Rovigo, Veneto – L’inaugurazione ufficiale è programmata per sabato 10 dicembre alle 11, in Pescheria Nuova, ma, già da domani, festa dell’Immacolata, ‘Il volto della Sindone’, raccolta di sculture di Carmine Tisbo, sarà pronta per accogliere tutti coloro che si interrogano sul mistero del lenzuolo che ha avvolto il corpo di Cristo dopo la morte sulla croce.
Questa mattina, durante l’incontro con la stampa, lo stesso Carmine Tisbo ha introdotto il tema della sua esposizione che non è operazione commerciale ma invito a riflettere sulla nostra natura umana e sulle potenzialità, i doni che ciascuno possiede.
“Sia coloro che credono che i non credenti sono sempre stati affascinati da quel volto e dal suo mistero” – ha iniziato a spiegare l’artista. Tante le domande che scienziati e uomini di fede si sono posti: sulla reale divinità di quel volto impresso sulla tela di lino, sulle sensazioni che muove in chi lo guarda, sul valore che gli è stato riconosciuto contro il potere del demonio. Seguendo le parole di Papa Francesco che ha condannato la ‘cultura dello scarto’, l’emarginazione di coloro che sono poveri, disabili, vecchi, senza potere economico e rilevanza sociale, non voglio dare soluzioni ma stimolare le relazioni, la condivisione, portare speranza in una società dilaniata da egoismi e sopraffazione.
Tante delle opere che ho portato in mostra sono imperfette, scheggiate, fessurate, a volte rotte come gli scarti della fornace. In realtà, sono le opere che sento più mie, come è davvero mio quel volto di Cristo rotto e rovinato che ho posto sopra l’ammasso di pietre raccolte al centro di questa sala. In un momento difficile della mia vita ho sentito il bisogno di rivolgermi a Dio e la fiducia , il conforto che ho provato desidero comunicarlo agli altri, condividendo ideali di fede, cultura, ricerca interiore e valorizzazione di noi stessi”.
altra opera esposta
La mostra ‘ Il volto della Sindone’ inizia da Rovigo, dalla Pescheria, il suo viaggio a tappe in diversi paesi europei e in vari comuni d’Italia. A marzo sarà a Bruxelles e a maggio a Torino.
Si potrà visitare fino alla metà di gennaio 2017 e sabato 17 dicembre, alle 16, registrerà la presenza del professor Emilio Lazzarin, delegato per il Triveneto del Centro internazionale di Sindonologia di Torino, che terrà una conferenza sulla Sindone.
Rovigo, Veneto – La violenza sulle donne non ha giustificazioni così come non conosce eccezioni dovute alla ricchezza, alla classe sociale, cultura e professione della donna. Dietro c’è solo la brutalità di un uomo egoista, incapace di accettare i propri limiti, superare la propria fragilità e immaturità.
Le recenti giornate, celebrate in tutto il Paese, per sensibilizzare l’opinione pubblica contro quello che risulta un vero e proprio massacro di innocenti, ha evidenziato i numeri inaccettabili della violenza sulle donne perpetrata anche in Polesine. Le citiamo per sollecitare l’impegno di tutti: di chi sa e chi sospetta; di famigliari e amici, per non tacere, per dare sostegno alle vittime, comprensione, vicinanza.
Nel periodo luglio 2015 – fine giugno 2016, il Centro Antiviolenza del Polesine ha accolto 56 donne, il 30,36% di loro tra 41 e 50 anni; il 26,79% da 21 a 30 anni; il 23,21%, fra 30 e 40 anni. Nel 67,86% dei casi, si tratta di donne italiane; il 51,79% sono coniugate e il 75% di loro hanno figli. In quanto alle condizioni economiche , il 42,86% ha una occupazione: il 26,79% è disoccupato; nell’8,93% si tratta di casalinghe.
A commettere violenza, nel 55,36% dei casi sono i mariti; per il 17,86% si tratta di conviventi; gli ex fidanzati sono il 12,5%. In relazione alla cittadinanza, il 76,79% è cittadino italiano; nel 31,43% dei casi hanno età compresa fra 31 e 40 anni. La stessa percentuale riguarda i soggetti fra 41 e 50 anni. Nel 53,57% dei casi, i soggetti violenti hanno un lavoro e nel 37,5% dei casi, la violenza viene scaricata anche sui figli.
