Pubblicità

Autore: Lauretta Vignaga

  • Arte e scienza nei luoghi di cura: lo straordinario esempio di Renzo Melotti

    Arte e scienza nei luoghi di cura: lo straordinario esempio di Renzo Melotti

    Renzo Melotti, ritratto
    Renzo Melotti, ritratto

    Rovigo, Veneto. –  L’arte migliora la qualità della vita, anche nelle strutture di cura. Un’ intuizione di altissimo valore umano e sociale che ha guidato Renzo Melotti, notissimo gallerista ferrarese e critico d’arte, nella decisione di donare la sua notevole collezione di opere d’arte all’ULSS 18 di Rovigo, Ospedale Santa Maria della Misericordia. Oltre  155, tra quadri e sculture, per un valore, stimato per difetto, che supera il milione di euro.

        Una attenzione per chi si trova a trascorrere ore o giorni nelle strutture sanitarie, che ha preso forma con il coinvolgimento degli artisti, suoi amici, che Renzo invitava a donare qualche opera all’Ospedale Sant’Anna di Ferrara, poi dismesso. Proprio l’abbandono delle opere d’arte nell’ex struttura sanitaria  e l’incuria a cui erano state lasciate, ha provocato la reazione del gallerista e la decisione di togliere il suo tesoro a chi non aveva saputo farne buon uso. Oltre le sponde del Po, altri luoghi di cura  avrebbero utilizzato il suo inestimabile dono nel modo che Melotti aveva individuato.
        La mattina del 29 ottobre 2016, il progetto del gallerista è stato felicemente realizzato con l’esposizione delle opere donate sia nella bellissima hall dell’ospedale rodigino che negli spazi adiacenti, dove sostano le persone arrivate per una diagnosi strumentale o una visita.Solo una parte della raccolta, essendo altre state collocate in reparti dei piani superiori. Ad  ammirarle le molte persone, medici, personale sanitario, parenti di degenti, artisti inseriti nella collezione e loro famigliari.  A presentare quel dono, straordinario per valore e significato, il direttore generale, Antonio Compostella e il direttore sanitario, Edgardo Contato, attorniati da rappresentanti delle istituzioni, della politica e delle amministrazioni comunale e provinciale. Unanime la riconoscenza e la costatazione che la presenza di tanta bellezza, in un luogo dove preoccupazione e disagio sono i sentimenti più diffusi, può dare solo serenità. E per la città di Rovigo un arricchimento e una valorizzazione impensabili prima. A nome della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, anche  Sandro Fioravanti, vice presidente vicario, ha dichiarato la soddisfazione per aver contribuito alla conclusione dell’operazione.
    Sala con tele e scultura
    Sala con tele e scultura

    Ultimo a far sentire la sua voce, il protagonista dell’intera operazione, Renzo Melotti. Commosso da un evento che realizzava il suo progetto di vita, e provato dalla fatica della giornata così intensa e coinvolgente, il gallerista ha ribadito il concetto che arte e scienza possono e debbono convivere nelle strutture sanitarie  perchè:” La bellezza è sollievo dell’anima e del corpo, allontana i brutti pensieri e stempera l’incertezza del momento. Talmente grande è la sua potenza che  l’uomo quando l’avvicina diventa egli stesso un’opera d’arte”. Un concetto che, meglio di tante parole, ha messo in luce la sua umanità, la vicinanza e l’empatia alla persona che soffre.

       In merito alla donazione, un gesto talmente grande e insolito da poter essere considerato unico nel suo genere, Melotti ha spiegato: “Il percorso, iniziato  per cambiare la destinazione della collezione, sembrava impossibile ma si è realizzato. Oggi, questo ospedale è un luogo speciale, e con lui anche la città diventa speciale. Per tutto questo devo ringraziare gli artisti, italiani e stranieri, che mi hanno sostenuto e sono inseriti nel catalogo che verrà consegnato alle persone qui presenti oggi. Ma non è tutto. Desidero che due copie del catalogo siano inviate ai direttori generali e direttori sanitari di 500 ospedali italiani, due per ciascuno, per ricordare questo evento”. E leggendo alcuni appunti, mentre reggeva la targa ricordo che gli era stata consegnata, ha aggiunto:” Questa giornata è davvero straordinaria per me. Testimonia tanti anni di lavoro, pur se per me non è mai stato un lavoro; ogni difficoltà incontrata non è mai stata un ostacolo. Ringrazio tutti coloro che mi sono stati accanto e mi hanno sostenuto. Quello che è stato inaugurato oggi è insolito e di sicuro non accade tutti i giorni. Abbraccio tutti gli artisti, in particolare quelli che possono vedere le loro opere appese alle pareti di questo ospedale  dove scienza e arte adesso convivono. Ho avuto l’onore di conoscere  tanti artisti che  sono diventati fratelli per me; senza la loro generosità e disponibilità tutto questo non sarebbe stato possibile”.
    Lauretta Vignaga
  • Luca Doninelli e ‘Le cose semplici’

    Luca Doninelli e ‘Le cose semplici’

