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ARTEOGGI

Lendinara disegnata

Lauro Garbo, nel ventennale della sua attività artistica, propone un’interessante rassegna grafica

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 3 1991 pp. 100–103

Nella vita di ogni uomo ci sono incontri che a volte possono determinare una svolta nella propria esistenza. Per Lauro Garbo ciò è avvenuto vent’anni fa quando, improvvisamente, incontrò la pittura. Costretto temporaneamente all’immobilità per motivi di salute, Garbo iniziò a realizzare i primi quadri. Ed assieme alla soddisfazione, che immancabilmente accompagna l’attività creativa, vennero all’autore anche i primi consensi.

In poco tempo la passione per la pittura sbocciò in tutta la sua pregnanza, divenendo per l’autore lendinarese una costante imprescindibile dalla sua vita. E ben presto Garbo avvertì la necessità di uscire dal “guscio” lendinarese per confrontarsi con altri artisti, intrecciando amicizie e relazioni, da cui ha sempre tratto benefici stimoli per una continua ricerca e l’affinamento delle tecniche espressive. È così che, seguendo la via di un impegno assiduo e di uno studio intelligente, Garbo è giunto negli ultimi anni ad esplorare il filone inedito della rivisitazione delle architetture cittadine, con particolare attenzione alle caratteristiche del passato di cui è ricca la sua Lendinara.

E, nel ventennale della sua vita di artista, Lauro Garbo ha voluto dedicare proprio alla sua cittadina una significativa mostra dal titolo “Lendinara disegnata”. Si tratta di una serie di esecuzioni a china, con immagini tratte dal contesto urbano, interessanti sia per le caratteristiche architettoniche raffigurate, sia per il tocco poetico che ad esse l’autore ha saputo infondere.

Attento a riproporre le proprietà stilistiche delle più significative architetture lendinaresi, Lauro Garbo riesce a conferire alle sue realizzazioni un’aura di acronicità, ammantandole di una lirica malinconica dai toni crepuscolari. È così che, oltre al dato naturalistico, che si manifesta col rigoroso rispetto delle geometrie e delle proporzioni, si coglie nei quadri dell’autore altopolesano il fresco stupore delle visioni inedite e la suggestione narrativa derivante dal recupero del passato.

L’operazione artistica del pittore lendinarese serve anche a riproporre, agli occhi degli osservatori, l’esistenza di edifici troppo a lungo trascurati e gravemente segnati dall’incuria del tempo. È il caso del “Cristo”, un ex tempietto, così chiamato per il grande crocefisso che vi campeggiava, declassato all’inizio del nostro secolo a sala di prova per il complesso bandistico cittadino, e successivamente abbandonato. Oppure è la classicheggiante facciata del teatro Ballarin, segnata da lunghe crepe ed incupita dagli scuri battenti malinconicamente chiusi, a richiamare l’attenzione.

Una rassegna interessante dunque che, oltre a testimoniare la perizia tecnica dell’artista lendinarese, ne documenta la sua attenzione per le tematiche di recupero e di tutela del patrimonio architettonico, qualificando l’artista come pittore sensibile e raffinato.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Lendinara disegnata”. Ventaglio Novanta, n. 3, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/lendinara-disegnata/

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