In tutta Italia e anche nella nostra città, alla violenza contro le donne, oggetto di tre giornate di manifestazioni, dal 25 al 27 novembre, è stata espressa condanna con spettacoli, riflessioni, letture, testimonianze di donne che hanno vissuto la dolorosa esperienza in prima persona. Donne che hanno perdonato, e sono tornate a subire botte e imposizioni; che hanno denunciato e poi ritrattato per paura, per mancanza di risorse e di un luogo dove rifugiarsi assieme ai figli. Poi hanno incontrato gli operatori dei Centri Antiviolenza e hanno trovato la forza di reagire, di denunciare i maltrattamenti subiti e iniziare una nuova vita.
‘Non una di meno‘, il titolo dell’ evento che ha coinvolto tutta lItalia con lo scopo di sostenere i Centri antiviolenza e poter continuare l’opera di sostegno e accoglienza verso le donne maltrattate e loro figli e, a Rovigo, è stato seguito da un pubblico, molto numeroso e partecipe, nell’Auditorium del Conservatorio ‘F. Venezze’, domenica scorsa. In programma, lo spettacolo organizzato dai volontari del Centro Antiviolenza e da Atelier Danza – corpo di ballo e Binta Colley – musicista in collaborazione con: Arci, Caritas, cooperativa Peter Pan. Spunti diversi di coinvolgimento per smuovere la coscienza di tutti e diffondere la cultura della non violenza, ad iniziare dai giovani.
Bellissime le coreografie del corpo di ballo di Atelier danza cui si sono alternate riflessioni di donne, letture di pagine tratte dal libro ‘Passi affrettati’, di Dacia Maraini. Racconti dal vivo di donne senza voce e senza diritti, accomunate dallo stesso destino in paesi sparsi su tutti i continenti. Uomini frustrati, sfruttati, incapaci di accettare le difficoltà della vita, l’insoddisfazione di se stessi. Rabbia cieca e rancore verso tutto e tutti che si riversa sulle persone deboli che stanno vicino.
Sono state offerte alcune riflessioni di Lucia Annibali, l’avvocatessa sfregiata con l’acido dall’uomo che non accettava il suo abbandono. Storie di rapporti malati dove la donna diventa dipendente dal dolore che l’amore le causa. La violenza quotidiana che la donna subisce nei paesi dove l’essere femminile è ‘proprietà’ dell’uomo che la prende in moglie. Infine, la testimonianza diretta di una ragazza del Gambia, ora a Rovigo con lo status di rifugiata, ‘venduta’ dalla famiglia in sposa a uno sconosciuto che la teneva segregata in una stanza. Un giorno, riportano a casa il marito gravemente ferito che le muore fra le braccia. Lei, sconvolta, chiede aiuto alla gente del villaggio ma questa, vedendola con il vestito macchiato di sangue, la accusa di omicidio e la condanna ad essere sepolta viva, assieme al marito.
Rovigo Veneto – Pubblicata nel n°53, del semestrale Ventaglio90 – Luglio 2016 – la ricerca di Luigi Piombo ha rinfocolato le speranze di quanti si erano, in passato, interessati al recupero e salvataggio degli antichi affreschi di Casa Rosetta Ferrari. In Accademia dei Concordi, il 23 novembre, è stato organizzato un incontro fra cittadini, tecnici di vari settori, rappresentanti della cultura e dell’amministrazione comunale per valutare se, finalmente, si poteva intervenire sulla situazione di stallo imposta dalla Soprintendenza.
Favorevoli tutti al recupero delle scene dipinte, sono state avanzate ipotesi sul modo migliore per ‘strapparle’ dalla loro sede e renderle visibili alla città. ” Lo ‘strappo’ , però, è illegale per la Soprintendenza” – ha ricordato l’architetto Luca Paparella. A sua volta, Raffaele Peretto, archeologo e, in passato, direttore del Museo dei Grandi Fiumi, ha sottolineato come da anni si parli del recupero delle pitture e come l’ente preposto alla loro salvaguardia non abbia mai dimostrato la volontà di impegnare risorse in una proprietà privata, pur se, anni fa, i soldi erano stati individuati.
A chiarire definitivamente le cose e a mettere la parola fine alla vicenda è stato Federico Lunari, proprietario di Casa Rosetta Ferrari. Queste le sue parole: “La Soprintendenza non ha mai permesso e non permette di intervenire sull’immobile per il vincolo che vi ha imposto, e lo stabile va in rovina. Dopo molti anni abbiamo ottenuto il permesso di stabilizzare la costruzione con 169 pali, infissi alla profondità di 8 metri, in quanto la costruzione dei garage di via Brunetti aveva causato l’abbassamento dell’edificio. Lo strappo, però, è improponibile. Si può collocare una impalcatura anche sulla facciata per vedere l’opera da vicino. La tutela del bene è stata trasformata in un vincolo inamovibile: gli affreschi sono parte integrante della casa e la casa è strettamente legata agli affreschi. O si salvano insieme o andranno distrutti insieme”.