    Il romanzo rivelazione di un finalista del premio Campiello 2016
    Rovigo, Veneto –  Inserito nella cinquina dei finalisti del Premio Campiello 2016, Luca Doninelli, autore del romanzo ‘Le cose semplici’, ha incontrato  i cittadini di Rovigo in Accademia dei Concordi, ospite  dell’associazione ‘Il Circolo’, presieduta da Paolo Avezzù.
    Ed è stato Paolo Avezzù a condurre il dialogo con lo scrittore cercando di individuare quelle ‘cose semplici’ che oggi sembrano dimenticate.  Contrariamente a quello che suggerisce il titolo, per Luca Doninelli, scrivere il romanzo non è stata una passeggiata – come egli stesso ha dichiarato.
     “Dopo testi narrativi, anche piacevoli, più o meno lunghi, ho incontrato, per strada, una storia che ha finito per racchiudere infinite altre storie che con quella si intrecciano. Ho messo dentro tutto me stesso, ho messo in discussione tutto quello che pensavo e credevo; quello che pensavano e credevano gli altri e quello che io non avevo mai pensato e creduto. Ne è uscita una composizione a più voci, ambientata in un futuro prossimo, dove il mondo che conosciamo oggi non esiste più”.
       “ Ma il desiderio di felicità di cui parli  all’inizio del libro – ha chiesto Paolo, entrando nel vivo della narrazione – è destinato a esprimersi  o a sfiorire?” “Ho studiato filosofia all’Università e la domanda che ci poniamo sulla felicità riguarda tutti e più volte al giorno” – la risposta di Doninelli.  E ha aggiunto: ” ” In passato ho trattato temi diversi, ma il mio intento era scrivere un romanzo che fosse adeguato al tema, qualcosa di ‘corale’ in cui precipitare il mondo, quello che lo scrittore ha in mente. Per far questo bisogna guardare alle cose semplici, quelle che cerchiamo quando veniamo al mondo: il bisogno di amore, giustizia, pace. Mi chiedevo: ‘Una storia d’amore può essere realizzata?’. Nel romanzo c’è la storia di un ragazzo che incontra una ragazza molto giovane, bravissima in matematica; tra i due nasce una storia. Si fidanzeranno e si sposeranno quando lei avrà 18 anni. A 21 anni, Chantal, la protagonista,  ottiene la massima onorificenza per la matematica e la possibilità di trasferirsi in America, dove il marito, da lei soprannominato Dodò, l’accompagna. Poi, nella vita dei due accade l’impensabile: il mondo crolla perché  si rompe il ‘patto sociale’ – (ci sono già tanti segni di questo nella società di oggi).
       Chantal, un genio che è donna, si rende conto che senza la tecnologia, se tornassimo all’età della pietra, finiremmo per scomparire. Bisogna, quindi, conservare tutto. Chantal e il marito vengono separati dall’oceano per 20 anni; lui però, continua a favoleggiare di lei anche se al suo fianco c’è un’altra donna che attende un figlio. Per continuare a conservare le proprie illusioni Dodò comincia a scrivere. Alla fine i due si ritroveranno, per passione e per  bisogno di verità”.
       Tornando, quindi, alla domanda postagli da Paolo Avezzù, Doninelli ha spiegato: “Non posso dare risposte alla tua domanda, sarà il lettore a decidere”.
    Una seconda domanda  è stata posta all’ospite del pomeriggio: “Cos’è per te la semplicità? Può essere contrapposta alla complessità? “
    “Oggi, ogni scienza, attività, tipo di studi devono interfacciarsi; la complessità non può adeguarsi alla semplicità. Noi veniamo al mondo con tante richieste buone dentro di noi ma non è scontato che  poi, nella vita di ogni giorno, si trovi un pò di tempo per valutare questo. Diventiamo grandi quando scegliere ciò che amiamo diventa difficile” – ha spiegato.
     Presenti all’incontro, Gian Michele Gambato, vice direttore  Unindustria Rovigo, l’assessore regionale Cristiano Corazzari, Enrico Zerbinati, presidente dell’ Accademia, Andrea Donzelli, assessore alla Cultura del Comune di Rovigo.
    Lauretta Vignaga
  • Musica e parole per raccontare la vita, per denunciare chi la ruba

    Musica e parole per raccontare la vita, per denunciare chi la ruba

    Rovigo, Veneto –  Parole e note sono il carattere distintivo di ‘Note inaudite’, prima raccolta di poesie di Stefano Padoan. Due elementi che si alternano e s’intrecciano, fondono la loro diversità in armonie costantemente presenti nella mente dell’autore che suona per passione. Note/ Parole  che scorrono fra le pagine, scandite da ritmi immaginati, per esprimere emozioni e sensazioni, rabbia, denuncia e la sensualità dei momenti d’amore. Frasi brevi  che racchiudono la vita e i misfatti del potere in questo nostro mondo. Che spiazzano e sorprendono. Arabeschi di pensieri che fluttuano come le note di un concerto live.
    La copertina "Note inaudite"
    La copertina “Note inaudite”

    Ora ci coinvolge, incalzante – ( ‘Parlami’) – il desiderio dell’autore di conoscere, esplorare, condividere le sorgenti del piacere della donna amata: “Parlami delle delizie del tuo corpo….. Raccontami dei sospiri che l’amore ti fa fare….. Dimmi come sai vivere la dolcezza…… Confidami se piangi o ridi….. quando bevi nella coppa del piacere”.

