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ARTEOGGI

Nei giardini dell’Ibis

Il diletto della “secessione viennese” nelle opere di Franco Romano Lazzari

di Guido Signorini

Ventaglio Novanta n. 3 1991 pp. 98–99

La piacevolezza e l'entusiasmo provocati da un incontro prefissato sono, a volte, resi più gradevoli dal fatto che l'aspettativa è superata dalla realtà in maniera completa, cancellando ogni forma di dialogo preordinato, lasciando spazio alla descrizione e all'inventiva delle persone, che esprimono così le proprie concezioni in maniera reale, sfociando in un lirico verismo.

Di questo ho avuto conferma un sabato pomeriggio grigio e piovoso, quando mi sono recato nello studio del pittore ed amico Franco Romano Lazzari.

L'ambiente, non di grandi dimensioni, con l'odore del colore intriso nei pennelli e i quadri appesi o solo appoggiati alle pareti, le opere ancora in fase di lavorazione e la disponibilità dell'artista al dialogo, m'hanno subito avvolto in una atmosfera fantasiosa ed allegra.

Formatosi nell'ambiente padovano del “selvatico”, abilitato all'insegnamento del disegno e della Storia dell'Arte, presso l'Accademia “Agostino di Duccio” di Perugia,Lazzari si è anche laureato in lettere all'Università di Padova, con una tesi su Van Eyck.

L'esperienza del “Selvatico” è stata basilare per l'artista rodigino, che fin dall'inizio della sua produzione pittorica s'è impadronito della maestria artigianale delle vecchie Botteghe dell'800, esaltandone i colori, le forme, la musicalità, per arrivare alla decorazione, a giudizio del pittore, vera forma d'arte. La raffigurazione di oggetti piacevoli a vedersi, utili ad usarsi, presenze dominanti dell'arredo ambientale, indirizzano Lazzari ad assimilare l'arte della “Secessione Viennese” come vero inizio dell'arte contemporanea.

Maestri come Klimt, Moser, Hoffmann, veri esecutori dell'Arte applicata e del Design, hanno un'influenza specifica sulla produzione dell'artista che si trasforma: le esposizioni miranti a rappresentare i problemi sociali ed ambientali, lasciano spazio ad una pittura ornamentale ed onirica dove “il bello” è sovrano assoluto.

Questo orientamento emerge in maniera esplosiva nei “Giardini dell'Ibis”, paesaggi d'invenzione visti come quadro-finestra, insiemi d'arbusti, di fiori, di animali, di oggetti, che si mischiano in un meraviglioso gioco compositivo dal quale traspare la piacevolezza delle linee che si fonde in un estasiante equilibrio di colori.

L'Antologica tenuta lo scorso dicembre presso "Il salone del Grano" della Camera di Commercio di Rovigo, resa possibile dalla sensibilità che l'Associazione Italiana Sclerosi Multipla, ha dimostrato per l'arte – ha confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno – la profonda maturità artistica di Franco Romano Lazzari; ma soprattutto è stata un'occasione per il folto pubblico di visitatori di gustare opere dal pregevole gusto estetico ed ornamentale, e dall'elevata qualità artistica.

Il futuro riserva certamente ancora molto a questo pittore, che si definisce, ironicamente, di tarda maturazione. Il suo stato d'animo esprime idee concrete in fatto di organizzazione della propria pittura, che tendono a rafforzare un rapporto con il pubblico di carattere manageriale e diretto.

I suoi simboli onirici, ma fortemente esistenziali, dalla “Chiocciola”, emblema della spirale Euclidea che parafrasa la ricerca dell'uomo in sè e fuori di sè, ai “Libri” con i loro meravigliosi giochi di rimandi da “libro aperto a giardino” e viceversa, offriranno agli estimatori ancora piacevoli sensazioni, che saranno completate da una sorpresa che Franco Romano Lazzari vorrà offrirci al momento opportuno, e che tutti noi aspettiamo fin d'ora con ansia.

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Come citare questo articolo

Guido Signorini. “Nei giardini dell’Ibis”. Ventaglio Novanta, n. 3, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/nei-giardini-dellibis/

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