Lauretta Vignaga
(foto di Luigi Piombo)
È evidente che si tratta di un uomo, questo giustificherebbe una revisione. Sulla fascia superiore della cornice si leggono alcune lettere; una pulitura potrebbe rendere leggibile la scritta che sarebbe esplicativa e di certo interessante
Particolare della pianta; da notare che il campanile a punta al centro è simile a quello di San Francesco ma si tratta di quello di San Rocco ora demolito. Inoltre quella costruzione rettangolare a sinistra di Rovigo con quella scia verde azzurra davanti potrebbe rappresentare il Sostegno di Polesella che metteva in comunicazione il Po con la Fossa, il Canal Bianco e quindi con la laguna di Venezia tramite il Po di Tramontana. Nella battaglia di Polesella il Sostegno e la Fossa furono una via di fuga per molte imbarcazioni dei veneziani
Lo stemma di Alfonso I° d’Este duca di Ferrara, notare i tre gigli arancione simbolo degli Estensi dal 1410
Particolare del principe con in mano il bastoncino con il giglio
Vista della casa dall’angolo Sud/Est; da notare le aggiunte e i rifacimenti. Un recupero comporterebbe scelte difficili e lo scavo della strada con conseguente restringimento della stessa e problemi di smaltimento dell’acqua piovana
Rovigo, Veneto – A 500 anni dalla prima edizione, datata 1516, l’Orlando Furioso’, poema cavalleresco dal fascino ineguagliabile, è stato analizzato per i soci della ‘Dante Alighieri’ e gli appassionati della grande letteratura, convenuti nel salone del Conservatorio rodigino, il 15 novembre scorso. A far riscoprire: passioni e amori, avventure e duelli, sortilegi e pazzia, il professor Antonio Lodo, fine letterato e docente. Un percorso che i soci della Dante e la presidente, Mirella Rigobello, completeranno il prossimo 26 novembre con una visita a Ferrara, sui luoghi dell’Ariosto.
“All’edizione del 1516, seguirono quella del 1521, e quella definitiva, del 1532, costituita da 46 canti in ottave, invece dei 40 delle edizioni precedenti” – l’incipit del relatore seguito da alcune note biografiche di Ludovico Ariosto. La nascita a Reggio Emilia nel 1474; il padre dipendente di Ercole I, d’Este. Ludovico, primo di 10 fratelli, alla morte del padre, nel 1500, si trova a dover provvedere a un fratello disabile e a 5 sorelle da maritare. Abbandona gli studi di legge, imposti dal padre, per dedicarsi a quelli umanistici sotto la guida di Gregorio da Spoleto. Gli studi di filosofia all’Università di Ferrara, lo appassionano alla poesia in volgare. Non ancora trentenne viene assunto dal cardinale Ippolito D’este e diventa chierico, incaricato di faccende diplomatiche e politiche. Nel 1513, l’elezione di papa Leone X lo porta a Roma ma vi rimane poco. Nel 1516 pubblica dell’Orlando Furioso che dedica al cardinale Ippolito che non lo apprezza.
Soci Dante in ascolto di Lodo
“Il poema si ricollega alla tradizione epico-cavalleresca, del XII secolo, diffusa in Francia, che narrava della guerra tra Carlo Magno e i suoi paladini contro i mori. Un genere molto diffuso nelle corti che i cantastorie diffondono fra il popolo, aggiungendo quello che la fantasia suggerisce.
A cambiare le cose arriva Matteo Maria Boiardo, unisce i racconti di Carlo Magno con la leggenda di re Artù e dei suoi cavalieri” – ha cominciato a spiegato il professor Lodo addentrandosi nelle pagine dell’Ariosto. ” Orlando era sempre stato l’eroe senza macchia e senza paura che difendeva la cristianità contro i saraceni. Boiardo, invece, racconta di un Orlando, innamorato di una bellissima fanciulla, Angelica, che, di continuo, appare e scompare seminando scompiglio nell’esercito cristiano. Il libro di Boiardo incontra subito grande favore ma l’opera di Ariosto ne oscura la fama in breve tempo, proseguendo la narrazione delle vicende di Orlando che, per amore, impazzisce”.