         Ora ci sorprende l’anelito a “…. Sconfinare in spazi lontani….. entrare in un’altra dimensione….andare oltre villaggi sperduti, ………tra nebbie grigie e sogni svenduti…. tempeste interiori e sorrisi sciupati” ( ‘Orizzonti’ ).
        Frequenti le citazioni di strumenti musicali e il ricordo di musicisti che hanno regalato brani  immortali: Gerry Mulligam, Miles Davis, a cui Stefano Padoan accosta le immagini di un autunno dove la malinconia si scioglie nell’oro del tramonto. E poi archi, timpani, ottoni in un crescendo di suoni che illudono l’udito di chi legge e poi si sciolgono…… come la sabbia investita dall’onda. Emblematici i titoli di diverse composizioni: ‘Sinfonia jazz’, ‘Fontane di note’,’Thank you Gerry’, dove la tristezza si accompagna alle delusioni della vita. Ed è il sarcasmo pungente a sottolineare le righe  di ‘Milano morning’, dove l’uomo è un numero nel caos metropolitano, …..”un embrione di anelito vitale, concepito per caso”, distrattamente.
        Frustrazioni, scontentezza di sè e del mondo mettono in circolo l’ironia con rime mai banali: “Rido/ sento buone vibrazioni – Mi sento vivo/ e uccido le tensioni – Rido/ quando gioco a far lo scemo – mentre parli/ io ballo e mi dimeno – …….. Ridi/ senti buone vibrazioni – cogli l’attimo/ e uccidi le tensioni……….Sai che brucia/il tempo maledetto – cogli l’attimo/ e stringiti al mio petto. (‘Rido’)
    Poesia e musica
    Poesia e musica
          Quando, invece, è la società, la situazione in cui viviamo a catalizzare l’ attenzione, i versi di Stefano Padoan sgorgano a fiotti; non ci sono freni contro la denuncia di un potere egoista, ottuso e corrotto. Contro una classe politica imbecille e incapace, che tarpa le ali al merito e premia  bugiardi,  adulatori e  voltagabbana.  “Il potere non merita/ d’ essere ammirato/ né riverito, né rispettato/ se non dimostra/ almeno un briciolo/ di tangibile intelligenza/ dimostrando di agire concretamente/ per noi e per il mondo” ……….”Adesso basta!/ Riprenditi il tuo presente! – Accorda la Fender/ poi intona il blues – Le strofe narrano di una sfida/ che è pienamente in corso – Una partita che si gioca/ senza indugio – E non c’è prima e non c’è dopo – C’è adesso” .  (‘Maree’,  ‘Fottuti corvi’).
        Contro i potenti, i raccomandati, chi si vende per danaro, chi ottiene privilegi senza merito, l’autore scatena tutto il suo disprezzo, la rabbia, la repulsione per il potere che umilia i deboli. ” Voglio urlare/sputare in faccia a tutti gli arroganti/ignoranti – a tutti gli stronzifiglidiputtana che fanno di tutto per rendere il nostro turno sulla terra – violento duro noioso crudo senza voglia senza fragole senza note senza sole senza panna senza immagini/pietanza delle menti – Il dare/avere ha rovinato il mondo – gli schiavi di se stessi – muoiono con un libro contabile tra i denti……….Voglio ribellarmi alzarmi in piedi combattere con la spada  – della mia libertà e il fucile carico di musica & allegria – riprendermi le fragole e anche tutta la panna abrogate dal regime dei neofarisei”. (Maree – Melarancio – Be bop Jack). 
    Le coscienze narcotizzate, le menti rimbecillite, l’informazione pilotata, l’inquinamento e la distruzione della natura giustificati dal progresso…….
        “ L’anima cercano di svuotarcela/ogni giorno – gli arroganti, i piccoli e grandi potenti – i manipoli di cialtroni e di beoti – ma nessuno potrà rubare la nostra fantasia/ i diamanti della mente. – L’importante è/ non farsi omologare …..al non – senso dilagante…… – commuoversi/ ridere a crepapelle – piangere / giocare – danzare al ritmo di una bossa nova –cantare – annusare il profumo del buon cibo – ascoltare il suono del silenzio – mentre si lancia un bacio in cielo – a chi dei nostri cari ci sorride da Lassù”  (‘Anima’).
    Conclude il libriccino il ricordo struggente del padre, un genitore adorato da Stefano bambino e amato da adulto, per la gioia di vivere e la fiducia che sapeva comunicare.
    Stefano Padoan legge le sue composizioni
    Stefano Padoan legge le sue composizioni
    Residente a Rovigo, Stefano Padoan suona le percussioni nell’ambito di generi musicali diversi: jazz, bossa nova, fusion, latin jazz. Dopo aver suonato con gruppi musicali diversi, dal 2014 è il percussionista del gruppo ‘Salt & Pepper. Con la stessa passione si dedica alla scrittura ottenendo risultati lusinghieri. Nel 2014, ha pubblicato il racconto: ‘Il blues del mare’ nell’antologia ‘Tutto il futuro del mondo’, (ed. ARPANet). Nel 2015 si è classificato fra i vincitori del concorso letterario nazionale ‘Oceano di carta’ con il racconto ‘ Vallegrigia dream’, pubblicato nell’antologia ‘Liquide suggestioni’ (Sensoinverso edizioni).
    Lauretta Vignaga
  • La stagione lirica al Teatro Sociale: fiore all’occhiello della ‘Fiera di ottobre’

    La stagione lirica al Teatro Sociale: fiore all’occhiello della ‘Fiera di ottobre’

