La mostra “Po in controluce. Arte padana, alluvioni e dintorni” allestita presso il Museo Olivetano di Rovigo si è configurata come un evento culturale di primo piano contribuendo a dare nuova visibilità al capoluogo polesano, facendo emergere la personalità della curatrice Laura Gavioli.
Ma chi è quest’artista, direttrice di molte mostre e in particolare di questa?
Laura Gavioli, è nata a Ferrara e, attirata molto presto dalla pittura, deve prima frequentare il Liceo Scientifico e di seguito iscriversi all’Università, Facoltà di Lingue, prima di poter accedere all’Accademia delle Belle Arti di Bologna, dopo aver frequentato la bottega del pittore di Ferrara Marcello Tassini che l’aveva soprannominata “Vulcano”, per la sua voglia di imparare a far tutto.
Diplomatasi all’Accademia nel 1968, incomincia ad insegnare, prima a Bologna dove ha studiato, poi, per passare di ruolo, si sposta al Liceo Artistico di Treviso, dove rimane per cinque anni; di nuovo a Bologna nei periodi caldi del 1976-77, in seguito a Ravenna al Liceo Artistico per il Mosaico, dove è rimasta per 15 anni.
Il mosaico è stato la sua passione perché esperta dei mosaici contemporanei, e a tal proposito non si deve dimenticare che Laura Gavioli ha rappresentato l’Italia al Cairo, in Egitto, in una conferenza sul Mosaico, portando l’esperienza dell’esecuzione del tappeto, in mosaico, sul feretro del ballerino russo Rudolf Nureyev, sepolto al cimitero Sainte Genevieve sou Bois di Parigi.
Frattanto si stabilisce, per motivi familiari, a Goro, ove risiede tuttora. Accanto alle attività lavorative, ci sono però le altre, quelle creative: il lavoro pittorico, le Mostre. Nel 1969, infatti, Bologna le allestisce, quale “promessa” dell’Accademia, una Mostra Personale, poi seguono quella di Ravenna e di altre sedi. Gli intrecci del destino la fanno incontrare con Vittorio Sgarbi che presenta la sua Mostra a Codigoro, al Palazzo Vescovile avviando una collaborazione, non più interrotta.
A Goro, la casa di Laura diventa un laboratorio artistico con le stamperie, per esperienze tecniche varie, dove si susseguono Mostre di molti artisti, quali: Borlotti, Schifano, Moreni, Treccani, Tono Zancanaro e altri.
Alla pittura si accosta anche la poesia: agli incontri partecipano diversi poeti e altri personaggi, come Giorgio Celli, Milva ecc. La sua attività di Laboratorio si arresta quando si dedica al sociale e alla politica. Entra nella gestione del comune di Goro e riesce a dar vita a strutture culturali e sociali mancanti: la Biblioteca, l’Asilo Nido, risistema il Teatro, lo gestisce; si interessa alla Formazione Musicale dei giovani, una tradizione di Goro; e la strada per il Castello di Mesola, ristrutturato nel frattempo, è breve. Qui ci rimane per circa 10 anni, dal 1986 al 1995.
E’ in fondo una pioniera dell’Arte o una vestale: custodisce l’Arte stessa, la diffonde, la difende, non tollera che sia vilipesa. Diverse le Mostre che allestisce al Castello di Mesola, in collaborazione con Vittorio Sgarbi: il “I Ciclo della Rivisitazione dei Generi della Pittura Italiana nel Novecento”, “Il Paesaggio senza Territorio”, nel 1986. “La Natura Morta”, nel 1990-91. Nel 1992 “La Scultura del I° Novecento Italiano”. Una Mostra Antologica di Virgilio Guidi, una sul Mosaico e Mosaicisti, una sulla scultura di Marino Marini, una sui Ritratti, una Mostra di Cristina Naselli e Diego Esposito, artisti contemporanei viventi, e altre.
Il suo rapporto con Vittorio Sgarbi è fruttuoso, positivo a detta della Gavioli, perché allora egli era molto più disponibile, lavoravano anche tutta la notte per un’idea che poi realizzavano la mattina seguente. Ora i tempi per il lavoro insieme sono più rallentati, dati gli impegni politici di Sgarbi, tuttavia sempre improntati alla stima reciproca, tanto che ultimamente hanno preparato la Mostra di Piacenza, aperta l’8 marzo 2002. E’ quest’ultima una rassegna sul Surrealismo padano del Novecento. Una mostra pensata e preparata da più di un anno e che vede a Piacenza l’esposizione di opere di grandi pittori, intitolata “Da De Chirico a Capioni”.
La Mostra di Piacenza può essere considerata l’altra metà della mela rispetto a quella allestita a Rovigo. Infatti, sostiene la Gavioli, mentre nella Mostra rodigina si ammira il Realismo degli artisti che sono legati alla terra, in quella piacentina i pittori evadono dalla realtà, con il sogno fantastico, con l’evasione surreale e visionaria; il filo in comune è sempre e comunque il Po.
Un altro punto di promozioni artistiche che la Gavioli segue da due-tre anni è il “Granaio” di Ca’ Cornera a Porto Viro, di Paolo Gasparetto e Antonella Bianchi. La conoscenza con Gasparetto, a sua volta pittore, risale al periodo in cui egli frequentava il Laboratorio di Goro e sperimentava con la Gavioli tecniche varie. Per la Gavioli, Ca’ Cornera è la proiezione di quello che faceva con il Laboratorio a Goro, per la valorizzazione di quella piccola realtà che è sempre il segno di un “microcosmo”, che rimanda ad un’idea più grande.
Qui sono state, inoltre, allestite mostre di artisti, legati all’ambiente e al grande e possente Po, come: Marisa Occasi, Luigi Zampini, Nani Tedeschi, Ilario Fioravanti, Tono Zancanaro, Fulvio Testa, Adriana Mastellari, tutti presenti, costoro, alla Mostra di Rovigo ed altri.
Attualmente la Gavioli sta preparando a Ca’ Cornera una Mostra intitolata “Dalla Nieva al Po”, basata su un legame simbolico tra due fiumi dell’Europa. Da Pietroburgo a Porto Viro grazie alle conoscenze dell’artista ferrarese con una sua collega che lavora all’Ermitage. Un interessante scambio culturale da cui partire per allargare i confini esponendo le opere in altri ambienti. Sarà poi il pittore-poeta Vadim Broskj, un fuoriuscito russo che ora risiede a Stoccarda, ad esporre nel Granaio di Ca’ Cornera.
Un rimpianto della Gavioli, per quanto riguarda i suoi progetti, è il non poter esprimersi con la pittura in maniera più continuativa, anche se ultimamente ha preparato due grandi quadri, per l’Ospedale Sant’Anna di Ferrara, che si possono ammirare presso il Pronto Soccorso.
La sua pittura era ed è legata alla ricerca del colore, dentro all’atmosfera dei grandi spazi e larghi panorami degli ambienti padani del Po. Per lei, l’Arte, la Pittura, è sempre viva finché ci sono gli artisti e finché esistono i fruitori che potranno ammirare opere pittoriche.
Altre fruttuose attività culturali attenderanno Laura Gavioli, la Vestale dell’Arte che il Destino ha posto lungo il Po assegnandole il compito di animare molteplici iniziative culturali diffondendo l’amore per il bello.
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Come citare questo articolo
Roberta Fava. “Laura Gavioli vestale dell’arte”. Ventaglio Novanta, n. 25, 2002. https://ventaglionovanta.it/archivio/laura-gavioli-vestale-dellarte/