“Ricorro alla giustizia di S.V. Rev.ma perché si compiacia di assegnare alli predetti habitanti esistenti dentro i confini di detti miei beni e Polesini di mia regione la Chiesa in titolo S. Nicolò che io sono per edificare nel Polesine dello Zocco di ridurli, separarli e di smembrarli dalla suddetta Chiesa di Contarina e di erigerla in Parrocchiale quella che deve da me edificarsi, che pure dovrà servire per me, miei figlioli, posteri, agenti e per tutti li habitanti in perpetuo in tutti miei Polesini Beni e luoghi.”¹
Così scrive il Nobil Homo Nicolò Venier in data 2 agosto 1682, indirizzando la lettera al rev.mo vicario capitolare di Chioggia Eliseo Nordio. Il nobile veneziano chiede di poter erigere a sue spese una chiesa, con la chiara intenzione di farla diventare parrocchiale, cioè assegnandole un parroco che attenda alle funzioni religiose e agli altri uffici. Nella sua richiesta ha cura di elencare i disagi e le difficoltà in cui versava la popolazione per presenziare alla S. Messa a Contarina: innanzitutto la distanza, le condizioni atmosferiche, le strade impraticabili nel periodo invernale e l’attraversamento del fiume. In conseguenza a ciò, i giovani erano impossibilitati ad essere “eruditi nella Dottrina Cristiana” e, cosa ancor più grave, accadeva che talvolta gli abitanti della zona morissero senza ricevere i dovuti sacramenti.
La famiglia Venier apparteneva al patriziato veneziano, infatti Nicolò Venier è detto Nobil Homo, titolo nobiliare spettante ai membri dell’aristocrazia al governo della città di Venezia, che, diversamente dalla nobiltà feudale, fondava il proprio potere sulla ricchezza dei commerci con l’Oriente. Non era cosa facile entrare in questo corpo sociale²: occorreva essere iscritti al Libro d’Oro, cioè un registro dei nobili gelosamente custodito a Palazzo Ducale. Tutti i legami familiari venivano verificati e ogni aspetto della vita del patrizio era attentamente sorvegliato e regolato dallo Stato.
Le famiglie più antiche, che avrebbero eletto il primo doge, erano dette Apostoliche, erano 12 e tra queste troviamo i Tiepolo; insieme ad altre erano dette i “Longhi”, in quanto iscritti da lunga data; i Venier appartenevano ai “Corti”, perché entrate nel corpo della società nel Trecento. Nonostante ciò, la famiglia sosteneva di discendere dalla gens Aurelia della Roma classica, cui appartenevano gli imperatori Valeriano e Gallieno, e diede inoltre ben tre dogi alla Serenissima: Antonio Venier (62° doge), Francesco Venier (81°) e Sebastiano Venier (86°).
Accogliendo la richiesta, il vescovo Mons. Antonio Grassi separò il territorio di Ca’ Venier dalla Parrocchia di Contarina e istituì la nuova Parrocchia di S. Nicolò, con un decreto del 5 febbraio del 1684. Don Paolo Calvi divenne così il primo parroco della nuova parrocchia.
Nel suo scritto il nobile veneziano chiarisce molto bene le esigenze che lo spingono ad edificare la chiesa, ma, nella parte della lettera riportata dal canonico Ciriello, non si spiega perché voglia intitolare la nuova chiesa a S. Nicolò.
Facendo qualche ricerca per trovare risposta, si scoprono cose inaspettate ed emergono legami interessanti.
Innanzitutto va osservato come S. Nicolò sia altresì noto come S. Niccolò, S. Nicola Magno, S. Nicola di Myra e … S. Nicola di Bari. Esattamente il S. Nicola di Bari patrono dei marinai, bambini, pescatori, ragazze da marito, mercanti, commercianti e di chiunque si trovi in circostanze sfavorevoli, la cui ricorrenza viene celebrata il 6 dicembre, giorno della morte, presumibilmente avvenuta nell’anno 343, forse nel monastero di Sion. Secondo la tradizione furono attribuiti al santo numerosi miracoli compiuti sia in vita che dopo la morte. Nell’iconografia viene rappresentato con il mitra e il bastone pastorale, simbolo della carica di vescovo di Myra che ricoprì per acclamazione del popolo dopo la morte del predecessore, e tre sacchetti di monete, o anche tre palle d’oro, in relazione alla leggenda secondo cui per tre sere donò a tre fanciulle la dote salvandole dalla prostituzione e permettendo loro di maritarsi decorosamente.
In effetti, appena si entra nella chiesa di Ca’ Venier, nella cappella a destra è collocata la statua del santo con il pastorale e un libro con sopra tre palle d’oro; sul soffitto della navata vi è dipinta l’Ascesa di S. Nicola (opera del pittore Bergamini di Ferrara, completata dal pittore Rino Guglielmo di Chioggia) dove appare con mitra e pastorale³, con cui è rappresentato anche nella pala d’altare del ‘600 fino a poco tempo fa posta sulla parete sinistra, a fianco di S. Agostino e accanto a Maria SS. Regina degli Angeli e dei Santi⁴.
Dunque emerge una prima importante relazione: Ca’ Venier – S. Nicola – Bari. Ma cosa lega Ca’ Venier a Bari? Leggendo le vicende che riguardano il santo, la risposta è presto data: la storia di Venezia.
Le spoglie del vescovo vennero conservate nella cattedrale di Myra fino al 1087, quando la città fu occupata dai Musulmani. Bari (che all’epoca era sotto il dominio bizantino) e Venezia, già rivali nei traffici marittimi con l’Oriente, entrarono in competizione per impossessarsi delle reliquie del santo. Nello stesso anno una spedizione di 62 baresi raggiunse Myra e ne trafugò i resti sepolti sotto l’altare maggiore. Ma i Veneziani non si rassegnarono, e quando si recarono a Myra durante la prima crociata (1099-1100), vennero a sapere che le cerimonie più importanti non venivano celebrate sull’altare maggiore della chiesa, ma in un ambiente secondario. Qui rinvennero una grande quantità di frammenti ossei, che attribuirono al santo; li portarono a Venezia e li posero nell’Abbazia di S. Nicolò presso il Lido.
Secondo una leggenda, fu la famiglia Zancaruol che fondò il convento e la chiesa, dedicandoli al vescovo santo in un’epoca che risalirebbe alla nascita di Venezia. Ancor oggi nelle acque antistanti si conclude la cerimonia dello Sposalizio del Mare, dove viene recitata la preghiera affinché “per noi e per tutti i navigatori il mare possa essere calmo e tranquillo”.
Un auspicio questo che hanno sempre fatto proprio anche i marinai del delta, pronti nei momenti di difficoltà ad invocare il santo a cui è dedicata la chiesa di Ca’ Venier.
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Come citare questo articolo
Selene Doni. “San Nicola di Ca’ Venier”. Ventaglio Novanta, n. 46, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/san-nicola-di-ca-venier/