    Rovigo, Veneto. 23 Ottobre 2016
    La stagione lirica 2016 del Teatro Sociale di Rovigo prenderà il via il prossimo 3 novembre con ‘Il Flauto magico’, straordinaria creazione del genio mozartiano. Una data che sposta in avanti la tradizionale stagione lirica dell’Ottobre rodigino che, in passato, costituiva  l’evento di maggior richiamo di tutta la Fiera. Alla passione dei rodigini per l’opera è legata la storia del Teatro Sociale, iniziata nel 1819, quando venne completata la struttura progettata dall’ingegner Sante Baseggio, in un’epoca in cui il melodramma era considerato spettacolo meritevole della massima considerazione.
    Questo tipo di spettacolo, tuttavia, aveva già una sua tradizione più che secolare nella nostra città: il primo documento che parla di uno spettacolo lirico, risale, infatti, al 1683. L’evento fu ospitato nella sala della Loggia dei Notari.
    Il primo teatro di Rovigo fu edificato nel 1694 per iniziativa di Celio Campagnella. E, nonostante la scarsità della popolazione e dei mezzi finanziari, la città ebbe presto tre stagioni d’opera all’anno, la più importante in autunno, in concomitanza con la Fiera d’Ottobre. Pochi anni dopo, un secondo teatro, più capiente, venne costruito dai Manfredini, passato, in seguito ai Venezze e ai Roncale, rimanendo attivo fino all’inizio del XIX secolo.
     Ormai insufficiente ad accogliere gli appasionati di lirica, in continua crescita, fu sostituito da un terzo teatro, più grande di tutti i precedenti. Nel 1816  la ‘Società del Teatro’, costituita per realizzarlo, individuò l’area  nel luogo dove, fino al 1809, sorgeva il piccolo convento di Santa Maria ‘dei Battuti’, demolita per decreto napoleonico. Con lo stesso decreto era stata soppressa anche la chiesa di Santa Giustina e il teatro si trovò ubicato su una piazza. Il pogettista, Sante Baseggio, aveva una certa esperienza in campo teatrale per aver restaurato il teatro Campagnella e partecipato al concorso per La Fenice di Venezia con un progetto molto apprezzato. Diverse le variazioni al progetto originario e altre in corso d’opera. Il ‘Teatro della Società’ – il nome originale – aprì al pubblico nel marzo 1819 con ‘L’ombra di Fetonte’, di Sante Campioni, omaggio di riconoscenza dei rodigini per la visita in città dell’ imperatore Francesco I d’Asburgo. Il 26 aprile l’ inaugurazione ufficiale con l’opera ‘Adelaide di Borgogna’ composta da Pietro Generali, allora considerato secondo solo a Rossini.
    Nel 1858 il primo restauro, sotto la presidenza del cav. Antonio Gobbatti, e l’istallazione dell’illuminazione a gas. Nel gennaio 1902, un incendio distrusse  l’edificio, costruito quasi interamente in legno per ragioni di acustica. Rimase solo la facciata e il Ridotto. Due anni dopo la ricostruzione con l’impiego del cemento armato, su progetto dell’ingegner Daniele Donghi.  L’inaugurazione, avvenuta il 12 ottobre 1904, con il teatro ancora privo della ricca decorazione che ancora oggi ammiriamo, fu affidata a Pietro Mascagni che diresse la sua ‘Iris’. Lo splendito scenario, realizzato qualche tempo dopo dai pittori e decoratori  Giovanni Vianello e Giovanni Biasin, prese a modello la grazia e l’eleganza dello stile Liberty molto di moda al tempo.
    Il completamento del Sociale, però, aveva richiesto somme ben superiori alle disponibilità dei soci e del Comune e si arrivò alla bancarotta. Messo all’asta, il complesso fu acquistato da Antonio De Paoli, di Polesella. Attento al guadagno più che alla cultura e alla tradizione, De Paoli privilegiò gli spettacoli di gusto popolare senza, però, tralasciare del tutto il melodramma. Una felice intuizione che, nel 1914, determinò il debutto di Beniamino Gigli  nella ‘Gioconda’, di Amilcare Ponchielli, istaurando un forte legame di stima e affetto il tenore e la nostra cittadina.
    Dopo lo stop imposto dalla prima guerra mondiale, il tempio del melodramma ripartì con programmazioni diverse: l’operetta, adatta al gusto popolare, e la prosa che viene affiancata a una stagione lirica ridotta. Negli anni ’20, un periodo di forte declino indusse De Paoli a disfarsi del teatro. Grazie al diritto di prelazione l’amministrazione comunale ne diventa proprietaria. L’avvento del cinematografo, con le sale Eden e Apollo,  peggiorò una situazione già profondamente critica. Segnali di ripresa arrivarono solo negli anni ’30, con l’amministrazione di Gennaro Nappi che ripropose programmi di buon livello, coinvolgendo le associazioni dopolavoristiche sostenute dal fascismo. Nel 1936, sull’onda dell’entusiasmo per la conquista dell’Etiopia e la proclamazione dell’ Impero, la stagione lirica iniziò con una trionfale ‘Aida’, seguita da ‘Il Trovatore’, ‘Madame Butterfly’, ‘Rigoletto’. ‘La forza del destino’, ‘Un ballo in maschera’, ‘Traviata’. Fu un successo anche la stagione di prosa con le compagnie di Cesco Baseggio e Tonino Micheluzzi.
    Le difficoltà finanziarie non migliorarono dopo la seconda guerra mondiale e oltre, impedendo all’organizzazione del teatro di scritturare interpreti affermati. Negli anni recenti il Sociale è stato inserito fra i teatri lirici di tradizione. La gestione è affidata al Comune, che provvede alla manutenzione, e a un direttore artistico che si occupa della programmazione.
    Lauretta Vignaga
  • La Fiera di Rovigo, un evento che risale al 1482

    La Fiera di Rovigo, un evento che risale al 1482

    Venne istituita per celebrare il passaggio della città dal dominio estense a quello veneziano.
    Rovigo, Veneto –  La città è in fermento: domani prende ufficialmente il via la 534ma Fiera d’ Ottobre, l’evento più atteso di tutto l’anno. Oltre mezzo millennio di storia e tradizione iniziata il 12 agosto 1482, giorno in cui Rovigo passò dal dominio estense a quello della Repubblica di Venezia. 
        La guerra ‘del sale’ aveva avuto esiti disastrosi per la città e la provincia. Il ducato di Ferrara aveva esasperato la popolazione con requisizioni di grano, furti di bestiame, stupri, torture, incendi, alluvioni provocate con la distruzione degli argini di importanti corsi d’acqua. Ogni mezzo, che la guerra rendeva lecito contro il nemico, era stato messo in atto. Esasperati, i rodigini avevano inviato ambasciatori al doge Giovanni Mocenigo per sottomettersi volontariamente al dominio della Serenissima.
     Una attenta ricerca condotta da Francesca Magon, nell’archivio del Comune, ora Archivio di Stato, e nei documenti conservati all’Accademia dei Concordi, già pubblicata nei numeri 42 e 43 della rivista cartacea Ventaglio 90,  ha messo in luce la stretta  relazione tra la fiera e la storia della nostra città, recuperando il significato della parola tardo latina ‘feria’: giorno di festa  in cui mercanti e compratori si incontravano. Un termine, quindi, legato strettamente al mondo agreste e contadino in cui affondava le radici questo territorio. La fiera venne istituita il 9 ottobre, il XVIII dei ‘Capitoli di Dedizione’:…..’Ad perpetuam rei memoriam della gloriosa felice entrata della vostra Ducal Signoria in quella vostra terra di Rovigo ………si abbia a fare una Fiera libera et esente da ogni dazio e gabella per lo vendere et comprar, per lo  entrare et uscire, et comprar d’ogni e qualunque robba, bestiame et mercanzia si conducesse et cavasse di detta Terra, nonostante ordene che fosse contrario’. I proventi della fiera erano destinati ad opere di pubblica utilità, al territorio e agli stessi mercanti.
        Naturalmente le cose cambiarono con gli anni: nel 1487 la fiera venne spostata nei giorni a cavallo dell’Assunzione, poi a quelli che anticipavano la festa di San Francesco per permettere ai contadini e mercanti di produrre le merci in tempo. Nel 1524, su ‘supplica’ dei mercanti di Venezia, la data venne fissata al 20 di ottobre con inizio alle 14 e durata di 8 giorni. La fiera di Rovigo era una delle più importanti del Veneto, famosa per i cavalli e i bovini di razza selezionata e di proprietà dei nobili. Il terreno, ricco d’acqua e pascoli, favoriva la crescita e la robustezza degli animali, ottimi per il traino anche nei percorsi fangosi. In quella che era ‘La piazza Grande’ si compravano: panni, telerie, oggetti di lusso. Il bestiame veniva radunato e venduto nel prato fuori Porta San Francesco e, nelle barche ferme in Adigetto, si esponevano i vitelli. Si pagavano gabelle per esporre la mercanzia. L’allevamento dei cavalli fu una delle poche risorse del territorio e durò fino all’inizio del XX secolo, quando la bonifica dei terreni paludosi eliminò i pascoli.
    Nel 1822 fu istituito il ‘Marti franco’, esente da dazi e gabelle, che doveva cadere il primo martedì dopo il 20 ottobre. La fiera ebbe un ruolo di primaria importanza per la città e l’area circostante: le strade provinciali erano ben organizzate per il collegamento con i centri limitrofi e il commercio di granaglie si estendeva a tutto il Veneto. La fiera, inoltre, rivestiva un ruolo importante di aggregazione che riguardava anche gli ebrei residenti in città. Per l’occasione, infatti, era loro permesso commerciare, contrariamente a tutto il resto dell’anno.
    La fiera, però, era anche divertimento, spettacolo, attrazioni che duravano tutto il periodo. A Rovigo arrivavano contadini e mercanti, saltimbanchi, speziali, uomini d’affari e ospiti di rango della nobiltà locale. Per loro venivano organizzati spettacoli di tutti i tipi e per tutti i gusti. Fino alla fine del ‘500 la principale attrattiva era una specie di corrida che si svolgeva fra le vie della città con tori e buoi lasciati liberi. Poi  c’era la ‘Giostra del Palio’ che, verso la fine del dominio veneziano prese il nome di ‘ Corsa dei barbari’; vi partecipavano cavalli delle scuderie rodigine, veronesi e ferraresi.
    Nel 1600 cominciò a diffondersi la passione per il melodramma e, nel 1649, fu costruito il primo teatro, Ne seguirono altri più capienti, fino alla realizzazione del Teatro Sociale, inaugurato nel 1819, per l’arrivo di Francesco I d’Austria. 
       Verso la metà dell’800 alla fiera venne abbinata la stagione delle corse ippiche, che continuò fino agli anni’60 del Novecento.  Poi gare velocipidistiche, il tiro al piccione e il parco divertimenti.
     Lauretta Vignaga
  • In viaggio con Dante nell’Italia di oggi

