Marcello Zerqueni nacque a Trieste, allora inserita nel territorio dell’Impero Austriaco, il 31 marzo 1897 da una famiglia modesta ma laboriosa: il padre gestiva una piccola falegnameria, la madre era casalinga e il nucleo familiare raggiunse le quattro unità quando, ben dopo16 anni, nacque un altro maschietto.
Marcello manifestò interesse per gli studi e si iscrisse all’Istituto Magistrale, (allora detto Scuola Normale) assumendo ben presto su di sé anche il compito di capofamiglia in seguito alla precoce morte del padre.
Appena diplomato non ebbe la soddisfazione di ottenere subito una cattedra perché fu reclutato per la guerra del 1915-1918 ed inserito nell’esercito austriaco che doveva combattere contro gli italiani. Marcello Zerqueni si sentiva italiano, anche per i sentimenti favorevoli all’Italia che da sempre si erano respirati in famiglia. Perciò non intendeva assolutamente usare le armi e riuscì nel suo intento accusando problemi di salute, per cui ottenne un distaccamento in caserma.
A guerra finita iniziò l’attività di docente in un istituto privato e più tardi ebbe l’incarico di insegnare come maestro in una scuola pubblica, sempre a Trieste divenuta ormai italiana. In questo periodo conosce, e ben presto sposa, una ragazza triestina di dieci anni più giovane: siamo nel 1927.
L’esperienza acquisita e l’approfondimento degli studi lo portano a migliorare la sua posizione, ottenendo l’importante incarico presso il Consolato Italiano (Ministero della Pubblica Educazione) di coordinare le scuole italiane all’estero.
Correva l’anno 1932 e Marcello Zerqueni ebbe il suo primo incarico in Pensilvania, Stati Uniti, a Filadelfia. Nel 1934 rientrò in Italia per partecipare al concorso di Direttore Didattico. Nel 1935, dopo tre anni di assiduo lavoro, fu trasferito al Consolato della Scuola Italiana a Nuova York. Nella grande città statunitense si contava il massimo concentramento di emigranti italiani, e Marcello Zerqueni rimase nella metropoli per altri due anni. A Filadelfia, prima di partire per Nuova York, ebbe la sua unica figlia, che chiamò Fulvia, nome molto comune a Trieste, che gli ricordava l’Italia.
Nel 1937 venne trasferito al Consolato Italiano in Belgio, paese che, dopo qualche anno, dovette abbandonare per l’invasione tedesca e lo scoppio della seconda guerra mondiale.
Ritornò a Trieste dove c’era la mamma e il fratello che l’attendevano ed ottenne l’incarico di Direttore Didattico a Pola. Ma ben presto, ancora una volta, il destino di Zerqueni viene ad intrecciarsi col corso della storia. A conclusione della seconda Guerra Mondiale, l’Istria, aggregata alla Jugoslavia di Tito, non più terra ospitale per gli italiani. Inizia l’esodo e Zerqueni ottiene la nomina di direttore didattico a Rovigo. L’anno successivo è poi nominato Ispettore per le Scuole di Rovigo e di Adria.
Nello stesso anno in cui Zerqueni si spostò a Rovigo, raggiunsero il capoluogo polesano con le loro famiglie molti profughi dall’Istria, tra cui il prof. Florencis, il dott. Rodinis, il ragioniere Falchi e l’ing. Corradi.
A Rovigo il direttore Zerqueni trovò abitazione in Commenda nelle case INCIS. Di carattere libero, ma austero, metteva soggezione ai maestri che lo temevano e lo criticavano.
Iniziò la sua attività visitando per prima la scuola elementare di via Carducci, incontrò una insegnante nata a Cavallese che aveva ricevuto una educazione “tedesca”. Costei, della visita dell’ispettore rimase entusiasta, e disse: «E’ una persona istruita, gentile che conosce bene i bisogni della scuola, con una educazione un po’ austriaca come me.»
Nel 1948 con la legge che dava diritto di educazione anche ai fanciulli con problemi psichici, non gravi, lui, psicologo e studioso dell’animo giovanile, fece adattare la palestra delle scuole di via Miani dividendola in due aulette in modo da garantire lo spazio necessario anche a questi ragazzi.
Io cominciai ad insegnare nell’anno scolastico 1949-50.
Avendo conseguito il diploma della scuola Orto frenica di Firenze, in città ero l’unica specializzata. Ebbe inizio così la Scuola Speciale. Ero guardata con diffidenza dalle altre maestre, per lo più anziane e pronte per la pensione. Non capivano il mio lavoro, mi chiamavano la maestra dei “matti”.
Zerqueni fu l’artefice di questa scuola e la sostenne sempre. Il 15 novembre 1951, con l’alluvione del Po le zone più basse della città di Rovigo furono sommerse dalle acque melmose. Addio sogni: fu un duro colpo, tutta la città era in ginocchio e per mesi le scuole rimasero chiuse.
L’Ispettore Zerqueni, persona molto umana, cercò di aiutare le sue insegnanti e, accompagnato dal maestro Rizzato che conosceva molto bene la città, in barca visitò le zone dove abitavano le sue maestre e cercò di dare a loro un aiuto concreto, finché fu avviata l’opera di prosciugamento.
A poco a poco le cose si aggiustarono e anche la scuola riprese il normale lavoro. Le insegnanti della Scuola Speciale erano seguite dall’Ispettore e aiutate dal Prof. Padovan primario dell’ospedale psichiatrico.
Zerqueni era entusiasta della sua scuola, e invitava direttore e insegnanti di altre città per uno scambio di idee, mentre noi visitavamo a Bologna la Scuola Montessori che aveva anche classi per bambini con gravi handicap. Siamo state anche ben accolte nella suola di via Manzoni a Milano, sempre accompagnate dall’ Ispettore.
Con gli anni la Scuola Speciale si ingrandì, l’Ispettore Zerqueni frattanto andò in pensione. Poi, nel 1980, con la legge 180 anche la Scuola Speciale chiuse i battenti, dopo 30 anni di utile lavoro.
Qualche anno dopo incontrai in piazza l’Ispettore che mi disse: «In Italia quando c’è una cosa che funziona bisogna distruggerla; legga il libro di Mario Tobino “Le libere donne di Magliano”, capirà così la legge 180.»
Era innamorato della scuola e aveva una concezione moderna e pratica; fu insegnante e funzionario infaticabile. Anche in pensione continuò sempre a seguire i giovani e quando poteva dava lezioni e suggerimenti a chi aveva bisogno di un titolo di studio per migliorare la propria posizione.
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Come citare questo articolo
Giannina Giunta. “Zerqueni e la Scuola Speciale”. Ventaglio Novanta, n. 37, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/zerqueni-e-la-scuola-speciale/