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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

La radice di Michele

Magico il rapporto del “Pioniere del Delta” con il grande fiume

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 43 2011 pp. 156–157

Il Po e Michele Barini, una simbiosi forte, che si esprime nelle mille sfaccettature in cui può presentarsi un legame inscindibile. Ad iniziare dalla primissima infanzia: Michele figlio di pescatore, poi Michele pescatore e traghettatore, e ancora Michele animatore turistico, narratore di tante storie vissute in prima persona, ma anche Michele esploratore di un territorio in continuo divenire, Michele icona vivente del Delta padano e così via.

Quanti turisti avranno nei loro album una foto di Michele? Migliaia le immagini scattate nei lunghi decenni in cui si è fatto promotore di un vero turismo ambientale alle foci del Po, e non poche immortalano proprio lui, l’uomo del delta.

“Il Pioniere del Delta”, così lo definisce, a corollario di un originalissimo scatto, Moreno Brandi che ha posizionato l’immagine di Michele Barini nel sito www.fotocomunity.it

Una foto davvero particolare, che sa di storia, che non può passare inosservata, inducendo spesso, quanti approdano nel sito, a lasciare un messaggio. Brevi scritti di approvazione, rivolti sia all’autore dello scatto che all’effigiato, il nostro Michele, vestito di scuro, con un cappello nero dalla foggia classica, lo sguardo intenso verso un orizzonte lontano e, in primo piano, alcune sculture della natura.

Regali del Po, dalle forme bizzarre o seducenti, reperti individuati sulla superficie del fiume mentre, trasportati dalle acque, proseguivano il loro lungo viaggio verso il mare. O scoperti arenati sulle spiagge, o ancora raccolti tra i grovigli dei canneti. Sculture lignee, frammenti arborei plasmati dai mulinelli del Po, nell’incontro con le ghiaie del fiume nei dirupi montani e poi con le sabbie nel lungo tratto pianeggiante. Un tragitto senza posa per passare dallo stato di irrilevanti frammenti di pianta a rappresentazioni significative, degne di ammirazione.

Ma ci vuole un occhio veramente esperto per poter individuare il soffio dell’arte nei legni alla deriva nelle acque del fiume. Quello che non manca a Michele, che nel succedersi delle stagioni ha raccolto decine di questi originali doni: reliquie della natura, da conservare con religiosa trepidazione, per mostrare a quanti sanno accostarsi con rispetto al Po, per condividerne l’anima ed addentrarsi nei suoi misteri.

“Bellissima immagine, – scrive Vittoria visitando il sito – una gran storia di vita in comunità”.

“Composizione molto bella: l’uomo sembra uscire dall’oscurità più totale. Di lui si nota solo il volto e la mano, vale a dire le parti di lui più significative. Belle le sculture naturali lignee”, sottolinea Maurizio.

E Moreno Brandi, autore della suggestiva fotografia – che desta meraviglia e sorpresa tra i navigatori di internet – così chiarisce: “Michele Barini, chiamato da tutti Michelin, è un pioniere del Delta. Questo ritratto, così particolare, è come lo vedo io: un personaggio enigmatico e solare allo stesso tempo, che mi stava presentando i suoi piccoli tesori di legno”.

Una passione questa di collezionare le suggestive opere della natura che Michele da tempo condivide con Davide Pregnolato. Ed insieme un paio di anni fa hanno ideato una mostra intitolata “Quando la Natura si fa Arte”. E’ stata allestita nella sala del loro comune, Taglio di Po, in occasione delle manifestazioni settembrine dedicate al ricordo del famoso “taglio” eseguito nel 1604 dalla Serenissima, per assicurare un più sicuro corso del grande fiume verso il mare. Veramente ampi i consensi ottenuti dall’iniziativa.

E, a coronamento di tante attività legate al fiume Po, lo scorso luglio Michele è stato gratificato da un importante riconoscimento, attribuitogli dal proprio Comune nel corso della manifestazione “Tagliolesi Illustri 2010”.

Michele e il “suo” Delta. Un legame forte, un vincolo che egli estende a quanti sanno condividere la sua passione ed amare il territorio. E così, la scorsa settimana (siamo alla fine di febbraio 2011) è giunta la sua telefonata: a ricordarmi che il delta è là che aspetta; a rimproverarmi, amabilmente, per la promessa non ancora mantenuta di un ritorno a Gorino, dove c’è il suo barcone in attesa della bella stagione per riprendere il consueto rapporto tra l’uomo e il fiume.

Non è possibile procrastinare l’invito. La giornata è fresca ma limpida. Ad attendermi a Taglio di Po c’è Michele con la figlia, l’incontro è festoso, tra vecchi amici che non dimenticano. Insieme raggiungiamo Gorino Sullam raccontandoci affabilmente le nostre vicende.

Passiamo il ponte di barche per raggiungere la trattoria Arcadia. “Vedrai ci troveremo bene”, annuncia Michele. Il pranzo a base di pesce è squisito, come ce lo aspettavamo del resto, perché Michele, nel suo territorio, non può sbagliare nelle sue scelte.

Il tempo passa veloce e presto arriva il momento del commiato… con una sorpresa: il dono di una particolarissima scultura della natura.

“Questa è per te, ha percorso tutto il fiume, dal Monviso ad Delta”, sottolinea Michele porgendomela. Ed indica i frammenti di roccia incastonati tra le parti di legno. Una radice un tempo abbarbicata alla montagna, una testimonianza di vita che si è fatta arte.

Una storia della natura che è anche la storia di Michele.

L’ho ribattezzata “La radice di Michele”. Ed ora la osservo, estatico e un po’ commosso, mentre scrivo queste note… E sento che Michele ed il “suo” Delta sono qui con me.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “La radice di Michele”. Ventaglio Novanta, n. 43, 2011. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-radice-di-michele/

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