    In viaggio con Dante nell’Italia di oggi

     [2jslideshow id=”378″] Rovigo, Veneto. – In giro per l’Italia a raccogliere le testimonianze più vere e genuine con cui raccontare lo spirito dei luoghi e della gente: la fede, la ‘pietas’, le tradizioni, la laboriosità, il patrimonio d’arte e la bellezza della terra. Un impegno durato 7 anni che ha prodotto i 100 fim brevi sulla Divina Commedia: uno per ogni canto. Allo scorrere delle immagini si unisce la parola, la voce del regista, Lamberto Lambertini, che legge le terzine suscitando emozioni profonde, convogliando gli spettatori dalla plaga dei dannati dei gironi infernale alla montagna della salvezza e, infine, al gaudio infinito di coloro che stanno al cospetto di Dio.
        Il progetto ‘In viaggio con Dante’ rappresenta tutto questo: l’esaltazione della poesia, dove le parole stesse sono immagini che si imprimono nella mente prima di superare la barriera del tempo con la visione dell’Italia in cui oggi viviamo. Nessun piano precostituito per un collegamento logico tra parola e rappresentazione della realtà. Ciononostante il legame si intuisce, emerge dal profondo con un effetto ipnotico che non lascia via di fuga. In particolar modo sono le rovine, i luoghi abbandonati a parlare, a raccontare la storia, il passato che diventa presente, con i fallimenti e i sogni perduti.
        Presentata nell’ ex chiesa di Sant’Agostino, per la cittadinanza e i soci della Dante Alighieri, Comitato di Rovigo, guidato da Mirella Rigobello, e successivamente per gli studenti di alcuni istituti superiori, l’opera  ‘In viaggio con Dante’ è stata presentata con la lettura di alcuni canti tratti  dalle diverse parti della Commedia e i brevi filmati che li arricchiscono. Si inizia con il canto V dell’Inferno, dove Minosse giudica i dannati e li indirizza al luogo della loro pena. Procedendo Dante e Virgilio incontrano le ombre di Paolo e Francesca e conoscono la loro tragica fine. Le immagini abbinate registrano la tragedia di tante imprese artigiane costrette a chiudere per difficoltà economiche. La disperazione di chi resta senza lavoro e futuro. Poi la realtà dell’antichissima pontificia fonderia di campane Marinelli, la più antica d’Italia, dove le campane vengono prodotte come 1000 anni fa.
       Dal fuoco infernale si passa agli alberi, le acque, i sentieri della montagna del Purgatorio. Il cammino della penitenza e della redenzione è raccontato dalla lettura dei canti 3°,30° e 33° del Purgatorio. Nel 3° canto, Dante e Virgilio, nell’ Antipurgatorio, incontrano un gruppo di anime, tra loro Manfredi, figlio di Federico II, morto nella battaglia di Benevento. Il suo corpo dissepolto venne  disperso per volere del vescovo di Cosenza. Ad accompagnare una fine tanto atroce le immagini del Sacrario di Redipuglia dove sono raccolti i resti mortali di migliaia di soldati caduti durante la prima guerra mondiale.
       Nel 30° canto, la figura di Virgilio viene sostituita da quella di Beatrice. Il poeta piange per la perdita del suo maestro. In risposta Beatrice lo incita a pentirsi delle sue colpe. Ad accompagnare il testo arrivano immagini di donne che realizzano i cappelli per la Borsalino. E, a seguire, quelle della festa della Madonna della bruna, che si svolge il 2 luglio a Matera con grande partecipazione di popolo, hanno commentato le terzine del canto 33esimo.
       Il canto 4° del Paradiso, è stato letto a due voci da Lamberto Lambertini e, a turno, da  due giovani straniere, studentesse di lingua italiana. Sullo schermo sono apparsi gli ambienti dello studio di Lambertini, pittore, e autore teatrale oltre che regista. “Perché nel Paradiso non ci sono più  luoghi precisi e l’arte è  promessa di felicità futura. Un luogo d’arte dove nascono le cose dell’arte” – la sua conclusione.
    Lauretta Vignaga
  • ‘Vento caldo’, il nuovo CD di Michele Pavanello, christian song writer