“L’Orlando furioso’ – continua a spiegare il professor Lodo – affascina subito la corte estense dove, ad alcune nobildonne, Ariosto aveva letto qualche pagina in anteprima. Nel 1515, il poema è in via di conclusione e Ludovico chiede al duca di Mantova che gli vengano fornite parecchie risme di carta senza pagare la tassa prevista “perchè nel testo ci sono molte lodi alla sua persona. Una volta diffuso il ‘Furioso’ viene letto da tutti i poeti e scrittori del tempo, tutti affascinati e coinvolti nella girandola di eventi, incontri, fatti strepitosi, che avvincono nella lettura e inducono a proseguirla lungo i 38.736 versi che lo compongono”.
E proseguendo nell’ analisi del testo, Antonio Lodo ha citato personaggi fantastici che vivono avventure incredibili senza mai essere inseriti in un tempo preciso. “Impossibile farne un riassunto per l’infinità varietà di ‘groppi narrativi” – ha dichiarato citando Italo Calvino che, nel 1970, scrisse una guida alla lettura del testo ariostesco. “Tuttavia, al di là della piacevolezza, lo scopo dell’Ariosto è quello di indurre il lettore a riflettere sulla realtà; fine che persegue con la tecnica dello straniamento, cambiando, cioè, la prospettiva verso l’argomento trattato, invogliando il lettore a guardare gli accadimenti con occhio critico. Risultato a cui guida la voce narrante durante lo svolgersi dei fatti. Effetto prodotto anche dall’abbassamento della dignità dei suoi personaggi”.
“Emblematica la figura di Angelica, oggetto del desiderio di tutti i cavalieri sul campo di battaglia” – ha commentato. “Orlando l’ama da morire ma la rispetta. Lei, però, è incontentabile e sfugge sempre finché si innamora di Medoro, un umile fante dell’esercito saraceno a cui si unisce scatenando la pazzia di Orlando. La pazzia che porta a deviare facendo vedere quello che non c’è e impedendo di vedere la realtà. Per recuperare l’ intelletto di Orlando, Astolfo si reca sulla luna dove è custodito tutto quello che sulla terra va perduto”.
E giungendo alla conlusione ha che l”opera, nel suo insieme, è uno sterminato elogio della Casa D’Este, di tutti i suoi rappresentanti, conferendo immortalità a tutti coloro di cui parla. Testo di straordinaria attualità, l’Orlando Furioso contiene tutta la tradizione classica ed è considerato il primo esempio di romanzo moderno. Un libro che ha ispirato scrittori e autori teatrali dell’Europa moderna.
A intervallare piacevolmente la narrazione del professor Antonio Lodo le esecuzioni al clavicembalo del direttore del Conservatorio, Giuseppe Fagnocchi. Composizioni di Frescobaldi ispirate alla ‘Follia’ seguita da una serie di sei ‘Toccate’ dove la musica diventa autonoma, alternando libertà e improvvisazione.
Rovigo, Veneto – Completata due anni fa e presentata su un quotidiano locale, la ricerca fotografico – documentale di Luigi Piombo sugli affreschi di Casa Rosetta Ferrari – o meglio su ciò che ne rimane – e l’interpretazione che ne diede, non ebbe grande effetto sui rodigini; non catalizzò l’interesse degli amministratori locali verso un recupero che li togliesse dal degrado e dall’incuria. Realizzati sul cornicione della nobile dimora dei Foligno, famiglia ricca, legata ai duchi di Ferrara, giunta in città verso il 1300, i dipinti non sono facilmente visibili per l’altezza dell’edificio di circa 10 metri sul piano strada, ma preziosi. Rara testimonianza del passato di Rovigo, posta all’esterno di una dimora privata.
Tra i primi ad occuparsene fu Francesco Bartoli che, nel 1793, diede una descrizione sommaria di alcune parti degli affreschi nel suo libro: ‘Le pitture, sculture e architetture della città di Rovigo’, tralasciando tutto il resto. Poca cosa rispetto alle immagini che si susseguono negli spazi sotto il cornicione della facciata, ormai troppo danneggiate per leggere la relazione che le unisce.
Luigi Piombo ha fotografato gli affreschi, per la prima volta, negli anni ’80 del secolo scorso. Uno, in particolare, aveva attratto la sua attenzione: quello noto come ‘la più antica pianta di Rovigo’. Le fotografie furono notate dall’allora sindaco Mario Botolami e dall’assessore Ilario Bellinazzi che si attivarono per strappare l’intero ciclo di affreschi e salvarlo. L’istanza di recupero, presentata alla Soprintendenza dei Beni Culturali di Verona, ebbe esito negativo. Negative anche le varie richieste presentate negli anni successivi, per recuperare quel bene che apparteneva alla città e ai rodigini.
