Libri in redazione.
Al momento della compilazione di questa rubrica sono in avanzata fase di preparazione ben tre nuovi libri dell’editrice Turismo & Cultura, titolare di “Ventaglio Novanta”. Nel rinviare al prossimo numero le relative recensioni, ci limitiamo in questa sede ad annunciare i titoli dei lavori in fase di pubblicazione, la cui uscita è prevista prima della commercializzazione del presente volume:
• Adolfo Rossi: Un Italiano in America
• Giuliano Scaranello: Do schei de morbin
• Grazia Giordani: Donna a una piazza
Il volume, che si apre con una presentazione del sen. Mario Crescenzio ed un ricordo di Vasco Pratolini, raccoglie gli interventi di Gian Antonio Cibotto, Gaspare Barbiellini Amidei ed Etrio Fidora, pronunciati durante la commemorazione dell’illustre giornalista polesano, tenutasi lo scorso anno presso l’Accademia dei Concordi. Contine inoltre una riflessione di Letizia Paoli, uno scritto dello stesso autore sulla mafia che fu a lungo al centro di sue approfondite quanto rischiose indagini giornalistiche; prosegue con una ricostruzione della sua vita a cura di Sergio Garbato, per chiudersi con un ricordo della figlia Gloria e una scheda bibliografica a cura di Vanni Schwiwiller.
Si tratta di un volume agile, arricchito da alcune istantanee che ci propongono momenti di attività, di impegno sociale o ancora di relax del tenace pensatore polesano la cui vita rappresenta un raro esempio di giornalismo libero ed impegnato nonché di indomito coraggio nei confronti della malattia che lo menomò privandolo della voce.
Claudio Mancin “Porto Tolle. La situazione politica dall’immediato dopoguerra al delitto Matteotti (1919-1924)”, Taglio di Po, Arti Grafiche Diemme, 1994.
Il volume diviso in due parti (Il biennio rosso e la controrivoluzione fascista; L’avvento del Fascismo nel Polesine) ricostruisce la complessa trama delle vicende storiche che caratterizzarono la situazione politica e sociale dopo la prima guerra mondiale, con riferimento alla nostra provincia ed al comune di Porto Tolle in particolare, ultimo del Polesine ad essere “normalizzato” dal regime fascista. Nella prima parte del testo viene documentata la crescita di consenso del Socialismo, dovuta in larga misura all’aumentato potere contrattuale acquisito dalle Leghe contadine che, mobilitando i braccianti, riuscirono ad ottenere dagli Agrari consistenti miglioramenti salariali. E proprio il padronato agrario, ridimensionato politicamente dall’azione socialista, troverà nel nascente Fascismo un punto di riferimento per una rivincita imposta, dapprima con i metodi dello squadrismo, e poi in modo sempre più coercitivo organizzando il consenso elettorale.
Il libro, che traccia un quadro chiaro e attendibile dei fatti, è arricchito con documenti fotografici dell’epoca, a cura di Oscar Moretto.
(L.S.)
La voluminosa pubblicazione (oltre 350 pagine) intende, come avverte il sottotitolo, ripercorrere i “cento anni di vita delle Casse Rurali ed Artigiane di Lendinara e Badia Polesine”, fusesi nel corso del 1993, per dar poi vita – incorporando nel 1994 la Cassa Rurale di Giacciano con Baruchella – ad una rinnovata struttura denominata Banca di Credito Cooperativo dell’Alto Polesine.
In realtà il libro abbraccia un arco temporale più ampio del secolo, ripercorrendo gli avvenimenti successivi all’unità d’Italia e lumeggiando la grave crisi socio-economica che investì le classi meno agiate.
La nascita delle Casse Rurali va inquadrata nel contesto delle iniziative messe a punto dai movimenti cattolici per individuare concreti mezzi di sostegno a favore delle famiglie rurali, vessate da un fisco impietoso e spesso taglieggiate da usurai e speculatori.
La storia delle Casse Rurali (in particolare quella di Santa Sofia che funzionò come polo di attrazione per le consorelle lendinaresi) è tratteggiata da Bagatin all’interno delle più ampie vicende della storia nazionale e provinciale, soffermandosi in particolare a delineare l’azione dei promotori del movimento, tra i quali si impose la carismatica figura di mons. Sichirollo, e si misero in luce alcuni intraprendenti lendinaresi quali Buffetti, Lorenzoni e mons. Bonincontro.
