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ARTEOGGI

Le Icone di Luciana Arduini

Con una tecnica impegnativa ed elaborata, l’artista rodigina propone dolcissime immagini sacre.

di Roberta Fava

Ventaglio Novanta n. 9 1994 pp. 100–103

Cominciò fin da piccola, Luciana Arduini, a tenere in mano la matita per disegnare.

È figlia d’arte, come si suol dire, poiché molti della sua famiglia si sono dilettati nella pittura. Il mistero dei colori e delle immagini l’appassionò subito; continuò con il gioco delle matite e del disegno, tanto che, durante gli anni scolastici, vinse anche qualche premio di pittura.

Fu però un’anziana parente, alla quale era molto affezionata, ad indirizzarla verso le icone. Costei ne possedeva una, un’immagine cara e sacra, che portava sempre con sè nei suoi viaggi; e lei, Luciana, si perdeva nella contemplazione di questa figura che sentiva vera e viva, palpitante e reale. Fu così che la giovane, seguendo le narrazioni dell’anziana donna, cominciò ad interessarsi sempre più a tali opere, alla loro origine, alla loro storia e alle lontane terre di Russia e di Polonia, attratta, come gli antichi mistici, dal mondo misterioso dell’est europeo.

Quasi per gioco cominciò presto a creare piccole opere da sola, in seguito si interessò pure alla lavorazione del legno, del ferro, creando piccoli oggetti: animaletti, rosari, crocefissi, oggetti sacri o figure religiose, quali il Cristo.

Le vicissitudini della vita quotidiana per anni rallentarono un po’ l’impegno artistico, fino a circa quindici anni fa, quando Luciana Arduini riprese con più intensità ed accanimento a lavorare, a disegnare e a dipingere quelle figure ieratiche e dolcissime, ispirate all’arte povera della Russia e della Polonia. Un’espressione artistica, pregna di sentita religiosità, nata nei tempi antichi, quando i contadini russi preparavano le loro icone, protettrici della casa, come fossero dei Lari.

Quando le persone contemplano un’icona, spesso rimangono perplesse, stupite dalla sacralità della figura che hanno davanti: questo il messaggio che la pittrice vuole lasciare a quanti si soffermano ad ammirare le sue realizzazioni, le quali si rifanno ad alcune immagini note, come la Madonna di Czestochowa, oppure talvolta alle figure quattrocentesche del Beato Angelico.

Ma è la Madonna della città di Vladimir, “La Madonna della Tenerezza” con il bimbo divino accostato alla guancia della madre, che Luciana Arduini preferisce riproporre spesso, proprio per la dolcezza, la raffinatezza e la tenuità dell’immagine. I colori della “Madonna della Tenerezza” sono più chiari e la Madre divina sembra piena di affetto e di dolce amore.

È una ricerca della spiritualità, del diafano, del mistero e del sacro che Luciana esprime nelle sue opere, eseguite con tecniche che usavano in Russia e in Polonia tra il 1500 e il 1700. Ed il lavoro per raggiungere l’obiettivo è molto impegnativo. L’artista infatti dapprima prepara la tavoletta, che può essere di legno scuro, chiaro o rosato, poi schizza il disegno, riempie i vari spazi con i colori adatti o prepara la base d’oro o, ancora, divide gli spazi secondo l’immagine che vuol dipingere. Stende uno strato di colore e lascia riposare la tavoletta per un paio di giorni; ripassa più volte il colore a fasi alterne, fino a che l’immagine è in rilievo, ed è pronta per l’ultimo intervento, quello dell’invecchiamento, necessario per conferire all’icona quella particolare atmosfera di antica dolcezza.

Luciana Arduini, oltre alle icone, ama dipingere anche paesaggi e soggetti del Basso Polesine, paesaggi di Venezia, oppure ispirarsi a scene oniriche. Ama la pittura perché la sente viva e vibrante, perché le piace tutto ciò che è bello, armonioso e colorato; e proprio le sue icone sono una testimonianza dell’equilibrio interiore e del sentimento di profonda tenerezza che sa trasmettere agli altri, nella continua ricerca del divino e del mistico intorno a sè.

CURRICULUM

Nata a Porto Tolle (Ro), dove ha incominciato ad amare l’arte, guardando i colori del Basso Polesine, Luciana Arduini attualmente vive a Rovigo dove si dedica all’attività artistica.

Studiosa e profonda conoscitrice di culture ortodosse e di religioni orientali, ne ha assimilato profondamente la sensibilità, portando con sè il ricordo e l’amore per i soggetti sacri, dipinti sul legno: “le icone”, che lei stessa riproduce e crea dando loro vita con la stessa tecnica e con gli stessi materiali usati nelle epoche del passato.

Ha partecipato a varie mostre private, personali e collettive in varie città, riscuotendo ovunque consensi, riconoscimenti, diplomi, medaglie d’argento e d’oro.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Roberta Fava. “Le Icone di Luciana Arduini”. Ventaglio Novanta, n. 9, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-icone-di-luciana-arduini/

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