Il Comitato permanente per la conservazione e la valorizzazione dei Beni Culturali e Ambientali in Polesine, nato in occasione della Settimana dei Beni Culturali 1994 – 1995 su iniziativa delle quattro città storiche del Polesine, dell’Amministrazione Provinciale e di alcune istituzioni operanti in favore dei beni culturali ed ambientali del territorio, ha rinnovato, nella seduta del 25 marzo scorso, le proprie cariche, nominando coordinatore per il prossimo anno il ventinovenne fiessese Marco Chinaglia, ricercatore storico e docente di Storia e Filosofia, amico e collaboratore di Ventaglio90, nel Comitato quale vicepresidente dell’Associazione Culturale “Flexus” di Fiesso Umbertiano. Gli abbiamo fatto alcune domande sul ruolo del Comitato e sulle attività che intende proporre per lo sviluppo dello stesso.
Marco, vuoi presentare l’attività del Comitato permanente ai lettori di Ventaglio 90?
“Prima di tutto vorrei ringraziare i circa cinquanta enti, pubblici e privati, che compongono il Comitato, per la fiducia accordata a me e agli amici Pier Luigi Bagatin, giornalista pubblicista e direttore della Biblioteca Civica “Baccari” di Lendinara, e Nicola Gasparetto, dinamico animatore della cooperativa CeDi – Turismo e Cultura. E’ un impegno importante che, almeno per un giovane come me, si pone come occasione unica per rilanciare le attività di un variegato e vivace mondo culturale come quello polesano. E vengo così alla risposta alla tua domanda: il Comitato permanente è nato, esattamente venti anni fa, per occuparsi della conservazione e valorizzazione del sistema dei beni culturali ed ambientali polesano, anche al fine di maturare una coscienza civica attorno alla difesa e salvaguardia dello stesso. Nel corso degli anni l’organismo, che è stato presieduto fino a pochi mesi fa dalla bibliotecaria del Comune di Badia Polesine, Mara Barison, che ringrazio per il suo lavoro, ha accresciuto il numero dei suoi componenti, occupandosi di mettere insieme “buone idee”, progettualità ed eventi relativi alla cultura polesana”.
Venendo allo specifico, quali sono state le attività principali del Comitato?
Le due attività che hanno interessato in maniera più continuativa l’attività del Comitato in questi anni sono stati la pubblicazione della rivista “Beni Culturali in Polesine”, apparsa in dieci numeri tra il giugno 1997 ed il settembre 2009, e l’organizzazione della Settimana dei Beni Culturali in Polesine, che si svolge solitamente in dicembre. Quest’ultima, in particolare, è quella che, nel tempo, ha convogliato la maggior parte delle attenzioni del Comitato, suscitando consenso di pubblico e critica, in particolare nell’ultimo quinquennio, nel quale è stata affiancata, tematicamente, ai grandi eventi culturali locali.
Questo è il passato e, in un certo modo, il presente del Comitato: quale la tua idea per il futuro?
Sono convinto che l’attuale momento di trasformazioni, in ambito economico, sociale e politico, se ben governato, possa rivelarsi un’occasione importante per il mondo della cultura polesana. Basti pensare alla riorganizzazione amministrativa che le Province stanno assumendo: il nostro organismo è sicuramente autonomo ed indipendente dalla politica, ma ha sempre trovato nell’Amministrazione Provinciale un punto di riferimento logistico ed organizzativo importante. Partendo da questa ristrutturazione degli organi della Provincia, e dal contestuale rinnovo di buona parte delle Amministrazioni Comunali del territorio, vorrei un Comitato che diventasse un luogo di confronto sul “fare cultura” in Polesine, tenendo conto delle singole specificità associative degli enti ed istituzioni coinvolti”.
Insomma, un rapporto più sinergico tra Comitato ed istituzioni pubbliche, questo intendi dire?
“Questo, ma non solo: le scelte legislative intervenute negli ultimi anni in sede nazionale, a partire dalla legge 122/2010, che impongono limiti importanti alla spesa dei Comuni, aggravate dal patto di stabilità interno, ci impongono anche di guardare con maggiore attenzione al mondo dei privati, soprattutto nel settore del fund raising. Penso a realtà straordinarie del nostro territorio come villa Nani Mocenigo a Canda o all’ex ospedale psichiatrico di Cantonazzo, e mi chiedo: non dobbiamo avere più coraggio nel rapporto col privato, evitando, questo è ovvio, da un lato la “mercificazione” dei beni culturali, ma dall’altro la “demonizzazione” dello sponsor ? Mecenate era un privato ai tempi di Augusto, non dimentichiamolo. Solo una rete effettiva di sinergie nuove tra pubblico e privato potrà aiutarci a mantenere il nostro straordinario patrimonio al meglio”.
Insomma, una rete effettiva per conservare e valorizzare il patrimonio locale: quali i punti di forza e debolezza del sistema polesano secondo te?
“Il punto di forza sta in una terra, per certi versi, incontaminata, con paesaggi unici al mondo, terra che, per le sue precise caratteristiche storiche e culturali è luogo di incontro, confronto, e di unità nella diversità; in questa terra, accanto a grandi istituzioni pubbliche, opera un volontariato silenzioso che si esprime in centri grandi e piccoli con voglia di fare e contribuire allo sviluppo della provincia. Non lo dico io, lo dicono le rilevazioni statistiche del Sole 24 Ore sulla qualità della vita: ben 91 polesani su 100 si dichiarano soddisfatti dell’offerta culturale del loro territorio. Si tratta solo di metterla efficacemente in rete, con un salto di mentalità. Quando nacque il Comitato, nel 1994, la percezione del patrimonio culturale polesano era radicalmente diversa da adesso: in questi quattro lustri si sono sviluppate reti quali il SMP (per i musei e le esposizioni permanenti), il SBP (per il patrimonio librario) e realtà peculiari quali Fratta Polesine, condensato unico di tante epoche, eventi e personaggi storici tanto da essere insignita, per volontà della Presidenza della Repubblica, del titolo cittadino; Adria, città etrusca antica madre dell’Adriatico; Badia Polesine, con le recenti valorizzazioni del Teatro Sociale e dell’Abbazia della Vangadizza; Lendinara, con la prossima creazione della “Cittadella della Cultura”; Rovigo, con le grandi mostre d’arte di palazzo Roverella e le nuove sezioni del Museo dei Grandi Fiumi”. Partendo da questa consapevolezza, occorre poi abbattere il campanilismo per trovare un impegno comune da proporre anche a chi amministra questa terra, un impegno per individuare assieme un modello di sviluppo sostenibile tra Adige e Po che passi primariamente attraverso i temi della cultura, del turismo e di tutto ciò che crea educazione permanente”.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Riparte il Comitato Beni Culturali”. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/riparte-il-comitato-beni-culturali/