Oggi, gli affreschi sono ancora sotto il cornicione, in attesa di crollare assieme alla costruzione a cui appartengono.
Luigi Piombo, tuttavia non li ha dimenticati: li ha fotografati più volte con strumenti di alta tecnologia e ha svolto indagini e ricerche d’archivio per ridare loro un senso e la dignità che l’uomo ha loro negato. La sua ricostruzione degli eventi conclude un lavoro durato 30 anni e sconfessa la descrizione del Bartoli, finora universalmente accettata.
Questo il riassunto delle sue indagini e le ipotesi realistiche a cui è arrivato, auspicando che qualche generoso rodigino si incarichi di pubblicare e diffondere il testo e, magari, dare il via ad un recupero, indispensabile, di una pagina di storia della città, del tutto ignota.
Costruita in quella che oggi è via all’Ara, la dimora dei Foligno risale alla prima metà del 1500, come testimonia l’iscrizione ‘Hieronimus fulgineus’ che compare in apertura del ciclo di affreschi, sorretta da un putto. A sostegno della tesi, Piombo porta indagini accurate su documenti e lo studio delle vicende storiche del territorio polesano nei secoli in cui era oggetto di contesa tra i duchi di Ferrara e la Repubblica di Venezia. La battaglia di Polesella, del 22 dicembre 1509, rientrava nel piano di distruzione di Venezia avviato da papa Giulio II con la Lega di Cambrai. Vinsero gli Estensi e il Polesine tornò sotto Ferrara. Solo un anno dopo, tuttavia, Venezia riconquista Rovigo e il Polesine e li tiene fino al 1797, quando la Serenissima cade in mano dei Francesi.
“Parlando degli affreschi, il Bartoli cita: una donna con bambino; l’antica pianta di Rovigo e il ‘sacrificio di Muzio Scevola’, tralasciando tutto il resto” – scrive Luigi Piombo. “L’indagine con il teleobiettivo ha rivelato che, in realtà, la donna è un uomo con la barba; la pianta di Rovigo è una città murata circondata da un fossato d’acqua azzurra e ai lati due eserciti di soldati in armi che suggeriscono le tante contese tra Venezia e Ferrara per il possesso del Polesine. La mancanza di un nesso fra i soggetti elencati, mi ha indotto a ipotizzare un fatto storico molto importante a cui potrebbero alludere i soggetti ancora visibili degli affreschi. I dipinti di piccola dimensione e la collocazione nel sottotetto, fra quelli che ,probabilmente, erano i finestrini del granaio, ne ha sempre impedito la visione e, di conseguenza, la salvaguardia”.
Quanto alla famiglia dei Foligno, si sa che erano amministratori dei beni che gli Estensi avevano in Polesine e che, in Rovigo avevano due case: una in via Silvestri, ora nota come Palazzo Campo. L’altra in via all’Ara, probabilmente la più antica dimora privata – seppure in rovina – esistente in città. In seguito all’estinzione di Foligno i beni andarono dispersi e la casa divenne proprietà dei Rosetta Ferrari.
Rovigo, Veneto – Concluso il mese della prevenzione, Andos – Associazione donne operate al seno – presieduta da Anna Maria Cavallari Monesi, traccia il bilancio delle visite e incontri di informazione effettuati durante l’Ottobre rosa. Un evento che, negli ultimi anni, ha coinvolto tutti i Comuni del Polesine nella campagna di prevenzione che coinvolge un numero di donne in continua crescita sia di età inferiore ai 30 anni che superiore ai 65/70.
Anna Maria Cavallari Monesi, presidente Andos
Sabato, 12 novembre, Auditorium dell’ospedale, l’incontro con i medici volontari Andos e numerosi sindaci per la valutazione dei dati raccolti. Ai presenti, le parole di apprezzamento e incoraggiamento della presidente Cavallari e un grazie speciale al primario di Trecenta, dott. Enzo Facci, che le ha inviato due nuovi medici per far fronte agli incontri e alle visite dedicati alla prevenzione.
Ha fatto seguito Fabio De Grandis, direttore sanitario e volontario Andos, che ha riassunto i dati propri e di alcuni colleghi non presenti. Prima di tutto, però, ha voluto ricordare, la figura e l’opera del professor Umberto Veronesi, recentemente scomparso, punto di riferimento per la chirurgia al seno femminile con cui ha salvato la vita a tantissime donne ed evitato la sofferenza di tante mutilazioni. Un ricordo, condiviso con affetto e ammirazione, da Anna Maria Cavallari Monesi. Sulle Tracce di Veronesi, l’attenzione dei medico oncologi si è concentrata sul linfonodo sentinella, che, mutando, permette di individuare la presenza del cancro. In riferimento al comitato Andos di Rovigo, De Grandis ha rimarcato che è uno dei più attivi del Veneto con una campagna di sensibilizzazione e prevenzione estesa a tutta la provincia grazie agli ambulatori mobili.
