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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Villa Pepoli, il “Palazzon”

Iniziata la ristrutturazione dell’imponente edificio storico del XVI sec., a Trecenta ci si interroga sul suo utilizzo pratico

di Bruna Ghiotti

Ventaglio Novanta n. 3 1991 pp. 29–31

Ancora oggi troviamo a Trecenta un esempio di edificio tipico del Rinascimento: si tratta di Villa Pepoli, denominata il “Palazzon” per l’ampiezza dei suoi locali.

Gli antenati degli ex proprietari, i Conti Spalletti, “acquisirono la villa nel 1839 assieme alla vasta tenuta e agli edifici connessi, a saldo delle continue e progressive insolvenze finanziarie accumulate nei loro confronti dai marchesi Gaetano e Taddeo Pepoli”¹, discendenti da un’antica famiglia patrizia di Bologna che li ebbero, a loro volta, in eredità nel 1575 dalla famiglia Contrari di Ferrari.

In molte case rurali di Trecenta situate su fondi soggetti all’epoca a canoni livellari – livelli ai Conti Spalletti – è possibile, ancora oggi, trovare, in occasione dei lavori di ristrutturazione di queste case, una piccola targa in pietra con le lettere DDP simbolo del Diretto Demonio dei Pepoli.

“La Repubblica”² definisce il “Palazzon” come “La magnifica Villa Pepoli – che – venne costruita alla fine del XVI secolo dove prima sorgeva il castello estense. L’architettura dell’edificio è tipicamente emiliana, presenta un corpo centrale arretrato e due corpi laterali avanzati simili a torri ed ha, unica decorazione esterna, un cornicione dentellato. All’interno si apre un grande salone rotondo con soffitto a volta, decorato con cigni ed angeli, ed un ballatoio in legno che si raggiunge con una scala a chiocciola di pietra. Un’arcata unisce l’edificio alla dipendenza, un rustico del 1779 che porta lo stemma della famiglia veneziana Grimani³”.

Non essendoci un’entrata a se stante, chi entra nel palazzo, si affaccia subito nel salone centrale e si sente immediatamente immerso in una sorta di teatro animato dalle musiche, dalle commedie, dai balli dell’epoca; gli sembra persino di sentire il chiasso e di godere la vivacità di pranzi lauti e lussuosi con molti partecipanti.

Con la scomparsa della nobiltà è svanita anche la funzione della villa come sede del divertimento, del gioco, dello svago. Per molti anni l’edificio è stato infatti incredibilmente degradato e adibito ad essiccatoio per tabacco, magazzino per cereali e concimi chimici.

Nel Giugno 1987 la S.A.P. (Società Agricola Polesana) dei Conti Spalletti ha offerto in dono alla Regione Veneto l’imponente edificio e la Giunta Veneta ha deciso di accettare la donazione, autorizzando le necessarie procedure.

Nello stesso tempo il Governo Regionale ha incaricato uno studio tecnico di elaborare un progetto di massima per il restauro architettonico e ambientale, con ipotesi di riutilizzo dell’immobile. L’Amministrazione Comunale di Trecenta si è dichiarata disposta ad assumere in ‘comodato’ la gestione della villa, una volta che siano state eseguite le necessarie opere, per destinarla a finalità culturali e sociali. Il 23 Febbraio 1989 Villa Pepoli è diventata a tutti gli effetti proprietà della Regione Veneto. A firmare l’atto di accettazione sono stati il Vice-Presidente della Giunta regionale di allora, U. Carraro, e un rappresentante della S.A.P.

Nel frattempo, aspettando il maturare delle necessarie procedure burocratiche, il “Palazzon” rischiava un rapido degrado: dal tetto filtrava acqua che scioglieva il gesso degli stucchi ed allargava i buchi del soffitto.

Finalmente, dopo varie sollecitazioni, la Regione Veneto, seguendo il progetto di restauro ed, in particolar modo, il progetto di stralcio relativo al più urgente recupero della copertura, presentato dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici di Verona, ha fatto alla fine del 1989 un primo intervento sull’edificio storico, riparando il tetto.

Infine, all’inizio di quest’anno, sono iniziati i lavori di ristrutturazione globale di Villa Pepoli.

È necessario ora che questo importante edificio storico venga restituito alla collettività in tempi brevi, affinché possa essere adeguatamente valorizzato e costituire un qualificato punto di riferimento per tutto il Polesine.

A questo punto si impone una domanda: a quale uso concreto può essere adibita questa villa? Le dimensioni dell’edificio e la sua collocazione centrale rispetto all’Altopolesine fanno ritenere che una tale struttura debba caratterizzarsi quale importante punto di riferimento per un ampio territorio e a bisogni presenti e diffusi.

Il salone può ospitare mostre, esposizioni, conferenze, concerti; alcune sale possono essere destinate a gruppi culturali e sociali. Nel palazzo possono trovare sede organismi essenziali alla vita culturale quali ad esempio: un istituto scolastico in grado di fornire profili professionali nel settore della tutela ambientale, un museo didattico dei reperti storico-archeologici rivenuti nella zona; gli archivi dei comuni polesani o almeno altopolesani la cui attuale dispersione non facilita certo la loro consultazione da parte degli studiosi. Appare quindi necessario individuare quanto prima la soluzione più idonea per un positivo riutilizzo dello storico palazzo.

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Come citare questo articolo

Bruna Ghiotti. “Villa Pepoli, il “Palazzon””. Ventaglio Novanta, n. 3, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/villa-pepoli-il-palazzon/

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