Con una serie di incontri-dibattiti è stata ricordata presso l’Istituto Comprensivo di Taglio di Po la ricorrenza del centenario del genocidio degli Armeni.
Particolarmente atteso l’intervento della scrittrice Antonia Arslan, i cui legami con il Polesine fin dall’infanzia si sono sempre manifestati intensi, grazie alla madre Vittoria Marchiori che a Lendinara nacque e visse prima di trasferirsi a Padova sposando Khayel Arslan di origini armene.
A Taglio di Po Antonia Arslan, avvolta in una sciarpa dai colori dell’Armenia, – rosso blu arancio – ha fatto un ampio excursus sulla storia degli armeni, un popolo diverso perché cristiano, con una propria lingua e una cultura millenaria. Un popolo piuttosto ricco, che occupava una buona posizione geografica e che all’interno dell’impero ottomano ebbe una convivenza senza problemi lunga dieci secoli, fino al tragico 24 aprile 1915, giorno in cui il governo dei Giovani Turchi, in nome di un bieco nazionalismo, ne pianificò il massacro.
“Un milione e mezzo di vittime, di cui l’odierna Turchia – ha sottolineato la Arslan – ancora oggi si rifiuta categoricamente di parlare e di cui poco o nulla raccontano i libri scolastici. E allora l’imperativo morale – questo il suo monito – è ricordare, se vogliamo evitare che altri genocidi si ripetano. Dobbiamo difendere il diritto di ricordare degli armeni, ma anche dei turchi, perché riconoscano gli errori del passato e possano riscrivere pagine diverse della loro storia”.
Antonia Arslan è quindi è passata a raccontare la sua storia personale, intrecciando memorie familiari, momenti vissuti, emozioni e infiniti ricordi, come quelli legati alla sua più cara amica d’infanzia: Camilla, di Taglio di Po, alla quale nel libro Il cortile dei girasoli parlanti ha dedicato l’evocativo capitolo “Camilla e le rose gialle”. Per il figlio Alessandro e la sua famiglia, presenti all’incontro, la Arslan ha avuto bellissime e dolcissime parole, come anche per la sua ex allieva all’Università di Padova Renza Chiavegato, ora insegnante presso la scuola media Maestri, e per la famiglia di Paolo Agopian Giangolzian, il cui bisnonno era amico di suo nonno, entrambi allora studenti di medicina al collegio armeno Moorat Raphael di Venezia.
Un intervento molto seguito quello della Arslan, preceduta, nel ricordo della strage degli Armeni da Sivazliyan Baykar, presidente dell’Unione Armeni d’Italia che ha avuto l’onore di aprire l’iniziativa di Taglio di Po, evidenziando come quello degli Armeni sia stato il primo genocidio del 20° secolo, per troppo tempo dimenticato dalle potenze occidentali e negato dalla Turchia moderna repubblicana.
“Se se ne fosse parlato di più, probabilmente non ci sarebbero stati altri genocidi come la Shoah nel cuore dell’Europa”. “E allora – ha proseguito – il dovere dei sopravvissuti all’orrore e delle persone di buona volontà è quello di ricordare, per strappare all’oblìo lo sterminio, il “Grande Male” di circa due milioni di armeni”. Quindi ha fatto un’ampia e appassionante disamina sulla storia, l’identità religiosa linguistica e artistico-letteraria degli armeni, sulla loro secolare presenza in Italia: nel 66 a.C. Nerone a Roma incoronò Tiridate I re di Armenia.
L’appassionante lezione di storia si è ulteriormente arricchita di aneddoti, citazioni e curiosità: ancora oggi, in dialetto veneto, viene chiamata “armein” l’albicocca, frutto particolarmente amato dagli Armeni; l’antico nome della città di Rimini, Ariminum, deriverebbe proprio dal fatto di essere stata fondata dagli Armeni; è nato nella terra di Noè uno dei cognac più pregiati al mondo.
E’ poi intervenuto l’antropologo Giacomo Mario Dei Rossi che, col supporto del documentario Common Ground Venezia di cui è autore, ha affrontato il dramma del popolo armeno e la memoria negata. “Il Metz Yeghern, il genocidio degli armeni – ha detto – è un lutto incompiuto, un funerale mai concluso. Il genocidio non ha portato via la memoria storica ed è ancora vivo sulla carne dei sopravvissuti e delle loro famiglie, così come nelle giovani generazioni turche. Oggi, dopo cento anni, non è possibile accettare che il genocidio armeno venga pervicacemente negato dalla Turchia: il negazionismo è un crimine perfetto”. E gettando un ultimo sguardo sull’attuale situazione tra l’Armenia e la Turchia, ha concluso: “Sarebbe utile che i turchi potessero servirsi della memoria per riscrivere la loro storia”.
Soddisfazione per la buona riuscita dell’importante iniziativa è stata manifestata dai promotori: “Un evento di grande rilievo storico-culturale”, ha sottolineato l’assessore alla cultura Veronica Pasetto, ringraziando il dirigente scolastico Osvaldo Pasello, insegnanti, alunni e quanti hanno contribuito alla realizzazione del progetto intitolato “La vicenda dei popoli dell’est: l’umanità scopre il genocidio 1915 2015”.
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Come citare questo articolo
Anna Volpe. “Un genocidio dimenticato”. Ventaglio Novanta, n. 51, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/un-genocidio-dimenticato/