell’angolo nord-est del pentagono, dietro il Convento di S. Francesco. E, in breve tempo, rilevante diviene l’importanza urbana assunta dall’area: una zona abbandonata e priva di traffici, dopo la costruzione del tempio si anima di pellegrini e religiosi diventando un centro di interesse sociale, culturale e religioso; una grande via, aperta all’incontro e allo scambio con il risultato di spostare il baricentro del culto dalle Chiese del centro-città in quest’area periferica.
Una parte di città murata, quella orientale, nel 1700 si qualifica dunque come “zona sacra” per la presenza di numerosi edifici religiosi: oltre la Chiesa e Campanile della Beata Vergine del Soccorso e il Convento e Chiesa di San Francesco, vi troviamo il Convento e la Chiesa delle monache della SS. Trinità, il Cimitero degli Ebrei, il Cimitero Cristiano (appena fuori le mura, attivo sino ai decreti Napoleonici dell’inizio del XIX secolo), il Convento delle Terziarie Francescane, la Chiesa della Concezione, la chiesa di Santa Giustina e l’Oratorio della Fraglia.
La parte orientale della città è sempre stata più bassa di quella centrale e quindi soggetta alle alluvioni, questo fatto ha contribuito a rendere molto lenta l’edificazione. Di conseguenza anche le strade che la attraversano, nel XVI secolo, non sono considerate di grande importanza. Il percorso per dirigersi verso Sarzano ed Anguillara, si consolida solo dopo l’individuazione della nuova Piazza davanti alla Rotonda.
La costruzione di Porta S. Francesco è databile in un arco di tempo compreso tra il 1508 e il 1580; essa interessa il tratto orientale delle mura nel punto di intersezione con la strada di S. Francesco (oggi via Silvestri). La realizzazione di questa Porta è da mettere in relazione con lo sviluppo dei traffici commerciali e l’avvio della bonifica nelle valli di S. Giustina ad est della città.
Dopo l’ampliamento della Chiesa di S. Francesco, nel XVI secolo, in dimensioni tali da poter competere con il Duomo, si determinano le condizioni economiche e culturali tali da creare un interesse per la realizzazione di una edificazione qualificata lungo la strada che porta al complesso Francescano e all’attuale Piazza XX Settembre; in questo modo l’antica via di S. Francesco (oggi via Silvestri) diventa una vera e propria strada urbana.
Lo Stradone della Madonna, poi piazza XX Settembre
Dopo la costruzione della chiesa della Beata Vergine del Soccorso, in breve denominata “la Rotonda”, inizia a formarsi sul lato sud una grande strada-piazza adiacente agli orti del Convento, chiamata ben presto Stradone della Madonna.
In origine l’ingresso principale della chiesa della Rotonda si trovava sul lato dell’ottagono prospiciente l’attuale via IV Novembre, sull’asse est-ovest di fronte all’altare orientato ad est.
Dall’esterno, date le caratteristiche geometriche dell’edificio, non si è mai posto il problema di una facciata principale, era comunque inevitabile che la veduta principale avvenisse da via S. Francesco attraverso lo Stradone di accesso al tempio. E’ così che l’ingresso principale viene collocato nel lato sud dell’ottagono che prospetta sulla Piazza, a conferma dell’importanza e della potenzialità urbana assunta dallo spazio antistante.
Tra il XVIII e il XIX secolo l’edificazione di palazzetti signorili modifica in parte il senso del luogo, la piazza assume un aspetto residenziale e perde il carattere religioso. Nel 1825 lo Stradone subisce un ulteriore allargamento sui terreni liberi appartenuti ai Francescani ora di proprietà demaniale. Nel 1847 Domenico Angeli costruisce, lungo il perimetro della Piazza, 24 case in linea per famiglie indigenti; i lavori di ampliamento terminano nel 1864.
Nel 1865 la gradinata di accesso all’ingresso principale (su via IV Novembre) è sostituita da una scala meno estesa a causa dell’intralcio al traffico indotto dopo la realizzazione di Piazzale Soccorso (1860) e dopo la sistemazione di dell’ampio spazio (1864) che, da settembre 1888 (in un contesto di accentuata laicità degli amministratori comunali) prenderà il nome di Piazza XX Settembre, in ricordo della giornata in cui nel 1870 l’esercito italiano entrò in Roma attraverso la famosa breccia di Porta Pia.
