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MUSICA & TEATRO

Quei mitici anni settanta

Dall’esperienza teatrale, poste a Badia le basi per l’avvio di una credibile politica culturale.

di Alberto Ferrari

Ventaglio Novanta n. 9 1994 pp. 96–99

Fa una certa impressione ritrovarsi nei libri.

Sfogliando “Badia Polesine – Contributo per la conoscenza della città”, recentemente edito dalla locale Biblioteca, lo sguardo si è fermato a metà di pagina 229. Qui, parlando di cultura e tempo libero tra ’800 e ’900, si ricorda che in Badia “… intorno agli anni ’70 e ’80 si assiste al fiorire di associazioni culturali spontanee, tra cui il Gruppo di Iniziativa Culturale – Compagnia del Teatro Badiese che, oltre a proporre incontri col cinema ed allestire alcuni spettacoli teatrali, offre l’occasione di conoscere da vicino il mondo dello spettacolo e si ricollega a una tradizione assai vivace e ricca in Badia…”.

Sono parole che mi riportano a una ventina d’anni fa, ad una fresca mattina di settembre, a un viaggio in treno verso Bologna. Forse è lì che nasce quell’avventura. Casualmente, da un incontro con Roberto Cadore, la cui breve vita fu contrassegnata da un’attività intelligente e preziosa.

A dire il vero, non ci si conosceva più di tanto. Un ciao veloce, incrociandosi sotto i portici. Ma quella mattina ci si trovò d’accordo nel fotografare la realtà culturale di Badia. E, trovandola molto stanca, insoddisfacente per noi ventenni, si decise di “sporcarsi le mani”.

Negli ultimi tempi si erano ormai esaurite le attività portate avanti dalla generazione precedente. Da anni non si parlava più nemmeno dei cineforum, i mitici luoghi di dibattito per tutta un’epoca.

Tentativi di portare il teatro erano miseramente falliti. Basti pensare alla vuota sala del Politeama di fronte all’“Arlecchino” di Strehler.

Intelligenze come quella del mio primo professore delle medie, Giovanni Baggio, erano state costrette ad emigrare. Altri – disillusi – stavano alla finestra.

La biblioteca Bronziero era imbalsamata, un santuario del libro. Nemmeno dalla parrocchia giungevano voci significative (tenendo poi presente che ancora ci si ostinava a celebrare girando le spalle ai fedeli).

È in questo clima che si decise di venir fuori. Con successo.

Le prime riunioni, affollate da decine di giovani, si tennero in un ambiente spettrale. Un’aula delle vecchie medie abbandonate e in attesa di essere riconvertite in uffici finanziari.

Riunioni interminabili da cui nacquero gli “Incontri col cinema”, prima al Caenazzo e poi al Concordia e al Politeama.

Già una cosa profondamente diversa rispetto ai vecchi cineforum, in cui il film era un pretesto per un dibattito. Qui si guardava al cinema anche come mezzo espressivo, si faceva attenzione al suo linguaggio e alla maniera di trasporre e interpretare la realtà.

Dibattiti che continuavano oltre la chiusura della sala. Magari in campagna, alle Giare dalla Corinna, seduti in tinello – il locale, mezzo osteria e mezzo ‘casolin’, era piccolo per farci stare tutti – davanti a panbiscotto e al profumo di mortadella appena tagliata.

Non era facile però fare cultura.

La biblioteca ci fu negata, per presunti motivi di staticità, per uno spettacolo di teatro da camera. Ma noi non cedemmo. E così dopo anni il Teatro tornò a Badia per la porta di servizio, nel refettorio della Vangadizza.

Toccò alla Cooperativa Teatro Orazero di Padova, guidata da Guido Rebustello, portare in scena il pirandelliano “Uomo dal fiore in bocca”, con Filippo Crispo e Toni Andretta. Un successo. Tanto che quest’ultimo, tornato poi in Politeama per una stagione teatrale con una compagnia nazionale, ancora anni dopo ricordava con piacere quella serata di recitazione e scuola di teatro.

Grazie al gruppo badiese, Orazero, ritornò in seguito e così Proposta per un Teatro Collettivo e il Proteatro.

Singolare lo spazio scelto per quest’ultimo: la palestra delle elementari, col pavimento da noi completamente rivestito di… cartoni per non danneggiare il fondo. Naturalmente vietatissimo fumare e rischio di blocco da parte dei pompieri.

Ma non ci si limitò solo a importare teatro e cinema da fuori.

La mostra fotografica di Armando Bolan e di Chiara Ghinato sui vecchi casoni veneti permise di riaprire le scuole elementari al Ferragosto Badiese. E dal teatro da vedere si passò a quello da fare.

Da un ‘matrimonio’ tra aspiranti attori locali e attrici lendinaresi (chi ha detto che tra le due città ci si guarda sempre in cagnesco?) nasce la Compagnia Teatro Badiese. Ne è primo regista Primo Griguolo, ‘pescato’ chissà come e da chi tra Villanova e Fratta.

Il primo lavoro portato in scena (a Masi, perché Badia non ha un teatro disponibile per prove) è “I Girovaghi Commedianti”, un testo originale ispirato alla Commedia dell’Arte, in cui dei saltimbanchi cercano da vari repertori un’azione da rappresentare.

Il consenso ottenuto anche nella messa in scena alla Vangadizza, durante il Ferragosto, spinge la compagnia a continuare.

Si porta a termine l’Intervista di Moravia e subito dopo Tingeltangel di Karl Valentin, testo col quale il gruppo gira per un anno il Polesine e le province vicine, con tutta una serie di auto da cui sporgono pezzi di scenografia. Si fa proprio vita d’attori. E a cena, dopo lo spettacolo, è sempre una festa. Ma è anche un canto del cigno.

Per le ristrettezze economiche, per la difficoltà di trovare un regista stabile e un adeguato locale per le prove, la compagnia si scioglie.

Non prima di aver fatto un tentativo col ‘mitico’ Cesare Magon, emigrando a Lendinara. La compagnia muore, ma alcuni suoi attori contribuiscono alla nascita della vicina città di una nuova formazione. Con questa, un lavoro di Griguolo – La memoria del soldato Hans – va in scena al Goldoni di Venezia.

Perché si scioglie il Gruppo di Iniziativa Culturale-Compagnia del Teatro Badiese? Forse perché le finalità iniziali erano state raggiunte ed era giusto così.

Infatti, negli anni successivi, gli animatori del gruppo arriveranno a gestire la cultura locale da cariche pubbliche. La palestra fatta sarà preziosa per persone che cureranno in seguito la Biblioteca, l’assessorato alla cultura e un nascente Centro Giovanile Papa Luciani.

Il compito di aprire la strada ad una nuova politica culturale in Badia era stato raggiunto. Gli anni ’70 erano finiti.

E quel vecchio gruppo, sempre sulla strada, senza mai trovare una sede fissa per le riunioni, poteva andarsene in pensione.

Il ruolo di nave rompighiacci era terminato.

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Come citare questo articolo

Alberto Ferrari. “Quei mitici anni settanta”. Ventaglio Novanta, n. 9, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/quei-mitici-anni-settanta/

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