“Da quest’anno – ha spiegato – abbiamo dedicato più tempo e attenzione alle visite, grazie alla pratica delle prenotazioni, fornendo risposte soddisfacenti a tutte le donne”.
Il percorso della prevenzione inizia da una un’accurata informazione, cui segue la visita in ambulatorio per valutare l’eventuale presenza della patologia. In caso di sospetto, la paziente viene inviata ad una indagine strumentale. Il tutto a titolo gratuito. Il metodo base di prevenzione, tuttavia, è la pratica della autopalpazione che ogni donna dovrebbe effettuare sul proprio seno almeno una volta la settimana, per avere un quadro sempre aggiornato della struttura interna della mammella.
Ottobre rosa, in cifre, registra 60 visite effettuate dal dott. De Grandis, soprattutto con donne italiane e straniere naturalizzate; asintomatiche per la maggior parte in quanto già abituate ai controlli. Età media 42 anni. Solo 2 sono state invitate ad approfondire le indagini. Le visite nei diversi comuni sono state 200, con una media di 15/20 in ogni giornata. A Lendinara è stato effettuato il maggior numero di controlli, l’età media era tra 40 e 50 anni; 20 di loro non si sottoponevano ad accertamenti da parecchi anni, per l’interruzione dei controlli biennali da parte del servizio sanitario regionale. A Porto Viro le visite sono state effettuate dal dottor Antonio Gandolfi, che ha commentato con favore la prassi della prenotazione.
Impegnato a Rovigo e Trecenta, il dottor Valieri ha visitato 15 donne, tra 55 e 66 anni, che, da oltre 2 anni, erano in attesa dello screening. A tutte loro e alle giovani non ancora inserite nel programma di visite periodiche, è stato raccomandato di preoccuparsi personalmente di fare controlli annuali, soprattutto in presenza di casi tumorali in famiglia. Nessun caso sospetto rilevato.
A Porto Viro, i dottori Francesco Centanni e Andrea Sartori hanno effettuato visite, ecografie o mammografia su 46 pazienti, tra 23 e 63 anni. Rintracciate solo patologie benigne. I dati di Santa Maria Maddalena, riportati dai dottori: Francesco Pellegrini e Veronica Biondin, registrano 62 visite; età da 20 a 70 anni. Solo un caso individuato per ulteriori accertamenti.
La presidente Cavallari Monesi, in chiusura, ha sottolineato l’impegno di Andos con le donne sottoposte a chemio: la fornitura di parrucche per tutto il periodo e, per le donne che non hanno possibilità, anche la donazione dei reggiseni adatti, dopo l’intervento chirurgico. Infine visite anche a domicilio quando ci sono donne che non possono allontanarsi da casa. Gesti di grande valore che l’associazione riesce a realizzare con raccolte fondi di cui sono protagoniste le numerose volontarie .
“L’importanza dei controlli – è stato aggiunto – diventa sempre più urgente poiché il tumore si sta diffondendo anche fra le giovani sotto i 30 anni, ben prima che l’ASL inizi le campagne di screening. Allo stesso modo è fondamentale prolungare lo screening oltre i 70 anni per l’incidenza di casi tumorali in età avanzate. Si stima, infatti, che, entro il 2020, l’incidenza del tumore cresca del 4,5%, sia per l’innalzamento dell’età a cui colpisce che per il miglioramento delle tecniche di indagine e l’alimentazione meno sana”.
Rovigo, Veneto – La progressiva decadenza di città italiane, che, fino agli anni 90 del secolo scorso, erano prestigiosi centri di cultura e arte, fulcro di attività commerciali e intensa vita sociale, ha catalizzato l’interesse del Lions club cittadino, attualmente presieduto da Lorenza Andreotti. Per indagare le cause che stanno alla base del processo e le modalità per invertire la rotta, il club ha organizzato un incontro con Gabriele Tagliaventi, architetto e urbanista, con laurea in Ingegneria all’ Università di Bologna, esponente del movimento per il Rinascimento urbano e il New Urbanism.
Data l’importanza dell’evento, all’incontro, in Accademia dei Concordi, lo scorso 9 novembre, sono stati invitati: architetti, ingegneri e urbanisti della provincia di Rovigo.
