La credenza popolare ritiene che le stelle cadenti, che si osservano talvolta nelle notte serene d’estate, siano le anime dei defunti non ancora perfette per accedere nel mondo dei morti. Esse, respinte dal cielo, ritornano per ottenere dai vivi qualche atto meritorio per accumulare meriti sufficienti per la loro pace eterna. Di solito si crede che basti qualche obolo o qualche messa in suffragio per placarle, come nei tempi primitivi si richiedevano per il medesimo scopo sacrifici di animali o di persone.
Anche le faville che si alzano quando si attizza il fuoco sono anime che si liberano per andare verso il purgatorio. Nella casa contadina, quando si seppelliva con la cenere el fogo del grande focolare, si faceva bene attenzione a non lasciare sciolte le catene ed i ganci dell’alare. Bisognava tirarle su altrimenti quelle anime vi potevano rimanere incatenate¹.
Anime inquiete, secondo la tradizione contadina, talvolta si muovono tra di noi e tentano di comunicare con il mondo dei vivi, anche di giorno.
Cleto Corrain riferisce in proposito un episodio. Si narra, infatti, che un volta un’anima rimase impigliata in una ruota di un carro, durante una delle sue scorribande sulla terra. Essa si lamentava con il conducente del carro perchè ad ogni giro della ruota veniva travolta e schiacciata².
E’ l’unico caso secondo la tradizione in cui un’anima fece sentire la sua presenza alla luce del giorno. E’ rarissimo che ciò avvenga. Se può essere, lo è solo con la mediazione di qualcuno particolarmente sensibile e a volte perfino fisicamente.
E’ nella natura dello spirito vagante tentare in continuazione di ritornare a vivere il contatto con la realtà lasciata, perciò è considerato perennemente inquieto alla ricerca dell’occasione per interferire con la vita dei vivi. Nascono e si inventano così una miriade di pratiche, di preghiere, di formule magiche o di regole per evitare o per attenuare questo temuto contatto. Quello che viene chiamato comunemente il culto dei morti. Il culto dei morti è la prassi meno alterata nel tempo, ed è l’unica tra tutte le manifestazioni esteriori della antica religiosità.
Più che di pratiche religiose parlerei di religiosità innata, di regole e comportamenti millenari. Tanto più che si nota come certe pratiche religiose svaniscano e si dimentichino senza che si attenuino le convinzioni religiose precedenti. Il substrato pagano, improntato su un sorta di animismo naturale, permane³. Molti studiosi ed appassionati della religiosità della cultura contadina sono d’accordo nel rilevare che la chiesa, sovrapponendosi alla vecchia cultura pagana, si è appropriata del culto dei morti adattando la prassi antica in particolare sulla dottrina del purgatorio⁴.
Nel Polesine e nel Veneto si rimane legati alla tradizione arcaica del culto dei morti con una intensità affettiva più che altrove. Legami invisibili collegano la prassi veneta alle generazioni passate.
Il primato appartiene ai Veneti di pianura, intorno alle lagune, con naturale sconfinamento verso sud, oltre il Po e verso le Valli di Comacchio. Per facilitare il passaggio dell’anima nell’aldilà, in certe parti si usa ancora mettere qualche moneta nella saccoccia del defunto perché si paghi il pedaggio, o addirittura si mette ancora nella sua bocca la moneta di Caronte per lo stesso motivo; la salma doveva indossare solo le calze che dovevano essere bianche e non di filato di lana. Se il defunto era una donna sposata, doveva essere sepolto senza la vera matrimoniale.
Quando il funerale riguardava bambini o zitelle o celibi, sulla bara venivano poste, accanto ai fiori, anche delle decorazioni dette oro cantarin. L’oro cantarin era una tradizione dell’alto Polesine e consisteva in bandierine di carta stagnola (dorate da un lato ed argentate dall’altra) di forma quadrata, piegate lungo la diagonale e decorate con fiocchi. Queste decorazioni venivano poi piantate sul tumulo in cimitero dopo la sepoltura.
I presagi della presenza della morte sono ancora ritenuti molti. La natura – è questa una convinzione antica – ne dà i segnali. E’ sopravvissuta fino ai nostri giorni la paura del canto notturno della civetta e dell’upupa. E ancora adesso il canto notturno della civetta è temuto e mette a disagio. E’ ritenuto il segnale premonitore che qualcuno nei dintorni è in procinto di intraprendere il gran viaggio. E allora si dà la caccia all’uccello per farlo tacere. Altrettanto si dice di un cane che ulula nel silenzio notturno: è il segnale che questa volta è il padrone che deve partire.
Così capita se si sogna un cane nero.
Chi mette a dimora una pianta di rosmarino lega il suo destino al suo attecchimento. Da questo forse dipende il fatto che da noi si incontrano poche piantagioni di rosmarino, al contrario di certi altri luoghi dove la pianta, ad esempio nel Veneto orientale e nell’Istria, viene adoperata addirittura per formare recinzioni e siepi.
Ancora si crede che se un occhio incontrollatamente si mette a vibrare o a sbattere senza una ragione ( l’ocio ca baliga) annunci una disgrazia e la morte di qualche consanguineo.
Porta morte se si sogna un dente e, se sanguina, la morte prossima è quella di un parente stretto. Come pure è annuncio di morte se si sogna un bucato steso (viatico e morte) (il lenzuolo è un sudario funebre), così se il sogno ha per oggetto delle scarpe rotte (i contadini indossano le scarpe solo se devono intraprendere un viaggio).
Quando un ammalato si aggrappa o palpeggia le coperte del letto è un brutto segno: El fa su le so robe per la sua vicina dipartita, perché così facendo si crede che stia mettendo insieme le cose personali per intraprendere il grande viaggio.
La forma più appariscente di questa presenza sono le Lumaze (I fuochi fatui) che appaiono sotto forma di fiammelle fluorescenti all’improvviso, in particolare nei periodi estivi, tra i campi, lungo i sentieri, dietro le siepi, tra i rami degli alberi… e in ogni stagione dentro e fuori i recinti dei cimiteri dove si crede stiano di casa. Si riteneva, ad esempio nell’Alto Polesine, che fossero dovuti alle ossa rimaste insepolte in qualche posto fuori dal cimitero o addirittura alla gelosia di qualche sposa defunta che non era soddisfatta del comportamento del marito che era sopravvissuto⁵.
Secondo le credenze popolari queste luci improvvise, che si muovono veloci e che non lasciano tregua a chi si mette a fuggire spaventato lungo i sentieri solitari di campagna, sono anime purganti bisognose di aiuto per trovare la pace eterna.
Chiedono in particolare messe in suffragio. E questa pratica di pietà della religiosità popolare verso lo spirito purgante è ancora ben viva tra il popolo, che al sacerdote chiede ancora adesso messe in suffragio per l’anima del caro estinto.
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Come citare questo articolo
Adriano Romagnolo. “Stelle cadenti e “Lumaze””. Ventaglio Novanta, n. 49, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/stelle-cadenti-e-lumaze/