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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

La Pinacoteca dell’Accademia

Il ricchissimo patrimonio artistico suscita interesse in varie parti del mondo, ma non è adeguatamente conosciuto dai polesani

di Grazia Giordani

Ventaglio Novanta n. 8 1994 pp. 8–11

Siamo persuasi che se si facesse un'inchiesta tra i Polesani, sarebbero pochi, se non pochissimi, quelli a conoscenza del prezioso patrimonio d'arte custodito nella Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi. Eppure, ad avvalorare il detto “nemo propheta in patria”, le lontanissime Isole di Cook, tanto distanti da noi, da essere addirittura agli antipodi dell’Italia, vicine alla Nuova Zelanda, hanno adottato, per un loro francobollo, la riproduzione di un ritratto custodito nella pinacoteca rodigina. Si tratta della finissima “Madonna col Bambino” di Giovanni Bellini che ha incantato questi isolani dal palato fine.

Come se non bastasse, si deve tener conto del fatto che l’Expo di Siviglia, lo scorso anno, ha richiesto espressamente una rara “Marina” di Luca Carlevarijs, vanto della Concordiana, per esporla insieme ai capolavori pervenuti da tutte le parti del mondo.

Apprendiamo queste notizie dal direttore della grande raccolta, Antonio Romagnolo, che ci racconta anche la storia e la nascita di questa pinacoteca, fra le più interessanti del Veneto.

Apprendiamo così che l’Accademia dei Concordi – sorta nel 1580, per iniziativa del conte Gaspare Campo – comincia ad occuparsi di pittura verso la metà del sec. XVIII commissionando ai maggiori pittori veneti una serie straordinaria di ritratti di rodigini illustri e di protettori veneziani. Anche diversi nobili cittadini cominciano allora ad interessarsi di pittura. Il conte Giovanni Francesco Casilini diventa un vero collezionista d’arte veneta del Quattrocento e del Cinquecento. Riunisce nel suo palazzo quasi duecento opere che decide poi di lasciare in legato all’Accademia dei Concordi, dimostrando illuminata sensibilità. Con l’arrivo nel 1833 dalla collezione Casilini, ha origine la pinacoteca.

In seguito altri generosi cittadini donano i loro dipinti. Un notevole incremento avviene nel 1878 con il legato di metà della collezione dei conti Silvestri, l’altra metà va al Seminario Vescovile di Rovigo. Nel 1982 la collezione verrà riunificata nella Concordiana stessa.

Il terzo importante legato si attua nel 1901, grazie al commendatore Albano Gobbetti. Si costituisce così una invidiabile raccolta, prevalentemente di arte veneta dal XV al XVIII secolo, nella quale figurano capolavori conosciuti in tutto il mondo.

L’episodio del francobollo delle Isole di Cook è una palese conferma della notorietà di questo patrimonio museale.

Proprio nella prima sala – per chi si accinge a visitare la raccolta – si incontra la già citata “Madonna” di Giovanni Bellini, vicina all’altrettanto famoso “Cristo Portacroce” dello stesso autore.

Nella stessa stanza, opere di Quirizio da Murano, Nicolò di Pietro e Nicolò Rondinelli.

Nella seconda sala si ammirano diversi dipinti di scuola ferrarese del Cinquecento, dipinti di Ippolito Scarsella – detto “lo Scarsellino” – e di Dosso Dossi, oltre ad una finissima “Vanitas” di Jan Gossaert, detto “il Mabuse”.

Nella terza sala incontriamo i maestri veneti del Cinquecento, tra i quali Palma il Vecchio, Palma il Giovane e Tiziano.

Nella quarta sala: tre grandi capolavori di maestri veneti del Seicento, firmati Sebastiano Mazzoni e Girolamo Forabosco.

Nella quinta sala si arriva ai maestri veneti del Settecento attraverso due opere significative di Luca Giordano e si può ammirare la già citata Marina di Luca Carlevarijs, di grande respiro scenografico e opere di Piazzetta e Pittoni.

Nella sesta sala si trova una straordinaria serie di ritratti di personaggi illustri di Rovigo e di protettori dell’Accademia dei Concordi, commissionati dagli accademici ai maggiori pittori veneti del Settecento. Ammiriamo così opere di Giambattista Piazzetta, Giambattista Tiepolo, Alessandro Longhi, Antonio De Piero – detto “Lo Zoppo” – e un autoritratto di Rosalba Carriera.

Al terzo piano si trova la complementare Pinacoteca del Seminario Vescovile di Rovigo, con capolavori di Domenico Campagnola, Bartolomeo Veneto, Andrea Vicentini, Pietro Muttoni (Pietro della Vecchia), Bernardo Strozzi, Antonio Balestra, Vittore Ghislandi (frà Galgario), Felice Cignaroli, Filippo Mercier.

I dipinti che non sono esposti si trovano in un moderno deposito, accessibile su richiesta, attrezzato con pannelli scorrevoli, che ne consente un’agevole lettura.

Sono qui conservati altri quadri interessanti di artisti veneti, emiliani e di altre scuole italiane e straniere, fra cui figurano: Domenico Zampieri (“Il Domenichino”), “Lo Scarsellino”, Matteo Stom, “Il Giampietrino”, solo per citarne alcuni.

Una pinacoteca, dunque, creata secondo i più moderni criteri museali, pregevole al punto da aver suscitato l’interesse di critici italiani e stranieri; una raccolta superba da centellinare piano piano.

Ma i Polesani ne sono al corrente?

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Come citare questo articolo

Grazia Giordani. “La Pinacoteca dell’Accademia”. Ventaglio Novanta, n. 8, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-pinacoteca-dellaccademia/

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