Là dove il fragile equilibrio di terra ed acque vorrebbe costruzioni ispirate alla levità della spuma marina, sorge imponente il “mostro del Delta”, ovvero la ciclopica centrale termoelettrica, che si stima essere la più grande d’Europa.
Mal tollerata da chi ha a cuore i valori ambientali per il cattivo impatto estetico, ed ancora di più temuta per i fumi di combustione che escono dal colossale camino, la centrale è stata ultimamente messa sotto accusa per il mancato rispetto della legge Merli, a causa dello scarico di acque più caldo del previsto.
L’esito processuale è stato accolto con particolare soddisfazione dalle associazioni protezionistiche e specialmente da W.W.F. e Italia Nostra, per l’occasione costituitesi parte civile, e da sempre contrarie al grande insediamento di Polesine Camerini.
Per restare nel Delta, ha fatto notizia il transito, avvenuto lo scorso ottobre, di una nave russa lungo il Po di Levante. Il cronista ha sottolineato il fatto come un avvenimento quasi memorabile, che dimostra la possibilità non solo teorica per il Polesine di offrire idonee vie d’acqua.
Questa nostra terra di fiumi ha infatti purtroppo da tempo perso la sua prerogativa di navigabilità fluviale, tanto che soltanto lungo il Po è possibile vedere il transito di qualche battello, restando l’Adige e il Canalbianco pressoché esclusi ai natanti.
È da un paio di decenni che l’obiettivo delle vie fluvio-marittime è stato ripreso e proposto da varie forze come fattore di rilancio per la nostra provincia. Si è però constatato che, ogni qualvolta la realizzazione del piano è sembrata vicina, qualche impedimento, di natura burocratica o politica, è intervenuto a frustrare le speranze, rischiando di vanificare non solo il progetto in sè, ma anche le decine di miliardi già spesi per attuare parte delle strutture.
Eppure la navigabilità non può essere vista come un’idea puramente teorica, essendo connaturata alla natura stessa del Polesine. Non quindi un motivo di mero interesse economico, ma anche di rilevanza socio-culturale, testimoniato oltretutto da tradizioni antichissime. I miti di Fetonte, delle Elettridi, della via dell’Ambra e perfino il leggendario viaggio degli Argonauti (di cui si parla in questo numero del Ventaglio) sottolineano l’aspetto fluviale della nostra terra come opportunità di relazioni e comunicazioni.
Riappropriarsi del territorio in modo propositivo, nel rispetto delle caratteristiche ambientali, diviene allora un impegno etico oltre che economico. Si tratta in definitiva di un obiettivo radicato nella storia stessa del Polesine e dei suoi fiumi, che va perseguito con determinazione.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “LE VIE FLUVIALI”. Ventaglio Novanta, n. 8, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-vie-fluviali/