Dal punto di vista funzionale la piazza, si rese disponibile per il mercato dei bovini e successivamente per il mercato degli ambulanti; dall’inizio del XVI secolo la fiera annuale si svolgeva negli spazi aperti intorno a S. Francesco: le manifestazioni legate alla fiera e numerose processioni religiose partivano dalla Piazza Grande e occupavano tutte le vie pubbliche compreso “el Stradon de la Madona”; questo a dimostrazione che la Piazza assume subito il ruolo di elemento di convergenza dei traffici e degli interessi della città.
Negli anni ‘30 del secolo scorso un progetto di espansione a scala urbana del PRG prevede la realizzazione di una grande arteria stradale di collegamento tra via Silvestri, passando per Piazza XX Settembre, viale Gramsci e i quartieri residenziali a nord; per fortuna il piano è stato abbandonato.
Una dinamica spaziale, quella di Piazza XX Settembre, fatta di relazioni complesse e stratificate nel tempo. Dal dopoguerra la Piazza è aggredita attraverso la realizzazione di banali interventi edilizi ad alta densità, le cortine ad est e ad ovest sono alterate con la demolizione o la trasformazione dei palazzetti e degli edifici civili esistenti (pratica che purtroppo continua ancora oggi).
Negli anni ‘60 vengono piantumati numerosi pini marittimi su due file parallele. Dagli anni ‘70 al 2010 la Piazza è degradata a parcheggio.
La riqualificazione della Piazza
E veniamo al 2010 con l’avvio del progetto di riqualificazione della piazza², un progetto nato dal presupposto che Piazza XX Settembre, insieme alle due torri, rappresenti uno dei simboli più importanti della città.
La lettura comparata dei documenti storici e la presenza di due dei più importati monumenti – il Tempio della Rotonda e la chiesa di San Francesco – hanno condizionato la proposta di trasformazione.
La riqualificazione appartiene ad una serie di interventi capaci di ridare dignità ai monumenti, prima con il recupero di Piazzale Soccorso, successivamente con il restauro degli affreschi interni e il restauro dell’organo di Callido, poi con l’intervento di ristrutturazione del magnifico campanile tradizionalmente attribuito a B. Longhena.
La recente riqualificazione ha restituito dignità e prestigio al luogo: un’area di forma rettangolare pianeggiante (con una leggera pendenza verso via Silvestri) di circa 35 m. di larghezza, 175 m. di lunghezza, per una superficie di circa 6.500 mq.
La scena che si presenta al visitatore è particolare: i due filari alberati (liberati dalle automobili) che fiancheggiano la piazza, la grande cavea a verde centrale, il sagrato e la speculare piazza-belvedere con fontana su via Silvestri caratterizzano la straordinaria prospettiva.
La vista del tempio, da via Silvestri, appare come una quinta edilizia nonostante la consistente mole; questa prospettiva è accentuata dalla presenza dei due filari di pini marittimi che restringono ulteriormente il campo visivo.
Gli elementi e i materiali di pregio che disegnano le superfici sono: la fontana a terra con nove getti d’acqua (numero caro alla tradizione simbolica ebraica-cristiana); la cucitura delle pavimentazioni in pietra bianca, porfido rosso, trachite disposte secondo una geometria diagonale “di riverbero” diffusa dalla massa ottagonale della chiesa come l’effetto di un sasso gettato nell’acqua; i percorsi laterali longitudinali da via Silvestri, lungo le cortine edilizie che conducono al sagrato; i muri-sedute laterali in mattoni e marmo del “temenos” determinano i diversi ambiti e favoriscono l’aggregazione; la valorizzazione dei 28 pini marittimi vincolati dalla soprintendenza che da sempre inquadrano la stupenda veduta. La cavea a verde centrale calpestabile è destinata ad ospitare eventi e manifestazioni proiettati su di un fondale d’eccezione.
Il paesaggio così ritrovato, ricco e di pregio, rappresenta in modo efficace la parte di città, coniugando in un solo luogo la contemplazione spirituale con l’esercizio collettivo quotidiano.
Oltre al carattere virtuoso dell’intervento, la riqualificazione tiene in considerazione l’esigenza di garantire una minima dotazione di aree a parcheggio di servizio alle attività commerciali presenti nella Piazza.
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Come citare questo articolo
Davide Zagato. “La Piazza ritrovata”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-piazza-ritrovata/