TRAMONTO
S’accasa un fremito d’oro, soffice abbraccio tra l’effusa del mondo
Giorno accolto nel porto d’ampia baia materna nell’occaso sommersa
Un tepore d’arancio posato a ponente in un concavo canto
Palpitante torpore s’accora tra il rosso ed un viola commosso
Sapore di singulti spenti in lacrime sciolte tra alte ali di vento
L’umore stropicciato alita sparse sabbie su cori di nuvole
Rosata effusione in praterie di luce di fievole porpora velata di tenebra
Soccombere del giorno che diviene ricordo
TUFFI DI LUCE
Schiaffi sugl’occhi d’oasi ocra sgargianti
Urla d’oro mietono i sereni melismi dello sguardo sul paesaggio
Andare ondando su campi di grano colti in flagrante nel giallo rampante sugli scudi del Sole, fragrante reato amato intatto in retine intontite
Bionde onde abbacinanti svaniscono nella risacca di spuma di spighe tra infinite colline
Attonito il cuore del cielo depone caldi battiti di luce nell’armistizio della notte
NEVICATA
Folle felici di fiocchi infiniti, frementi calme in frulli di falde cadono appese tra mille farfalle.
Fredde faville feriscono fiabe di foglie sepolte in fragranze d’inverni, seta di ghiaccio rivela le forme, affondano i suoni in coltri profonde.
Nel grigio sospeso al cielo soffuso bianchi cristalli si azzuffano lievi, è fioca bufera di soffici nevi.
GERMOGLI
Culle di bimbi fra ninne nanne di vento, occhi chiusi che sognano su cuscini di favole, verdi soavi che indugiano in boccioli di foglie.
Uova di linfa attendono albe dischiuse dal tempo.
Un’ acquerugiola lieve di gemme sui rami dissipa la ruvida stanchezza di cortecce in cori tremuli di sorrisi.
Vive, giusto nell’attimo del vostro sbocciare, la Primavera.
Germogli, Tramonto, Nevicata, Tuffi di luce fanno parte de “I canti silenziosi degli aironi”. Questa silloge premiata al concorso “Locanda del Doge 2016” indaga lo stupore di come la parola possa salvare intatti frammenti di sensazioni sgorgate dall’inesauribile fonte primordiale della natura.
LA META
Bote, pache, xenocià in tea pansa testa par tera, muso de fango, ocio pestà, recia masenà
No morsegar!
Spinsi, tira, moea, fraca, tò, ciapa, cori, scampa!
Me ga segà!
Xo par tera, mucio, sora tuti. Te me schinsi!
Gomi in tea boca, deo in t’un ocio, recia in tel naso.
Struca, placa, sfàlta, àra.
Cossa? Tuto!
Campi, brasa, man, erba, gambe, onge, pocio, oci, dei, ocio!
Baea mia!
Finta, o go mandà a mosche. Go fato el buso!
Si apre un varco inatteso … il sorriso di un raggio tra le nuvole dischiude l’intatta savana verso la meta.
Steppe sterminate da cavalcare come Unni impazziti aggrappati alla criniera del proprio desiderio.
Lo spazio che separa l’abbraccio di Ulisse e Penelope divorato dagli occhi increduli di un bambino che si sta per tuffare beato nella torta dei suoi sogni.
Sospeso il tempo s’arresta sgomento.
Abitare per sempre quel lembo d’esistenza è l’eterno sogno di ogni rugbista.
Mille bombe atomiche compresse in un secondo deflagrano scroscianti nel petto.
Big-bang di gioia.
E’ meta!
UNA MAMMA
Sola a bordocampo, scarmigliata e paonazza, ritualmente dedita alle sue urla furibonde, forsennata baccante inebriata dalla propria foga.
Disperati incitamenti necessari a cui non può rinunciare per amore per paura per vincere le sue ansie per proteggere il suo bambino per cercare di sottrarlo alle sconfitte che tutti abbiamo patito.
Tu gridi ma lui non ti sente, è immerso lontano nei sogni della sua fatica.
Non ti preoccupare, chi ha il coraggio di giocare ha già vinto e non potrà essere sconfitto da nessuno!
Si può fare poesia sul rugby? Ricordi di giocatore e sensazioni di spettatore. Il dialetto aiuta ad evitare la retorica che al rugby non appartiene. Solo fatti nella fatica del fango che l’idioma veneto aiuta a raccontare con umiltà.
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Come citare questo articolo
Marco Schiavon. “Tuffi di luce”. Ventaglio Novanta, n. 56, 2018. https://ventaglionovanta.it/archivio/tuffi-di-luce/