    ‘Vento caldo’, il nuovo CD di Michele Pavanello, christian song writer

    Rovigo, Veneto –  Blues & rock, generi musicali diventati parte della nostra tradizione, a cui danno colore gli arrangiamenti di chitarre, bassi e percussioni, hammond e tastiere, sono i punti di forza a cui Michele Pavanello, polesano, cantautore di christian music, affida il suo nuovo messaggio. Un invito a reagire, a ribellarsi alla rassegnazione, alle ingiustizie del mondo, a tutto ciò che potere e danaro rappresentano. A tutti coloro che condividono il suo desiderio di pace, Michele Pavanello dedica il suo nuovo EP ‘Vento caldo’, presentato, in questi giorni, nella sede di Radio Kolbe, da Roberto Giannese, in collaborazione con don Bruno Cappato, direttore de  ‘La Settimana’. “Un messaggio in musica, rivolto ai giovani  e agli adulti, che rapisce per la sua semplicità; cinque brani e cinque storie da ascoltare tutto d’un fiato, perchè la musica ha lo straordinario potere di coinvolgere tutti” – il commento di don Bruno.
       Poi è intervenuto Roberto Giannese, conduttore di ‘Ponte Radio’, storico programma di Radio Kolbe, con una breve intervista al cantautore.
    Vento Caldo Cover
    Vento Caldo Cover

     

     L’impatto con il CD di Michele è stato forte, all’inizio, ma ora sento il bisogno di non tirarlo più via – il suo commento. E ha proseguito: Quando hai  iniziato a suonare e perché la scelta della christian music?  “Ho cominciato a suonare da ragazzo, poi mi è capitato di essere presente ad un evento che raccoglieva migliaia di ragazzi: si trattava di Christian music, dove autori, testi e contenuti erano collegati alla religione cristiana. Ho cominciato a scrivere anch’io qualcosa del genere ed è nato il mio primo CD: ‘Otto strade’, con cui ho preso consapevolezza del messaggio delle ‘Beatitudini’. Ho deciso che non mi sarei fermato per stare seduto a guardare;  non mi sarei lasciato calpestare, rinunciando alla mia dignità. ‘Vento caldo’ si rivolge ai giovani per diffondere la parola di Cristo – ha spiegato il cantautore.
     
    Quando vengono presentate cose nuove la gente, spesso, risponde che non ha tempo. “Vento caldo è il movimento dell’aria che si percepisce quando una persona muore. C’è grande tristezza ma resta tutto quel patrimonio che se n’è andato lascia dietro di sé”.
    Una traccia del disco si intitola ‘La luce siamo noi’. Come possiamo essere luce, oggi, in questo mondo? “Dobbiamo reagire, contare sull’amicizia; i giovani che erano a Cracovia troveranno sulla loro strada tanti adulti che proveranno a cambiare la loro idea. Non importa quello che la storia ha tracciato perchè, a volte, è meglio cancellare tutto e ricominciare daccapo”.
     
    Come reagiscono le persone alla tua musica, al messaggio cristiano che propone? “Reagiscono bene; il problema è proporre un concerto di christian music, nonostante la proposta dei brani sia di vario tipo come avviene in ogni concerto. ‘La luce siamo noi’, il brano che apre ‘l’EP ‘Vento caldo’ è accompagnato da un video registrato in campagna, a Gognano. La musica è rock / blues e le persone che si vedono sono quelle del paese, bambini e adulti che si sono divertiti”.
    Qual’è il tuo rapporto con i social? “Senza dubbio servono ma bisogna insegnare ai ragazzi a usarli correttamente”.
     
    Il tuo prossimo concerto e dove? ” Ho un progetto con ‘Otto strade band’, gruppo di 20 persone. Stiamo facendo le prove. Andremo nei teatri, nelle piazze, nelle chiese, ma non è facile trovarli. In Italia gli eventi di questo tipo sono ancora pochi, quando ci sono, però, attraggono migliaia di persone”.
          Nato ad Adria (Ro), Michele Pavanello entra in Conservatorio nel 1978. Dopo qualche anno, tuttavia, decide di uscirne e incontra la musica per la strada: il blues, la west coast e gruppi e formazioni musicali diversi con cui collabora come bassista, cantante, pianista e autore. Nel 2006 approccia la christian music con ‘La tribù di Yahweh’.  Il suo primo album ‘Otto Strade’, di ispirazione cristiana, esce nel 2014 per la Moebius Records di Milano.
    ( ‘Vento caldo’ è in vendita in tutti i maggiori stores digitali e i migliori negozi di dischi. il videoclip de ‘La luce siamo noi’ è vosibile on line al link:
    Lauretta Vignaga
  • Ottobre rosa fa il tutto esaurito

