L'appuntamento con Serena Lazzarini, affermata cantante lirica di Rovigo, è presso la sua casa, nell'immediata periferia della città. La signora mi fa accomodare sul terrazzo, dato il caldo pomeriggio settembrino; una leggera brezza arriva dal giardino ben curato, che attornia la grande villa, costruita da alcuni anni. Più in là la campagna, lussureggiante e piena di tutti quei colori che preludono ormai all'imminente autunno.
Serena siede davanti a me: un leggero e ampio abito rosso vivo mette in risalto i suoi capelli nerissimi, che incorniciano un volto fresco, dalla carnagione chiara.
Desideravo parlare con lei, volevo capire il "personaggio" ma più che altro la "personalità", il carattere, le abitudini, il modo di concepire il suo lavoro e la gente con la quale si trova ad operare: la sua stessa vita insomma.
Insieme ricordiamo, prima di entrare nel vivo della conversazione, il nostro viaggio del mese precedente in Inghilterra e a Londra, durante il quale ci eravamo conosciuti, la bellezza dei paesaggi ammirati e la maestosità della capitale inglese visitata. Mentre parla, Serena accarezza uno dei suoi tre cani, raccolti dalla strada e a lei molto affezionati. Essi girano liberamente per il giardino e la casa e, a turno, si avvicinano a lei per una carezza.
– Amo molto questi cani e ho anche cinque gatti. Gli animali non ti abbandonano mai e questo cane in particolare – dice, accarezzando il più grande, tutto nero – mi segue sempre, capisce il mio stato d'animo e, quando si accorge che non sono tranquilla e ho dei problemi, non mi lascia un momento.
Serena parla con molta giovialità, con modi amichevoli che ti mettono sempre a tuo agio. È spontanea e ispira simpatia. È allegra, o almeno lo sembra e in tal modo si comporta con gli altri, ma noti in lei un sottofondo di malinconia, probabilmente causato dai seri problemi di salute avuti in questi ultimi due anni.
Serena appare estroversa, grintosa e tenace nelle sue determinazioni, una donna con i piedi per terra, puntigliosa e cocciuta nel raggiungere i traguardi prefissati, come quando, allora ventiduenne, vide per la prima volta Alberto, ora sua marito, e, colpita dal suo modo di fare e dalla sua prestanza, disse a se stessa: "Quello me lo sposo" e tanto fece finchè non raggiunse il suo scopo.
Con le persone che ha avuto ed ha intorno, sia nella vita e soprattutto nel lavoro, ha sempre cercato un rapporto amichevole, sincero, qualunque fosse la mansione di ognuna e la loro estrazione sociale. Ha sempre dato più importanza ai loro sentimenti, ai legami affettivi che di volta in volta si venivano a creare e che, a tutti i costi, voleva mantenere nel migliore dei modi.
– Questi vengono certamente prima di tutto, anche prima del lavoro per quanto importante questo possa essere – dice.
E il marito, appena rientrato dal lavoro, conferma quanto da lei asserito e assicura che Serena si è sempre comportata in tal modo.
– Gli affetti e la famiglia ti restano sempre – aggiunge lei – mentre il lavoro a volte ti abbandona, come è successo a me recentemente per motivi di salute, e allora veramente capisci quanto è vero ciò che ho detto, quanto ti sostiene l'amore dei tuoi e quindi quanto questo sia insostituibile.
Mi rivolgo ad Alberto, conosciuto assiema a Serena a Londra; mi viene spontaneo chiedere che ruolo egli ha avuto nella professione di cantante lirica della moglie.
– Mi ha sempre seguito e incoraggiato fin da quando incominciai ad andare a lezione di canto a Milano da Rina Malatrasi o da Bergonzi a Busseto – interviene Serena. – Con grandi sacrifici, e togliando spazio al suo lavoro, mi ha sempre accompagnata durante la mia preparazione o ai primi concerti; poi aspettandomi a casa con tanta pazienza durante le mie assenze quando, con il successo, arrivarono anche le scritture presso i teatri di diverse città italiane, come Bologna, Genova, Roma, Catania, Palermo, Napoli o all’ estero come ad Amsterdam ed in America. Per amore mio, Alberto è entrato nel "mio mondo" e ha condiviso ogni mia scelta, anche quando questa diventava molto pesante. M'ero gettata a capofitto in questo lavoro, con grande passione; desideravo diventare un'artista di serie A e quindi mi sono sempre impegnata al massimo. Da due anni non canto, come ti ho detto, ma Alberto continua ad essermi vicino per tutti i problemi che ho in questo delicato momento.
Alberto la guarda con tenerezza e le stringe affettuosamente una mano, avvertendo in lei un momento di nostalgia e di turbamento.
Serena ci lascia soli; deve prepararsi per un appuntamento. Ne approfitto per farmi raccontare dal marito le notizie "tecniche" sulla professione di Serena, informazioni che lei non desiderava darmi, ma che mi è doveroso riferire ai lettori per inquadrare la figura della cantante lirica.
Dopo oltre dieci anni di studi musicali di organo, composizione organistica e di pianoforte presso il Conservatorio di Rovigo, Serena Lazzarini decide, per una scommessa con se stessa, di dedicarsi al canto. Sostiene l'apposito esame seppur senza preparazione specifica, viene trovata intonata ed ammessa.
I primi tre anni sono difficili perchè la sua voce, ritenuta di soprano, non viene compresa dall'insegnante. Poi Serena comincia a peregrinare per tutta Italia alla ricerca del maestro ideale che riesca a forgiare questa sua voce grave (e quindi di contralto).
Nel frattempo insegna, ma capisce che questa non è la sua strada. Frequenta il coro del maestro Amelio Rigolin e trova "vivacissima" la sua esperienza.
Dapprima canta come comparsa, poi come corista e successivamente in piccole parti per arrivare poi, nel 1986, al debutto vero e proprio con il "Barbiere di Siviglia". Continua a fare concorsi, più o meno importanti, e l'affermazione avviene nel 1990 vincendo il "Maria Callas" alla Fenice di Venezia.
Comincia, pertanto, la sua attività concertistica in tutta Italia con la "preziosissima" preparazione del maestro Paolo Ballarin, con il quale collabora ancora. Presenta diverse opere, tra cui "Madama Butterfly", "Rigoletto", "Carmen", "Il barbiere di Siviglia", "Adriana Lecouvreur", "Orfeo ed Euridice".
Il critico e storico della lirica Rodolfo Celletti, di Milano, ha definito la sua voce "come un velluto francese".
Da due anni Serena Lazzarini non canta, essendo stata operata alle corde vocali, ma ha molta fiducia di riprendere al più presto la sua attività.
Noi glielo auguriamo di cuore.
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Come citare questo articolo
Paolo Zambonin. “Una “voce di velluto francese””. Ventaglio Novanta, n. 20, 2000. https://ventaglionovanta.it/archivio/una-voce-di-velluto-francese/