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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Rovigo ieri e oggi

A cura del Circolo polesano degli Amici dell’Arte una mostra fotografico-pittorica ed interventi di studiosi per approfondire la storia del territorio

di Federica Panziera

Ventaglio Novanta n. 60 2020 pp. 146–147

Nell’ambito delle manifestazioni culturali dell’“ottobre rodigino” promosse dall’Assessorato alla cultura, è stata inaugurata martedì 22 ottobre, nei locali della Pescheria Nuova, una mostra intitolata “Rovigo ieri e oggi. Palazzi, monumenti, scorci e luoghi caratteristici” a cura del Circolo polesano degli Amici dell’Arte, presieduto da Giorgio Lazzarini. Il fil rouge dell’evento ha inteso celebrare la città dalle lontane origini sino ai nostri giorni, in un vero e proprio tour fotografico e pittorico realizzato dai soci e amici del Circolo, coniugando momenti d’arte con interventi di studiosi del territorio, a guisa di “evento nell’evento”.

La storia della città ha costituito la cornice della mostra, a cominciare dalla lectio dell’archeologo Raffaele Peretto, Presidente del CPSSAE, da cui si evince che Rovigo, come “la maggior parte dei centri abitati del Polesine, sorse in epoca medievale su dossi leggermente rilevanti rispetto al territorio circostante, caratterizzato da boschi, radure, intervallate da appezzamenti coltivati in prossimità degli stessi nuclei insediativi”. E di seguito “Furono due le morfologie che condizionarono la realtà insediativa e lo sviluppo successivo della città… il corso d’acqua atesino, con la sua marcata morfologia dossiva” e “la convergenza di un altro paleoalveo”, una diramazione più settentrionale del Po di Adria Pestrina, già attivo nell’età del Bronzo (tra il XIII e il X sec. A. C).¹

Una delle più antiche e interessanti testimonianze del primo insediamento abitativo risale al Castello, costruzione risalente al 920 e di cui ora rimangono due torri, divenute simbolo della città.

Lo sviluppo urbano procede nei secoli con una serie di eventi che lo vedono contrassegnato dalla dominazione del Ducato di Ferrara e di seguito dalla Serenissima, che edificarono nella città opere architettoniche, monumentali ed artistiche di pregio. Alcune fanno tuttora bella mostra di sé nelle piazze principali e nelle vie del centro storico e a queste gli artisti presenti nell’esposizione si sono ampiamente ispirati nelle loro opere.

Affiancate alle attuali vedute della città, sono state esposte in mostra “cartoline” dell’artista Eugenio Piva (appartenenti alla collezione di Massimo Liboni), in cui si può ammirare la Rovigo dell’ottocento, antico borgo attraversato dall’Adigetto, una sorta di canale urbano, sovrastato dagli storici ponti dei Cappuccini, della Roda, del Sale e di San Giovanni. Le immagini regalano scorci nostalgici, con stradine strette fiancheggiate da alberi di platani e di magnolie, con le case di pietra, gli orti e i giardini delimitati da lunghi muretti.

Questo spaccato del territorio subì una trasformazione a partire dal primo novecento, con l’avvio di lavori di interramento del pittoresco canale, non più navigabile per la scarsa portata e deviato verso la periferia a irrigare la campagna. Il progetto, terminato nel dopoguerra, portò strade di porfido ed asfalto, affiancate da palazzi e grattacieli, con l’idea di dare una ventata di modernità e di progresso, cancellando così le origini contadine di Rovigo.

A raccontare il suo rapporto con la città è intervenuto, tra gli altri studiosi, il professor Luigi Costato, Presidente della Fondazione Banca del Monte, con piccole-grandi storie risalenti agli anni ‘40, ‘50, ‘60 del secolo scorso, da lui vissute con coetanei, ragazzi vivaci, ma con obiettivi chiari da perseguire, tesi al raggiungimento di importanti ruoli sociali. Inevitabilmente ha finito per compiere un paragone con molti giovani di oggi, che, pur vivendo in un contesto più confortevole, sembrano invece faticare ad emergere con soddisfazione.

Una menzione particolare è stata riconosciuta, sempre nel corso di uno dei pomeriggi in mostra, ad un gruppo di giovani esperti di arte cinematografica, Alessandra Chiarini, Morgan Menegazzo, Mariachiara Pernisa, vincitori del Bando Culturalmente 2017, indetto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo per il Progetto “RO-MEDIA-ART” complessa opera multimediale. (Vedere art. pubblicato su Ventaglio novanta n°59).

Di seguito, per mantenere vivo il dialetto polesano, di cui lo scrittore Gianni Sparapan rappresenta uno dei più importanti divulgatori contemporanei, è stata presentata la sua ultima commedia “Il mistero del Visentin Narciso”. Il testo recitato dagli attori della Compagnia Proposta Teatro Collettivo di Arquà Polesine (Regista Giorgio Libanore) racconta un misterioso fatto di cronaca avvenuto a fine ottocento ed ha come sfondo la rivolta contadina “la boje” che interessò soprattutto il Polesine. Nei giorni dell’esposizione, arte figurativa e storia del territorio hanno interagito e spaziato in tutti gli aspetti, mettendo in luce i mutamenti sociali, economici, politici che hanno trasformato Rovigo in una piccola città a misura d’uomo.

Nel capoluogo polesano si vive senza la frenesia delle grandi metropoli, si respira la piacevole atmosfera dei piccoli centri, più facili da assaporare e da vivere quotidianamente, perché… Rovigo non è una città noiosa, basta saperla guardare e ascoltare.

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Come citare questo articolo

Federica Panziera. “Rovigo ieri e oggi”. Ventaglio Novanta, n. 60, 2020. https://ventaglionovanta.it/archivio/rovigo-ieri-e-oggi/

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