Il volume, suddiviso in sei capitoli, corredati da ampli apparati di note esplicative e riferimenti bibliografici, si presenta arricchito da significative riproduzioni di foto d’epoca di Lendinara e Badia Polesine, qualificandosi come uno studio rigoroso senza mai assumere il tono celebrativo, dando vita ad un’opera di sicuro interesse.
(L.S.)
“Balone: Insediamento etrusco presso un ramo del Po”. Pubblicazione a cura del Comune di Rovigo – Assessorato alla Cultura – Stampa: Officine Grafiche Muzzio – Padova – Settembre 1994.
Con il volume Balone. Insediamento etrusco presso un ramo del Po, il Museo Civico delle Civiltà in Polesine di Rovigo presenta i risultati delle ricerche archeologiche e paleoambientali legate all’eccezionale scoperta dello stazionamento etrusco di Balone, località posta ai margini sud-occidentali del territorio comunale di Rovigo.
La pubblicazione esamina, attraverso i contributi di qualificati studiosi, gli specifici aspetti emersi sia dalle indagini condotte negli anni 1987-90 sia dall’analisi dei materiali raccolti, offrendo il più esauriente quadro delle conoscenze attualmente a disposizione.
Le ricerche archeologiche nella località Balone sono state condotte dalla Soprintendenza Archeologica per il Veneto, sotto la direzione dell’ispettore di zona Luciano Salzani, avvalendosi della collaborazione del Museo Civico delle Civiltà in Polesine.
Raffaele Peretto, direttore dello stesso Museo, ha curato e coordinato l’opera editoriale e figura quale autore del primo contributo relativo allo studio paleoambientale dell’area indagata. Nel suo saggio (La scoperta del paesaggio. Il territorio tra protostoria e romanità) vengono delineate le fasi salienti dell’evoluzione ambientale caratterizzata dalla presenza delle divagazioni di rami padani ora scomparsi.
Nel contributo di Luciano Salzani (Lo scavo) si esaminano i materiali recuperati nei vari saggi stratigrafici, con particolare riferimento ai corredi funebri delle sepolture. Simonetta Bonomi (La ceramica greca) esegue uno studio attento sui vasi attici, proponendo attribuzioni relativamente ai ceramografi o alle botteghe di produzione. Seguono i contributi di Raffaele Carlo De Marinis (L’anfora corinzia della tomba 1), di Anna Marinetti (La documentazione epigrafica), di Cleto Corrain (I resti scheletrici umani), di Enrico Zerbinati (Due scoperte archeologiche nel Settecento e il rinvenimento di Balone).
Per informazioni rivolgersi al Museo Civico delle Civiltà in Polesine, Piazzale San Borromeo, 18 – 45100 Rovigo – Tel. 0425/25077, Fax 0425/28665.
Baruchella, Giacciano e Zelo sono i tre paesi ai cui abitanti l’autore indirizza la sua ricerca, estendendo la dedica agli emigrati che continuano a mantenere vivi rapporti con la terra di origine.
Voluto dalla Cassa Rurale ed Artigiana di Giacciano con Baruchella (oggi fusasi con quella di Lendinara e Badia a formare la Banca di Credito Cooperativo dell’Altopolesine) il corposo volume traccia un profilo ampio ed esauriente delle vicissitudini di un territorio che dovette per secoli far riferimento ad una situazione idraulica instabile, caratterizzata dal corso del Tartaro e del Castagnaro, a cui intese dare assetto la bonifica Bentivoglio nel sec. XVII, seguita dallo scavo della Fossa Maestra nel secolo scorso.
Lo studio, che fra l’altro dà una risposta definitiva all’atto di nascita dell’attuale comune (1 gennaio 1859) costituitosi dalla fusione di Giacciano con Zelo e Baruchella, si sofferma nella descrizione del territorio e dei momenti storicamente salienti, dalla dominazione francese in poi, fino alla intensa ricostruzione del dopoguerra e alla successiva qualifica di “paese pilota nell’ambito della cooperazione agricola”.
Interessanti sono le pagine del libro che ritraggono le condizioni di vita della popolazione nell’800, e destinati a suscitare curiosità alcuni episodi come l’amara storia delle cento carriole perdute o quella (riportata in appendice) dei fatti del carnevale del ’32 che sconvolsero la comunità nei rapporti con le istituzioni religiose.
