VULNUS
Vulnus venatorio che spacca viscere aligere e ustorio frammenta il murmure vitale della foresta.
Assolo di assiuolo querulo, nascosto nello spessore del buio saturo di veleno.
Si levano in volo ogni notte, tra ogive di volte gotiche, di legni di pino, note fradice di lutto e voci strozzate in vampe di zolfo.
Vulnus vegetale di bocche fumide spalancate all’etere, neri sputi in faccia alla foresta marittima.
Aux tous les bois, aux tous les poissons empoisonnés, aux tous les animaux chassés: Cave canem. Cave hominem.
IL RICORDO DEL TUO AMORE
Il ricordo del tuo amore presunto, presuntuoso e pretestuoso, centellinato come ciò ch’ è prezioso o scarso, raggela ancora il mio sangue e il tempo che ci separa.
PANTELLERIA
Pantelleria, di vulcanica furia figlia, ninfèa di roccia dai petrosi petali, ninfale bellezza d’acqua.
Ho visto Nettuno farsi procelloso e penetrare i tuoi anfratti con dita di sale.
Isola ventosa da scirocco e libeccio capricciosi accarezzata.
Ho amato le tue rugosità cromatiche.
Il cobalto di profondità marine,
di costole ispide che respirano a strapiombo, il bianco di dammusi dai rutilanti tetti tra le foglie e le siepi;
il verde di pietre dipinte di capperi e di fichi spinosi;
il giallo d’elicrisi.
Sopra i tuoi scogli stesa io dipanato dedali di tormenti.
A scoscesi dirupi affacciata ho dato forma finita all’infinito.
LA PIETA’
Tra le mie braccia, seminudo e scarno, come corpo morto, pallido di plenilunio, triangolo pagano.
Nel silenzio del piacere appagato Il mio Cristo non era morto, ma appena nato.
OCCHI
Squarcio mortale dell’animo, di cui sussurrano, mistificatori, edulcorate sequenze.
Ferite vivide, spaccature cromatiche, battito d’ali di diurna farfalla;
perenne moto di pianeti nella calotta siderale di Morfeo sognatore.
Porte dell’Ade su cui le triplici Parche cuciono, per sempre, le ciglia nere.
Bulbi nervosi, errabondi su un emisfero di noce molle.
SOL DI GAZZE GAZZARRE
Sol di gazze gazzarre il quieto torpore interrompono irrompendo il silenzio.
Nel cielo celeste volano veloci rincorrendosi ed intrecciandosi in sinuose serpentine e giocose giravolte.
Come pazzi pittori di schizzi bizzarri, bicolori, spruzzano la tela, piume anziché setole tracciano tortuosi arabeschi.
Ovunque di fiori ghirlande, maturi frutti, cicalìo assordante e calore cocente.
SINUSOIDE
Cavalcavo eccitata il picco del sinusoide e somatizzavo l’ansa discendente, nell’incostante matematicità dei tuoi umori.
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Come citare questo articolo
Elisa Dall’Aglio. “Vulnus”. Ventaglio Novanta, n. 37, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/vulnus/