Particolarmente vivo è sempre stato il culto della Madonna. Numerose le chiese e gli oratori che in Italia e nel mondo le sono dedicati: alcune portano la firma di importanti architetti, altre si presentano molto semplici, espressione di una schietta religiosità popolare.
Tra le costruzioni votive presenti in Polesine, merita sicuramente attenzione la Cappella di Santa Maria Ausiliatrice nel Borgo S. Giusto di Porto Viro, opera realizzata nel 1954 dall’ingegnere ed architetto Gian Battista Scarpari.
Per un adeguato inquadramento storico, va detto che sino alla seconda guerra mondiale l’economia delle Comunità Polesane si è basata soprattutto sull’agricoltura. Dal punto di vista della produzione edilizia non emerge sufficiente determinazione nella committenza, tale da consentire un’apertura verso le novità del “modernismo architettonico”; ancora negli anni ‘50 i riferimenti formali appartenevano al linguaggio neoclassico misto ad assonanze eclettiche fine ottocento.
Eccezioni erano costituite da alcuni interventi della committenza pubblica nei quali è evidente, in maniera più o meno palese, l’arrivo, anche in Polesine, della cultura architettonica moderna.
Tra gli anni ‘50 e gli anni ‘60 si sviluppa anche un’originale architettura religiosa con la realizzazione di edifici e di complessi chiesastici firmati da professionisti legati agli studi accademici delle facoltà di architettura degli anni ‘20-’30; essi coniugheranno il linguaggio della tradizione con le nuove istanze del modernismo attraverso un trattamento sapiente e non ridondante dei volumi e degli spazi interni, con una certa purezza di linee e un uso raffinato dei materiali; architetture ben legate all’ambiente e di sicura efficacia comunicativa.
Un esempio significativo di questa nuova progettualità è la Cappella votiva di Santa Maria Ausiliatrice nel villaggio San Giusto (1952-54) a Porto Viro.
Il borgo San Giusto è una donazione della città di Trieste, compiuta a seguito dell’alluvione del 1951. Un comitato di soccorso agli alluvionati del Polesine, costituitosi a Trieste sotto la presidenza del Sindaco Gianni Bartoli, raccolse una somma considerevole da destinare alla costruzione di case a favore dei Comuni di Contarina e Donada duramente colpiti dall’alluvione¹. L’area scelta, ai lati di viale Regina Elena (ora viale Mazzini) rappresentava anche il confine tra i territori dei due comuni.
Nel 1952 il Genio Civile e l’IACP (oggi ATER) di Rovigo² affidano il progetto e la direzione dei lavori a Gian Battista Scarpari e all’ingegnere Oscar Marin di Adria. Il villaggio incluse complessivamente 50 alloggi distribuiti in 12 edifici, una scuola professionale³ e una Cappella celebrativa per le funzioni religiose. Interessante caratteristica del luogo è la rarefazione dell’edificato all’interno di una matrice urbana giunta miracolosamente intatta⁴.
In questo contesto, particolare importanza assume la fabbrica della Cappella. Attualmente essa rappresenta un’eredità storica indifesa e non valorizzata (diversi tentativi, per la riqualificazione, si sono succeduti nel corso degli ultimi anni, diversi anche in termini di obiettivi: un concorso di idee nel 2004 e un progetto dello studio Gregotti di Milano nel 2010)⁵.
Le scelte urbanistiche e architettoniche, relative alla fabbrica, appartengono al periodo maturo di Scarpari: negli anni ‘50 predilige un linguaggio compositivo sobrio con il quale dosa proporzioni equilibrate e, dove è possibile, (monumenti celebrativi e edifici religiosi) opera tentativi di sublimazione delle forme.
La cappella è di forma rettangolare dalle dimensioni di 8.00 m. X 4.64 m. Il parallelepipedo è intersecato su ogni lato da plastiche e snelle strutture di cemento armato delle quali la volta parabolica più grande sottolinea l’ingresso e in sommità contiene la cella campanaria.
Il risultato è un’efficace composizione di volumi e di elementi dinamici assemblati in modo tale che ogni parte conservi una chiara autonomia formale e materica: al volume dell’aula, finito ad intonaco, si “sommano” gli archi di cemento armato del portale, gli archi delle aperture laterali vetrate e l’arco dell’abside; semplici azioni geometriche sui solidi che ricordano gli sviluppi di certe operazioni matematiche, denominate booleane, realizzate oggi al computer (nella somma dei solidi si annullano le porzioni d’intersezione e si ottengono le aperture e le nicchie); inoltre l’andamento verticale crescente che caratterizza le strutture voltate (entasi) restituisce alla composizione un’inedita eleganza (effetti simili sono spesso riscontrabili negli oggetti di design).
Pure partendo da impostazioni compositive classiche, Scarpari non rinuncia a sovrapporre componenti e soluzioni filtrati e manipolati attraverso una personale esperienza (negli anni ‘50 si diffondono, anche in Polesine, stampe, fotografie e riviste di architettura che pubblicano i lavori degli architetti modernisti importanti per esempio Le Corbusier, il giovanissimo Niemeyer e altri).
Una base di cinque gradini media il rapporto con il suolo; l’impianto è a croce con il transetto accennato dalla presenza delle aperture laterali ad arco e dalla luce trasversale che vi penetra; l’abside è orientata ad est ed accoglie, verso l’interno, la nicchia dell’altare; all’esterno l’arco delimita un basso-rilievo marmoreo ispirato a motivi religiosi.
La scala del basamento è rivestita con lastre di marmo chiaro; lastre di marmo Calacata rivestono il pavimento; l’acquasantiera è di marmo giallo Siena lucido; l’altare è rivestito di marmo Calacata lucido. Il soffitto realizzato a “crocera ribassata” modella il vuoto verso l’alto come una cupola dalla quale pende un elegante lampadario in metallo. Le decorazioni a bassorilievo in marmo bianco di Carrara con rappresentazione della fede, sono attribuite a maestranze locali⁶.
La Cappella, dal forte carattere rappresentativo, trova equilibrio nello spazio vuoto esterno, laterale e antistante; il vuoto che circonda l’edificio rende decisa la presenza metaforica dei volumi e degli spazi da essi modellati.
In conclusione, a prescindere dagli esiti relativi alle attuali (sofferenti) politiche d’intervento, è consolante verificare che le ricerche, da noi condotte (anche grazie a Ventaglio novanta) permettono di recuperare un altro episodio notevole della cultura locale del 1900. Inoltre la soddisfazione aumenta grazie alla presenza di una scheda descrittiva dell’edificio all’interno della recentissima pubblicazione dedicata alla catalogazione dell’architettura moderna veneta promossa dalla Regione, Novecento Architetture e città del Veneto (2012); la pubblicazione è stata presentata all’interno della XIII Biennale Architettura di Venezia che si è aperta alla fine di agosto 2012.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Davide Zagato, Giovanna Bordin. “S. Maria Ausiliatrice di Porto Viro”. Ventaglio Novanta, n. 46, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/s-maria-ausiliatrice-di-porto-viro/
Pubblicità
La tua raccolta personale
Il mio Ventaglio
Scegli gli articoli, riordinali e crea un unico PDF con copertina e sommario.
0 articoli0 pagine
Il tuo Ventaglio è ancora vuoto
Scegli gli articoli dall’archivio e raccoglili qui. Potrai ordinarli e creare un PDF personale con copertina e sommario.