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NARRATIVA

Per il tuo compleanno

di Nuccia Venuto

Ventaglio Novanta n. 49 2014 pp. 115–117

Mi sono risvegliata col cuore in gola, già palpitante d’attesa, come sempre nel giorno del tuo compleanno.

Il rituale è ormai consolidato: un giorno di ferie, colazione abbondante e senza fretta, mentre sfoglio il nostro vecchio album fotografico, tra un sorso di caffè e l’altro, sgranocchiando compiaciuta il pane biscottato, reso goloso da miele d’acacia e marmellata di fichi, di cui sei ghiotto.

Devo scegliere la foto che, come ogni anno, ti regalerò.

Eccola, non ho dubbi, quest’anno punto decisa sulla gita all’Alcantara, scattata proprio nella gola delle rocce che conducono alla sorgente. Siamo ben piantati nell’acqua ancora bassa, dentro gli indispensabili stivaloni inguinali, con le espressioni che ci contraddistinguono. Tu allegro, impavido, trionfante come un fortunato esploratore; io leggermente pallida, decisamente insicura e preoccupata dalla pressione stupefacente esercitata dall’acqua sulle gambe, piuttosto che rapita dalla bellezza sconvolgente del luogo. Un luogo magico, dalla bellezza davvero toccante, dove desidero tornare, lo sai.

Quello che la foto non può mostrare è che tu mi hai immediatamente preso la mano e i tuoi occhi hanno accolto il mio sguardo e, subito, l’ansia è svanita e la tua sicurezza è diventata la mia sicurezza, la tua gioia festosa, la mia gioia festosa.

Una foto, per quanto arguta, fissa solo l’attimo di un percorso, non necessariamente il più significativo.

Richiudo velocemente l’album carezzandone la copertina su cui abbiamo manualmente e maldestramente inciso un titolo: “Percorsi d’amore”, con la data della nostra prima foto insieme. Sorrido, è davvero il titolo di un romanzo rosa, della nostra storia d’amore.

Ripongo con cautela l’album nel mio luogo segreto, vi resterà nascosto fino al tuo prossimo compleanno.

Il treno è al binario, salgo in fretta per prendere un buon posto vicino al finestrino. Sono fortunata, è semivuoto, spero che nessuno mi sieda accanto, ho circa un’ora e mezzo di viaggio e quindi tutto il tempo per scrivere la data odierna, sul retro della foto, che guarderò a lungo, per ricordare ogni istante gioioso della nostra gita in Sicilia, pensando a te, a noi.

So che approverai, ammiccante, il mio abbigliamento: tubino rosso – il tuo colore preferito – giacca in tinta morbida e femminile, scarpe col tacco, unghie laccate di fresco, capelli raccolti, come adori che io porti, il profumo che mi hai aiutato a scegliere e che ti dà i brividi mentre mi baci la nuca, dando a me gli stessi brividi.

Sorrido, non sono più il brutto anatroccolo venuto a curarsi una carie molare nel tuo studio, mi hai rimediato non solo il dente, ma anche la vita.

Mi hai trasformata nella donna sicura e consapevole di sé che sono oggi, in grado di correre incontro alla vita e non di sentirsene rincorsa e vittima predestinata. C’è voluto del tempo, ma poi nemmeno troppo, ma ce l’hai, anzi, ce l’abbiamo fatta.

Il vialetto che ci separa è già parecchio frequentato e odoroso di resina, ma noi abbiamo appuntamento in un luogo sufficientemente appartato, il mio cuore batte sempre più veloce e rumoroso, lo sentano tutti, e si voltano a guardarmi, mentre, allo stesso ritmo lo accompagna il mio sempre più veloce tacchettio sul selciato.

Eccoti, finalmente ti vedo.

Mi chino, attenta a mantenere l’equilibrio, dovessi cadere, le tue risate le sentirebbero fino in Paradiso.

Sposto con delicatezza il solito mazzo di gerbere rosse, teneramente posato sul marmo… Tua sorella è già venuta a salutarti, mi precede sempre, discretamente, per fare in modo di non incontrarmi e lasciarci soli.

La tua immagine ridente mi accoglie ed è ravvivata dall’ amore, la mia anima viene accolta dalla tua, ancora una volta e restiamo così, a scambiarci silenziose emozioni. Nonostante la mano poggiata sulla tua lapide fredda e luccicante sia marmoreamente gelida, i miei pensieri sono caldi e fluidi, tutto il mio essere viene invaso dalla tua vitale esuberanza.

Sorrido e piango, sistemo la nostra foto dell’anno vicino alla tua immagine mentre, come sempre, mi chiedo che fine abbiano fatto quelle precedenti, che non mi apparterranno più.

So che non devo pormi questo sciocco problema, fa parte di uno dei nostri ultimi patti d’amore, sugellati mentre tu, sorridendo, te ne andavi e mi lasciavi a questa vita: una foto all’anno sulla tua tomba, il giorno del tuo compleanno, finché avrò gambe per camminare.

Mentre il treno velocemente mi riporta a casa, controllo l’orologio e penso che avrò tutto il tempo di far scorrere le ultime lacrime in un bagno rilassante, prima che mio marito rientri, con due pizze fumanti che mangeremo pigramente, mentre lui mi racconterà gli aneddoti più comici della giornata, per farmi ridere e ci riuscirà, come sempre.

Non mi chiederà nulla di questa giornata; sa che è dedicata a te e sa che se oggi siamo una coppia felice, innamorata e collaudata, lo dobbiamo a te, a quello che mi hai lasciato in eredità, col tuo amore stimolante, arricchente e paziente.

Questo è un suo regalo per il tuo compleanno, dono del suo amore per me, so che ne sei consapevole e lo apprezzi. Lui è simile a te, è generoso e sensibile, vitale e affascinante, siamo entrambi certi che tu ci hai fatto incontrare e te ne siamo grati.

Apro la porta di casa, ti mando un ultimo, intenso, pensiero d’amore.

Fino al tuo prossimo compleanno, fino al nostro prossimo appuntamento.

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Come citare questo articolo

Nuccia Venuto. “Per il tuo compleanno”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/per-il-tuo-compleanno/

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