Immagini fotografiche e riproduzioni di mappe e documenti d’archivio aumentano il pregio del volume che traccia un quadro esauriente dell’evoluzione storica di una attiva comunità dell’alto Polesine.
(L.S.)
In un album le più belle foto di Lino Bottaro. Testi di Elisa Avezzù, Giorgio Benassi, Gianni Benetti, Simonetta Bonomi, Ireneo Ferrari, Grazia Francescato, Sergio Frugis, Giuseppe Marangoni, Menotti Passerella, Raffaele Peretto, Filippo Piccoli, Maria Grazia Rizzo.
Se non per particolari circostanze, che ci portano a fermare lo sguardo sul far della sera verso ponente, spesso il tramonto ci passa inosservato. Fa parte della nostra routine quotidiana, lo viviamo senza particolari attese. Solo la spettacolarità, l’inconsueto ci colpiscono tanto da voler cercare di “fermare le immagini”.
Ma se la spettacolarità di un tramonto, in una sera tersa, magari dopo un temporale estivo, sulla sponda del grande fiume o meglio ancora nelle valli del suo delta, non può certo passarci innoservata, è il desiderio di vedere le prime luci del giorno che ci coinvolge maggiormente, sicuramente per il fatto che essere partecipi a questo evento, seppur ripetitivo e periodico, è per quasi tutti noi raro ed inconsueto.
Nell’intento di cercare immagini, via via delineate da sfumature impercettibili per definirsi in forme e figure della vita del paesaggio, Lino Bottaro ha in moltissime occasioni aspettato le prime luci dell’alba, nascosto tra i salici e i pioppi degli argini o mimetizzato nei canneti delle valli per cogliere gli aspetti più salienti dell’ambiente del Delta.
Ha sempre aspettato, in silenzio, per non disturbare il nuovo giorno della natura, ha saputo inserirsi, senza interferire, nella vita del Delta.
Le sue ansie e le sue sofferenze, a differenza di quelle che il nostro ritmo di vita ci impongono, sono soprattutto rivolte a cogliere quello che ancora di magico possiamo avere dalla nostra terra.
Le ricercate foto di Bottaro, che lui stesso ha voluto integrare con schede stese da specialisti in discipline naturalistiche, storiche, archeologiche, ci portano alla scoperta dell’ultimo corso del fiume, con i suoi rami, i suoi argini, le sue golene e della campagna circostante.
Il tutto nell’ottica di quel parco in cui l’uomo dovrà salvaguardare o valorizzare il più possibile l’ambiente.
(Raffele Peretto)
Melarese da sempre, e contadino di professione, scrittore e storico per vocazione, Testoni è un osservatore attento del proprio tempo ed un appassionato ricercatore di vicende e persone del passato, con un senso preciso di ciò che, pur nella quotidianità, segna il cammino della storia.
In “Memorie paesane”, l’autore, con equilibrio e saggezza, attraversa un secolo di storia melarese, che si fa subito storia di tutto il Polesine, anzi, dell’intera Padania. Il libro è un ritratto completo e complesso, pur nella sua semplicità strutturale e linguistica, di una cultura e della società contadina che l’ha prodotta.
Ecco, allora, i contenuti del volume: storie di contadini, sradicati dal loro ambiente, durante i tragici eventi bellici; rapporti sociali tormentati fra braccianti agricoli e signorotti locali; rapporti umani difficili all’interno di monolitiche famiglie patriarcali. Poi, pagine di storia: la visita a Melara dell’on. Matteotti, pochi giorni prima di essere barbaramente ucciso. E, infine, personaggi minori, drammi personali, contrasti generazionali sempre più forti, in un mondo contadino che, dal secondo dopoguerra, ha conosciuto laceranti mutamenti.
In Testoni c’è forse, un pizzico di nostalgia per i valori morali e religiosi di quel mondo, ma mai un ripiegamento acritico verso tutto ciò che esso ha rappresentato.
La scrittura è piacevole, semplice ed immediata, pratica ed essenziale. La narrazione è resa accattivante dall’abile intreccio di realtà e finzione. E su tutto, poi, si stende la profonda umanità dell’autore.
(C.F.)
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Come citare questo articolo
Autori Vari. “Recensioni”. Ventaglio Novanta, n. 11, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/recensioni/