A coronamento di Lusia fertile terra, un ampio programma di azioni mirate alla promozione del territorio, il Comune, nei primi mesi di quest’anno, ha dato alle stampe l’opuscolo – guida turistica “Lusia, passeggiando tra storia e ambiente. Itinerari nell’arte, nella storia, nel gusto”, edito da Turismo e Cultura.
Si tratta – come sottolineato dal sindaco Luca Prando nella prefazione – di una guida turistico-culturale diversa, che si propone di esplorare il territorio di Lusia, un territorio intriso di storia, ambiente, orticoltura e tipicità gastronomiche. La pubblicazione parte dalle testimonianze del passato millenario della zona, per passare poi ad esplorare un ambiente molto particolare, sia a livello culturale che economico, che fa di Lusia uno dei paesi più vivaci del Polesine.
Il risultato è una sorta di viaggio che il visitatore intraprende, non solo idealmente, ma anche fisicamente attraverso testimonianze storiche, caratteristiche architettoniche, mappe e foto d’epoca, un Taccuino di Viaggio, uno strumento utile per tutti coloro che desiderino conoscere e affacciarsi alla realtà di questa terra.
L’opuscolo – guida turistica “Lusia, passeggiando tra storia e ambiente. Itinerari nell’arte, nella storia, nel gusto”, che inaugura una nuova collana editoriale dal suggestivo titolo Taccuini di Viaggio, si presenta in un’elegante veste grafica, di formato quadrato (cm 20 x 20) di 35 pagine, corredato da foto, impreziosito dalla riproduzione di mappe e documenti archivistici inediti e completato da due cartine con segnati tempi e percorsi di altrettanti itinerari di visitazione slow, uno pedonale nel centro di Lusia e uno ciclabile esteso alle frazioni. Itinerari non scontati tra arte e natura che trovano il loro fondamento nelle tumultuose vicende storiche che hanno condotto questo angolo di Polesine dal medioevo ai giorni nostri. La storia, dunque, intesa non come riproposizione di notizie note, ripetitive, talora auto celebrative, ma come ricerca di altri, inediti, scientifici contributi, che permettano di costruire una base su cui individuare nuovi itinerari di visitazione.
L’obiettivo di basare gli itinerari sulle vicende storiche locali intende essere il principale riferimento di questa nuova collana. E non a caso, per quanto riguarda la guida di Lusia è stato scelto come punto di partenza, e poi anche come tappa finale, di entrambi gli itinerari, la Torre Morosini.
Testimonianza preziosa dell’evoluzione storica del luogo, la Torre infatti fu eretta sui resti di un mastio medievale; inoltre, vista la sua collocazione, essa rappresenta un fondamentale segnale del rapporto indissolubile che lega questa terra all’Adige. Infatti il secondo fiume d’Italia è stato ora apportatore di immani catastrofi (dalle alluvioni, alle rotte, fino – indirettamente – al tragico bombardamento del ponte che collegava Lusia con Barbona sulla sponda padovana dell’aprile 1945), ora fonte di notevole ricchezza grazie al sedime sabbioso che, proprio le stesse rotte e alluvioni hanno lasciato nel corso dei secoli, permettendo lo svilupparsi di un’orticoltura d’eccellenza che ha contribuito a disegnare un paesaggio di particolare fascino che proprio dall’argine dell’Adige si può ammirare, nelle sue molteplici cromaticità.
L’itinerario pedonale
Si parte da Torre Morosini sull’argine dell’Adige. Eretta, sul sedime di un castello medievale estense, la torre è l’unica superstite delle due colombare poste ai lati del corpo principale della fattoria voluta dall’Abate, e Patriarca di Venezia, Giovanni Francesco, dei Morosini dalla Sbarra del ramo di San Canciano. Questa fu distrutta nel corso del tragico bombardamento alleato del 20 aprile 1945. Stessa sorte ebbero la cinquecentesca chiesa intitolata ai Santi Vito e Modesto, la canonica, il campanile e gran parte dell’intero paese, che si sviluppava lungo la riva destra dell’Adige.
Da Torre Morosini prende dunque il via l’itinerario per raggiungere il vicino Parco delle Rimembranze, realizzato sulle rovine della chiesa ed i resti del secentesco campanile adibiti a cappella commemorativa dei lusiani periti nel bombardamento. L’interno è caratterizzato da interessanti opere dello scultore rodigino Virgilio Milani. Opere dello stesso artista sono presenti anche nella nuova chiesa, terza tappa di questo percorso, edificata su progetto dell’architetto Orlando Veronese.
Dalla Lusia storico artistica si passa poi alla Lusia produttiva ma attenta al contempo anche al rispetto dell’ambiente: le due tappe successive, l’orto didattico il Profumo della Freschezza e l’azienda agricola Bagari ne sono le testimonianze. Da qui si fa ritorno a Torre Morosini risalendo l’argine dell’Adige e percorrendo la via arginale che permette di ammirare il rapporto tra ambiente coltivato e ambiente naturale.
L’itinerario ciclabile
Anche per il percorso ciclabile è stato individuato lo stesso punto di partenza: Torre Morosini. Percorrendo l’argine dell’Adige si procede fino a Garzare e da qui si giunge a Cavazzana ove sorge la settecentesca Chiesa di San Lorenzo.
Proseguendo poco più a sud si trova la frazione di Santa Lucia con l’omonimo oratorio, quindi, costeggiando l’argine sinistro del canale Ceresolo e procedendo verso levante, si giunge alla località Bornio. Da qui si prosegue piegando a nord-est fino alla località Ca’ Zen, sull’argine dell’Adige ove sorge l’oratorio intitolato alla Beata Vergine Annunciata già di San Lorenzo. Si percorre infine l’argine verso occidente tornando così al punto di partenza, Torre Morosini.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Percorsi lusiani”. Ventaglio Novanta, n. 51, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/percorsi-lusiani/