    Ottobre rosa fa il tutto esaurito

    Nei prossimi mesi altri periodi di visite per far fronte alle richieste.
    Rovigo, Veneto. Aperto ufficialmente lo scorso 1° ottobre, il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, ‘Ottobre rosa’, ha già ampiamente esurito il calendario delle prenotazioni per le visite di controllo nei diversi Comuni del Polesine. Una richiesta al di sopra di ogni previsione che sta imponendo a medici e operatori sanitari che collaborano con Andos, l’Associazione donne operate al seno, presieduta da Anna Maria Cavallari Monesi, l’inserimento di ulteriori appuntamenti. Oltre a questo, come è accaduto lo scorso anno, altri periodi per visite e controlli verranno individuati tra la fine del 2016 e nel 2017, affinchè nessuna richiesta rimanga esclusa.
        Festeggiata da una cospicua rappresentanza dei Comuni del Polesine – da segnalare che tutti e 50 hanno aderito alla campagna di prevenzione del tumore al seno – l’accensione delle luci rosa, simbolo di ‘Ottobre rosa’, nella sala della Gran Guardia, il primo di ottobre, ha segnato un momento di emozione e grande soddisfazione per tutti i presenti.  Soddisfazione della presidente Andos, Anna Maria Cavallari Monesi, l’aiuto fisico e morale portato a tante donne che hanno dovuto affrontare la battaglia con il male e lo hanno sconfitto. E riconoscenti le donne che, superata la patologia, hanno deciso di entrare nel gruppo delle volontarie Andos. “E’ un privilegio essere qui, quest’anno come l’anno scorso” – ha dichiarato Samntha Serpentini, psiconcologa dello IOV di Padova. “Dalle donne operate al seno ho imparato molto: tra un mese un gruppo di loro, 12 in tutto, saranno alla Maratona di New York, un esempio di forza e di coraggio. L’incidenza del tumore al seno è in crescita ma sono aumentate, pure, le possibilità di curare e guarire, grazie anche al volontariato che si prende cura delle donne che si sono ammalate. Il mese di ottobre è il punto focale della prevenzione ma c’é attenzione e iniziative di prevenzione tutto l’anno. L’incidenza della patologia, infatti, è in aumento nella fascia di età oltre i 70 anni e sotto i 25/30. Utilissimo insegnare alle donne a toccare e controllare il proprio seno perché la diagnosi precoce è determinante per guarire” .
        In risposta, la presidente Andos ha annunciato che, in accordo con Antonio Compostella, direttore generale ULSS 18, sono stati avviati incontri con gli studenti delle classi IV e V dei licei per parlare di prevenzione, e ha citato il concorso, lanciato un paio di anni fa tra gli studenti della scuola superiore che ha
    portato alla individuazione dello slogan ‘Tocca al mio seno, tocca a tutti noi’.
       Parole di elogio e condivisione sono giunte dall’assessore del Comune di Rovigo, Beatrice Di Meo, e dal sindaco di Costa, Antonio Bombonato, rappresentante della  Conferenza dei sindaci dell’ ULSS 18, che ha sottolineato l’adesione di tutti i sindaci della provincia al programma di prevenzione Andos, caso unico in Italia. E ha concluso: “La capacità delle donne di impegnarsi nella prevenzione, nell’ accompagnamento dopo l’intervento e nel testimoniare l’esperienza vissuta infondendo fiducia alle altre è straordinaria, come l’impegno di  Anna Maria nel realizzare tutto questo”.
      Presente in sala il gruppo musicale ‘Salt&Pepper, in formazione ridotta per la mancanza di spazio, che ha regalato momenti piacevolissimi.
        Da giovedì 6 ottobre, ad Adria, ore 20.45, Sala Conferenze ‘Irma Federighi’, iniziano le serate di informazione perchè essere informate è il primo passo per prevenire. Venerdì 7, l’informazione si terrà a Bosaro, alle 20.45, Sala Consigliere, Giovedì 13 a Polesella, sala degli Agostiniani, stessa ora. Venerdì 14, a Ceregnano, Sala Consigliare. Ulteriori informazioni consultando il programma di ‘Ottobre Rosa’ .
    Lauretta Vignaga
  • Villa Selmi sostiene la prevenzione

    Villa Selmi sostiene la prevenzione

    Musica e Poesia e Solidarietà per una serata speciale

    Rovigo, Veneto. Una serata speciale per un evento speciale. Una serata di musica, poesia e solidarietà dedicata all’ Associazione nazionale donne operate al seno – ANDOS – per sostenere  e diffondere la cultura della prevenzione dal cancro al seno cui sarà dedicato tutto il mese di ottobre.
       Partita in America nel 1989, la campagna di visite gratuite al seno, per individuare la presenza di patologie tumorali, ha prima colorato di rosa gli Stati dell’ Unione e, poi, tutto il resto del mondo. Villa Selmi ha voluto partecipare con l’evento ConcretaMenteMusica, di venerdì 30 settembre, quando ha illuminato di rosa la facciata della villa e dell’auditorium e gli zampilli della fontana nel giardino, regalando un’atmosfera magica all’intero complesso.
       La serata, piacevolissima, è iniziata con la performance del gruppo musicale ‘Salt&Pepper’, nato nel 2014, che ha coinvolto il pubblico con un brillante  mix di jazz, musica latino – americana, di funky – fusion e melodie italiane. Protagonisti sei amici con una lunga esperienza musicale alle spalle, acquisita suonando in formazioni diverse e coltivando, con grande passione, lo studio dello strumento preferito in ogni momento libero, tra gli impegni di lavoro e della famiglia. Sono: Mattia Falconi, musicista alle tastiere; Dario Fortin, alla batteria; Marco Monesi, ai sassofoni; Stefano Padoan, percussioni; Michele Puggiotto, chitarre; Roberto Puggiotto, basso elettrico e contrabbasso. In occasione del concerto a Villa Selmi, al gruppo si è unito un giovane pianista, apportando nuova sonorità  a sostegno della voce morbida e sensuale della cantante Susy Costa.
    Salt&Pepper in concerto - foto di Claudio Cecchetti
    Salt&Pepper in concerto – foto di Claudio Cecchetti
    Numerosi i concerti eseguiti dalla band dall’inizio del 2016, sempre seguiti dalla calorosa partecipazione del pubblico, attratto dalla varietà dei ritmi e della musica del ricco repertorio.
    Marco Monesi e StefanoPadoan tra sax e poesia - foto di Claudio Cecchetti
    Marco Monesi e StefanoPadoan tra sax e poesia – foto di Claudio Cecchetti
         Conclusa la prima parte del concerto, è stata la poesia a catturare l’attenzione delle molte persone presenti nella sala dell’Auditorium. Versi insoliti, o meglio ‘Note inaudite’, come ha titolato la sua raccolta, Stefano Padoan, il percussionista dei ‘Salt&Pepper.  ‘Note’, non parole, perchè la musica é continuamente presente nelle composizioni; ‘inaudite’ perché rare e insolite nel linguaggio comune. O, conferendo all’aggettivo il valore di provocatorio, difficile da accettare e da condividere. ‘Note’ che appaiono ‘scandalose’ nel loro inserirsi in contesti di normale quotidianità, paradossali, ironiche, nonsense.  In alternanza, altre ‘Note inaudite’ che vanno dritte al cuore parlando di dolcezza, abbandono, amore e passione.
        Divertente la sottolineatura dei frasi poetiche con il sax di Marco Monesi, e la chitarra di Roberto Puggiotto.  Insolito anche il ritmo che scandisce la lettura delle composizioni: asciutto, disincantato, spesso sarcastico nel denunciare stupidità e arroganza, presunzione ed egoismo della società in cui viviamo.  La poesia di Stefano Padoan ha sorpreso e divertito, indotto gli ascoltatori a riflettere sulla capacità di coinvolgere che ha la parola con le alchimie delle frasi e la potenza delle immagini.
       Nato e residente a Rovigo, Stefano Padoan, appassionato di musica e scrittura , ha pubblicato, nel 2014, il racconto ‘Il blues del mare’ nell’antologia ‘Tutto il futuro del mondo’ e, nel 2015, è stato tra i vincitori del concorso letterario nazionale: ‘Oceano di carta’ con il racconto   ‘Vallegrigia dream’.
        L’ intervento di Anna Maria Monesi Cavallari ha acceso i riflettori sul ruolo determinate della prevenzione contro la patologia tumorale al seno, che resta fra le cause più diffuse di mortalità per le donne. ” Prevenzione che, da diversi anni, viene attuata con visite senologiche, screening e indagini oncologiche, gratuiti,  durante il mese di Ottobre” – ha sottolineato la presidente Andos. “Una iniziativa che coinvolge tutti i Comune del Polesine e si avvale di operatori sanitari, medici e strutture ospedaliere, disponibili a prestare la loro opera a tutte le donne che si prenotano per le visite” – ha spiegato.  Ad accompagnare la campagna di prevenzione una intensa attività di informazione che riguarda tutte le donne, dalle ventenni alle ultraottantenni perché il tumore al seno non tiene conto dell’età. E, concludendo, la presidente ha ricordato con gioia la recente festa per i 30anni di Andos, un traguardo che racconta di diverse centinaia di donne guarite dalla patologia e restituite agli affetti più cari e a una vita normale.
    Lauretta Vignaga
  • Gianni Mattencini e ‘I segreti degli altri’

