Musikè la chiamavano gli antichi! Era l'arte delle muse, ovvero la capacità di produrre suoni attraverso la voce o appositi strumenti. Se già l'antica Grecia ragionava su come organizzare rumori e pause, percussioni e silenzi, è altrettanto comprensibile come la musica abbia saputo evolversi con la stessa armonia di cui è composta.
Poi nei secoli una logica evoluzione conferisce protagonismo a musicisti e compositori. Ma cosa avviene quando tutti i sensi vengono invocati? Può una sensazione uditiva corrispondere a un colore? Può una percezione visiva conquistare l'olfatto?
"Les parfums, les couleurs et les sons se répondent.", recitava Baudelaire in Correspondances. Ma questa magnifica sinestesia arriverà per gradi.
La nuova mostra di Palazzo Roverella si svela in tutta la sua meraviglia già dal titolo… che appare un invito a… Vedere la Musica.
Eppure esaminare i sensi disgiuntamente, capire come hanno origine, comprendere come interagiscono tra loro è stato impegno dell'età dei Lumi che ha mutato profondamente lo studio del suono elevandolo al rango di Arte in grado di muovere sentimenti profondissimi.
L'approccio non è stato tecnico, non è stato riservato ai trattati, ma si è mosso dalle numerose suggestioni seguite all'ascolto di musiche straordinarie; e quando le ricche considerazioni prodotte sono uscite dal circuito chiuso dei salotti, hanno trovato dignità di pubblicazione. Il passo successivo è stato l'educazione all'ascolto e al bello e una nuova utenza che andava progressivamente ingentilita nello sfondo della Francia del '700. Oltre il semplice ascolto viene creandosi quindi l'Esperienza compiuta che trova il suo maggior godimento nella condivisione di una nuova classe sociale.
A definire ulteriormente questi passaggi arriva il professor Giovanni Boniolo, Presidente dell’Accademia dei Concordi che durante la presentazione della mostra offre ancora una volta spunti di riflessione e nozioni culturali di altissimo rilievo. La lettura suggerita parte da tre grandi filoni storici:
1) Le teorie che nei secoli hanno sviluppato la filosofia della percezione. A tal proposito cita il filosofo Étienne Bonnot de Condillac che nel suo "Trattato sulle Sensazioni" (1754) fa un esperimento mentale di una statua che inizia ad acquisire i sensi e progressivamente comincia a rappresentare il mondo. Qui troviamo una meravigliosa correlazione tra i sensi della vista e dell'udito, oggetto d'interesse tra l'altro anche della mostra rodigina.
2) La semanticità della musica ovvero la capacità della musica di rappresenta qualcosa, citando il violinista settecentesco de Chabanon e la nascita di un'estetica musicale
3) L'Opera d'arte totale (coniato in ambito germanico col termine Gesamtkunstwerk) teorizzata dal filosofo tedesco K. F. E. Trahndorff e poi utilizzato anche dal compositore Richard Wagner e al Wagnerismo la mostra dedica un ampio approfondimento.
Il teatro appunto è un'opera d'arte totale perché soddisfa un godimento completo di un'esperienza estetica, se pensiamo alle arti visive nelle scenografie, alla coreutica, alla musica, alla recitazione.
Percorrere le stanze di Palazzo Roverella in questa mostra sontuosa conclude il professor Boniolo non è soltanto avere la possibilità di vedere splendide opere, ma intraprendere una serie di percorsi culturali che hanno attraversato l'intera storia del pensiero occidentale.
Per il curatore della mostra, Paolo Bolpagni "riuscire a mostrare visivamente ciò che si dispiega peculiarmente nel tempo più che nello spazio – ovvero la musica – è già di per sè una sfida concettuale molto affascinante".
Il virtuoso percorso di studio copre un arco di tempo che va dal 1880 al 1940 circa perchè questo "è un periodo nodale in cui, prima è stata fortemente recepita, nell'ambito del Simbolismo e delle sue varie propaggini, l'ambizione di creare un'opera d'arte totale, sulla base del retaggio wagneriano e non solo (quindi diffondere le varie espressioni artistiche, le arti visive e la musica) e poi perchè con le Avanguardie storiche all'inizio del XX secolo si è prodotta un'autentica rivoluzione che ancora oggi incide sugli sviluppi artistici. E all'interno di questa rivoluzione molto spesso l'ASPIRAZIONE ALL’IMMATERIALITA' DELLA MUSICA è stata ciò che ha fatto scattare una scintilla (per es. La nascita dell'Astrattismo, Kandinskij, Klee ecc.) e alla base c'era il riferimento al linguaggio musicale, quindi non si trattava semplicemente di un'ispirazione sentimentale, quanto piuttosto la volontà di recepire alcuni dei meccanismi compositivi della musica per farli propri nella creazione di UN NUOVO LINGUAGGIO VISIVO. Una relazione quella delle arti visive e della musica, strettissima come mai era stata ed è stata nel corso della storia delle arti."
Il sindaco prof. Edoardo Gaffeo ha sottolineato quanto la mostra si inserisca nell'alveo della straordinaria qualità delle proposte della Fondazione Cariparo e quanto il progetto sia coraggioso nel suo significato d ripresa e rinascita. Nell'obbiettivo di "unire tra loro i sensi diversi che consentono alle persone di intercettare il messaggio di natura artistica, vista e udito" la mostra racconta di esperienze teatrali, di musica e di arti visive restituendo un forte messaggio di attenzione e speranza a quei settori della cultura che hanno molto sofferto.
Gilberto Muraro, Presidente della Fondazione Cariparo, ricorda come "il significato della Cultura sia fonte di identità collettiva e creatività, particolarmente utile in questi tempi in cui abbiamo bisogno di un rilancio che venga dall'interno … il curatore ha posto una grande sfida, la musica è un programma ambizioso sul piano culturale, significa affrontare un terreno che è stato poco dissodato in passato, una visione così organica del rapporto tra musica e arte pittorica non c'era e la presenza di grandi artisti da Kokoschka a Paul Klee, a Kandinskij assicura che vi sarà l'apprezzamento di critici e pubblico."
Questa è la 23' mostra della Fondazione Cariparo che da 15 anni opera su una precisa linea curatoriale che analizza un periodo che va dalla seconda metà dell'800 alla prima metà del '900, ma di questo grande puzzle ogni anno continua a inserire preziose tessere con bellissime mostre offerte alla fruizione del visitatore unendo una ricca attività di ricerca e di rigore raggiunti finora attraverso importanti contributi.
Vedere la Musica vi aspetta a Palazzo Roverella fino al 4 luglio 2021.
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Come citare questo articolo
Irene Gianello. “Vedere la Musica”. Ventaglio Novanta, n. 62, 2021. https://ventaglionovanta.it/archivio/vedere-la-musica/