“Una iniziativa di particolare significato per il Lions di Rovigo – ha dichiarato la presidente Andreotti – che si inserisce nel programma delle celebrazioni del centenario della Fondazione del Lions International, che, tra le sue finalità, cita l’attenzione all’ambiente e alla vivibilità dei contesti urbani”. Principi applicati alla città di Rovigo con le diverse iniziative di studio e indagine messe in atto, nel tempo”.
Introdotto dal giornalista Tommaso Moretto, Gabriele Tagliaventi si è rivolto ai presenti ricordando il crollo del Pil italiano a partire dal 2007, con accenni di ripresa solo nel 2011. L’acquisto massiccio di titoli di stato italiani da parte di Francia e Germania che ha aggravato la situazione mentre, dal 1975, il debito pubblico è cresciuto in maniera esponenziale. Poi, con l’aiuto di slides, Tagliaventi ha confrontato Bologna, la sua città, con altre città, sparse nel mondo, tutte accomunate dallo stesso numero di abitanti – 370.000 – e una simile superfice urbana: 9.000 ettari. “Nizza – città presa a paragone – per la sua manutenzione spende la metà di quello che spende Bologna, ma ha sviluppato un servizio tram per il trasporto urbano tra centro e periferia efficiente, economico e poco inquinante. E c’è un servizio pubblico di biciclette, a costo molto basso, che si prendono vicino al luogo di partenza e si lasciano all’arrivo. Nulla del genere a Bologna, dove il tram è stato smantellato nel 1963, nella visione di un un sistema di trasporto incentrato sulle auto. Oggi il centro della città più importante dell’Emilia Romagna è sporco, abbandonato e degradato”.
E ha continuato: “Altro errore fatale della miopia politica, l’enorme sviluppo della periferia, con casermoni e centri commerciali, per cui, nelle giornate senza auto, per limitare le polveri sottili, il centro è senza auto mentre la periferia ne è invasa”.
Poi il paragone è stato fatto con Palma di Maiorca: superfice urbana: 7.000 ettari; stesso numero di abitanti. Con Bilbao, stessi abitanti ma superfice di 1.700 ettari. Parigi: stessa superfice urbanizzata e 2 milioni e 250.000 abitanti. La scarsa popolazione di Bologna priva la città degli introiti necessari a tenere in ordine la sua enorme superficie. Al contrario, l’urbanizzazione ordinata di Bilbao consente alla città di avere un servizio di tram. A Palma di Maiorca di avere un’ottima urbanizzazione e un servizio pubblico di bici. Quando è iniziata l’impennata del Debito pubblico, Bologna aveva 120.000 abitanti e una superficie urbanizzata di 5.000 ettari; oggi, ne ha 9.000 e tante industrie e aziende fallite”- ha spiegato.
Pubblico per Tagliaventi
Inevitabili le critiche a Matteo Renzi che, durante il suo recente viaggio negli States, non si è accorto della differenza tra le università italiane e quelle americane. “Stanford e Berkeley, top dell’ istruzione a ‘stelle e strisce’, hanno copiato il modello italiano” – ha aggiunto continuando nelle sue riflessioni. “L’ambiente è il migliore possibile, i docenti sono reclutati in base al merito e il budget è adeguato agli scopi che si vogliono raggiungere. Nei luoghi dove si parla e si scambiano idee, i giovani sviluppano intelligenze e creano innovazione. Lo sviluppo edilizio in Italia è legato agli anni 60- 70, quando la gente smetteva di fare figli e costruire case. Trump ha vinto le elezioni perché in America la gente che lavora è calata dal 75 al 60% e sono state realizzate enormi infrastrutture quando non ci sono abbastanza abitanti che pagano le tasse. La crisi di oggi è anche la crisi del ‘verde’: città con tanto verde e niente gente o bambini che lo vivano. Detroit, nel 2013, ha fatto bancarotta perchè quattro grandi industrie hanno delocalizzato, lasciando spazio alla crminalità. Per sradicare il malaffare, gli edifici vuoti sono stati abbattuti e si è fatto spazio al verde. In America si sono accorti che le grandi periferie fagocitano risorse, impongono trasferimenti quotidiani tra centro e periferia creando inquinamento. E la gente è tornata ad apprezzare il piccolo commercio sotto casa, indispensabile per le necessità e le emergenze quotidiane, oltre ad essere fattore di coesione tra gli abitanti del quartiere”.