    Gianni Mattencini e ‘I segreti degli altri’

    Il romanzo presentato in Accademia a cura della Dante Alighieri

    Rovigo, Veneto. – Trasformarsi in scrittore dopo anni di esperienza e carriera nelle aule dei tribunali è un percorso che coinvolge numerosi uomini di legge. Un gruppo che annovera anche Gianni Mattencini, attuale presidente della Corte d’Assise del Tribunale di Bari, giunto a Rovigo per presentare il suo secondo romanzo: ‘I segreti degli altri’.
    Ospite dell’Associazione ‘Dante Alighieri’, comitato di Rovigo, presieduto da Mirella Rigobello, e accolto in Accademia dei Concordi, il magistrato è stato salutato dal presidente, Enrico Zerbinati e da Sergio Garbato che ha introdotto il libro.  Una storia che si dipana un pò alla volta, introducendo altre storie che affondano le radici nella famiglia del protagonista e in quella di un giovane amico riservato ed evasivo. Segreti custoditi nei faldoni di atti processuali che finiscono per essere violati. E, da un verbale all’ altro, il romanzo assume i contorni di un poliziesco, dove la ricerca della verità e della giustizia si trasforma in una indagine sull’animo umano.
        “La storia, ambientata nel 1964, in una cittadina del meridione, si apre con un gruppetto di ragazzi che trascorrono il pomeriggio sulla spiaggia, pigramente e, per sfuggire alla calura, si tuffano in mare” – anticipa Garbatoa. “La stagione estiva fa presupporre che il periodo degli studi sia concluso. Donato, il protagonista, è fresco di laurea in legge, lo zio ha uno studio da avvocato. Il giovane non ha progetti per il momento e vorrebbe innamorarsi. Le ore vuote lo inducono a concentrare l’attenzione sugli amici che stanno con lui: uno fa l’aiuto fotografo; l’altro è un tipo un pò misterioso, non si tuffa in acqua e cita, spesso, frasi in latino. L’ambiente è descritto con grande accuratezza ma ogni cosa rimanda a qualcos’altro, aprendo scenari diversi, con protagonisti diversi che, poi, scopriremo connessi fra loro da legami ambientali e sociali”. E ha proseguito: “Non sapendo da dove iniziare le sue ricerche, Donato decide di dedicarsi all’Archivio dello zio, di cui si occupa la diligentissima segretaria. Nel luogo sono custoditi i faldoni di decine di casi giudiziari, con gli interrogatori e le dichiarazioni degli indagati. Le ricerche sulla famiglia dell’amico svelano una traccia che rimanda alla sua famiglia, a una storia cupa che lo sconvolge inducendolo a proseguire la lettura dei documenti per diverse ore.
       Il capitolo che segue, però, apre uno scenario del tutto diverso: al posto del mare c’è la campagna solcata dai carri e c’è un salto indietro nel tempo, agli anni ’60, e a un infanticidio che risale a 15 anni prima. A ricostruirlo sono i fatti e le dichiarazioni descritti e registrati da un maresciallo che svolge l’ inchiesta. Poi, entra in scena il magistrato di turno, che sa le cose ma non le dice, inducendo, chi legge, a ricostruirle da solo.  Donato non smette di leggere, dimenticandosi del presente. Riesce, così, a ricostruire una catena di delitti e contese per l’eredità ricostruita  attraverso i verbali degli interrogatori dei protagonisti.
    Pubblico per Mattencini
    Pubblico per Mattencini
       ” Il romanzo si conclude come è iniziato”- ha spiegato il relatore. “I tre amici sono, di nuovo, in riva al mare; quello taciturno è un pò meno ermetico, senza rivelarsi del tutto. Si attraversa l’inferno per ritornare al paradiso, rappresentato dal mare. Il libro è un romanzo che si incastra in un altro romanzo; un narrare che si sviluppa attraverso il dialogo, restituendo la psicologia di chi parla, e il suo stato emotivo”.
       Anticipando la domanda del pubblico, Mattencini ha detto: “Perchè ‘I segreti degli altri?’  “Ce ne sono tanti nel libro, alcuni determinanti, altri meno. Il più importante ha segnato la vita di uno dei protagonisti. Donato è il cacciatore dei segreti che, per loro natura, devono essere esposti al rischio di essere rivelati. L’esigenza del diritto all’oblio coinvolge solo la Costituzione morale, non quella in vigore. Donato scopre il segreto della sua famiglia, un infanticidio avvenuto nel meridione di una volta ma la sua attenzione è catturata dal segreto di un altro e, dopo un attimo di stupore, continua per la sua strada”.
      (Per chi fosse interessato il romanzo è in vendita da Mondadori).
    Lauretta Vignaga
Pubblicità