A Donzella di Porto Tolle, giovedì 7 settembre 2012, in occasione dell’apertura della 49° fiera del Delta, ha finalmente trovato un’ idonea collocazione – dopo anni di indugi e ripetute traversie – la settecentesca statua del nobile Antonio Francesco Farsetti.
Per dare adeguata visibilità alla storica scultura e conferirle una valenza monumentale è stata studiata dall’arch. Bardella e dall’ing. Mancin una struttura tubolare in vetro e metallo a forma di piramide, atta anche a proteggere la statua dell’illustre personaggio, posizionata su un basamento di marmo.
Un monumento composito, dunque, collocato a Donzella in piazza Primo Maggio, inteso a conferire anche una dignità artistica alla località e alla sua piazza. Un progetto di valorizzazione, in cui le geometrie lineari dei materiali moderni protesi verso l’alto (il vertice della trasparente piramide si alza di oltre otto metri dalla base) si rivelano del tutto idonei, nella loro essenzialità non impattante, a confrontarsi con lo stile settecentesco della statua. La trasparente slanciata piramide, elemento innovativo per il Delta, si prospetta con una valenza positiva (anche nel contesto dell’ampia piazza) e si configura come una sorta di guscio protettivo, quasi a voler difendere la “preziosa” scultura da future traversie.
Già perché la storia recente non è stata sempre benigna con la settecentesca statua. Ne abbiamo parlato tempo fa, nel n. 27 di questa rivista, luglio 2003, (Sulle tracce di A. F. Farsetti di Luciano Scarpante, pag. 20 e successive). Si è ricordato lo scempio dell’irrispettoso abbattimento della antica chiesa di Donzella, senza nemmeno considerare di salvaguardare alcuni importanti beni storici.
In primis proprio la statua oggi divenuta monumento, effigie del “fondatore” della zona: A. F. Farsetti, appunto, il quale – acquistata nella seconda metà del ‘600 una vasta area paludosa dal demanio della Serenissima – provvide ad interventi di bonifica al fine di rendere il territorio produttivo. E ben presto vi costruì una casa-fattoria denominata “Alba” (utilizzata dall’illustre personaggio soprattutto nel periodo di caccia) che divenne riferimento primario e simbolo della nascita della comunità di Donzella. Toponimo quest’ultimo che si dice derivare dalla nubile figlia del Farsetti, la quale ripetutamente frequentò il paterno possedimento deltizio. E che la leggenda vuole abbia finito tragicamente i suoi giorni immolandosi nelle acque del Po, non trovando requie alle pene di un amore non corrisposto, oppure impossibile, stante la distanza sociale che l’avrebbe separata dall’amato.
Ma torniamo alla travagliata vicenda della storica scultura, per ricordare come l’abbattimento della antica chiesa di Donzella (i cui resti furono impiegati per rinforzare l’argine sinistro del Po di Gnocca) produssero anche il seppellimento della statua. Della quale però, durante una eccezionale magra del fiume, nell’agosto 1983, apparve il basamento, dando luogo ad una repentina azione di recupero (prima che il Po riprendesse possesso del suo alveo) conclusasi… con una multa comminata al principale animatore dell’azione di salvaguardia, il dott. Claudio Modena.
Dell’incredibile quanto incresciosa vicenda vissuta da Claudio Modena, personaggio sicuramente amante del delta, autore fra l’altro di diverse importanti pubblicazioni di carattere storico, si è parlato nel succitato n. 27 del Ventaglio, a cui si rimandano i lettori.
Ma la storia qualche volta può essere riparatrice, sia pur a distanza di tempo. Cosicché, nella giornata dell’inaugurazione del monumento, al tenace difensore del delta, autore primario del recupero della statua, è stata finalmente resa giustizia, essendogli riservato il fatidico momento del taglio del nastro. Presenti all’evento molte autorità: il sindaco di Porto Tolle Silvano Finotti, il vicesindaco di Porto Tolle Massimino Zaninello, la presidente della Provincia di Rovigo Tiziana Michela Virgili, con l’assessore provinciale Claudio Bellan, il vicepresidente della Fondazione Cariparo Fioravanti, altre personalità, oltre alla cittadinanza.
L’auspicio è che ora la statua abbia finalmente giorni più tranquilli e si leniscano anche le polemiche (non del tutto infondate) nate dal lievitare dei costi della realizzazione per la più volte rinviata esecuzione dell’opera, costata complessivamente oltre 180.000 euro, di cui 149.000 giunti dal provvidenziale sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
Da parte sua Luciano Scarpante, autore del citato articolo, che più volte si è interessato al problema di un’idonea collocazione della statua del Farsetti, dando vita nel 1998 anche ad un convegno a cui parteciparono personalità di spicco del mondo culturale (tra gli altri Loris Vedovato, autore della storia della famiglia Farsetti, Claudio Mancin, Giorgio Celli, Elios Andreini e l’avvocato Luigi Migliorini) propone che la realizzazione del monumento non sia un fatto isolato, ma un atto significativo per rilanciare la ricerca delle nostre radici e ricostruire la storia locale.
In particolare egli richiama l’attenzione sulle numerose corti rurali da salvaguardare e valorizzare. “Problema urgente – sottolinea – perché oggi rimangono pochi elementi: c’è stato un periodo nel quale tutto veniva distrutto (i nobili veneziani per tanto tempo sono stati visti unicamente come sfruttatori della popolazione locale) e ancora oggi la maggior parte degli edifici che testimoniano la presenza veneziana nel Delta sono in condizioni precarie se non in uno stato di totale abbandono e mancano progetti per il loro recupero”.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Un monumento per A. F. Farsetti”. Ventaglio Novanta, n. 46, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-monumento-per-a-f-farsetti/