Come intervenire? Gabriele Tagliaventi ha trovato il rimedio nel delimitare il centro urbano, lasciando il verde ai confini; realizzare un trasporto pubblico efficiente e facile da raggiungere, riempire gli spazi pubblici con negozi, caffé, luoghi di incontro ed eventi. E ha concluso: “Negli ultimi 50/60 anni, le città italiane si sono uniformate al modello americano, mentre quelle americane hanno demolito grattacieli e dato spazio a feste e sagre, esempi che stanno facendo scuola anche in Francia e Germania. Da diversi anni negli USA non si costruiscono più ipermercati e parecchi sono stati abbattuti. Le vendite on line sono veloci, fanno risparmiare tempo, fatica e carburante. Non richiedono spazi enormi per il parcheggio. I nuovi supermercati hanno solo il piano terra; sopra ci sono uffici e abitazioni e la gente va a fare la spesa a piedi. Le novità più trendy sono i tanti negozietti del quartiere, dove si può trovare di tutto, dove il venditore è affabile e pronto a collaborare. Nei negozi al dettaglio al mattino c’è pane appena sfornato e la verdura di giornata; si scambiano opinioni e informazioni e, in caso di bisogno, cordialità e disponibilità non mancano”.
Il ruolo fondamentale di Estetiste e chirurgo estetico dopo il cancro al seno
Rovigo, Veneto – Organizzato dalla CNA Impresa Donna, dal Gruppo Estetiste della provincia di Rovigo, in collaborazione con ANDOS – Associazione donne operate al seno – presieduta da Anna Maria Cavallari Monesi, si è tenuto, nei giorni scorsi, un interessantissimo convegno sul valore fondamentale delle cure estetiche e della chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica, dopo un intervento per cancro al seno. Un incontro organizzato da donne e dedicato alle donne, caratterizzato da preparazione e specializzazione al massimo livello per sostenere le donne in un momento tanto difficile quale può essere quello di una diagnosi di tumore al seno. Il tema, introdotto da Antonella Toffanello di CNA, è entrato nel vivo con Veronica Pradella , presidente delle estetiste della provincia di Rovigo. “La bellezza è un valore molto importante per una donna, ma sicurezza e benessere lo sono di più” – ha esordito. E ha aggiunto: “La bellezza non è solo un fattore soggettivo ma un vero e proprio bisogno dell’essere umano, per sentirsi in armonia con se stessi e con gli altri. E’ innegabile che i criteri estetici sono cambiati nel tempo e diversificate le discipline che se ne occupano con tecniche sempre più innovative e specifiche. Dopo interventi di chirurgia oncologica al seno, il compito dell’estetista oncologico e dello specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica, diventano punti di riferimento per le donne che hanno affrontato una tale esperienza. Per ritrovare fiducia in se stesse, nel loro ruolo di moglie e madre, per accettarsi e amarsi nonostante tutto”.
Dalla presidente ANDOS, Anna Maria Cavallari Monesi, che ha sostenuto con forza la
realizzazione del convegno, l’affermazione dell’ importanza di operare in sintonia. “Questo incontro è, per me, l’inizio dell’andare ‘insieme’, perché, lavorando sul territorio, c’è sempre un ‘prima, durante e dopo’ del processo di sensibilizzazione che ora coinvolge tutti i Comuni del Polesine. Un evento unico in Italia. Oggi ci sono qui con noi due specialiste donne, di grandissimo valore per la bellezza ‘curata’ che si esplica nei rapporti con la famiglia e con la società. Andos si è sempre spesa per la cura della donna, ad iniziare dal problema della caduta dei capelli. L’abbiamo seguita nella riabilitazione nei centri Andos, nel fornirle quei supporti che l’aiutano a non apparire ‘diversa’. E le donne hanno ricambiato le attenzioni diventando, a loro volta, volontarie dell’associazione, mettendosi al fianco di altre donne che sono entrate nel tunnel della malattia. Sono con noi: Samantha Serpentini, dirigente psicologo Azienda Ulss 3 di Bassano del Grappa – IOV-IRCCS Padova; Veronica Biondin, chirurgo senologo, Casa di cura Santa Maria Maddalena, Rovigo; Rossella Sferrazza, specialista in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica, Clinica Città Giardino, Padova. Tre specialiste che collaborano con Andos”.
Sottolineando che il cancro alla mammella sta aumentando fra le donne sotto i 40 anni, soprattutto quelle che lavorano e devono essere restituite al ruolo di mogli e madri, Veronica Biondin ha spronato donne e ragazze ad approfondire la conoscenza anatomica del proprio seno e tenerlo sotto controllo con l’autopalpazione; se ci sono dei noduli non esitare a contattare il medico.”Il cancro al seno si può sconfiggere se viene individuato presto e se i controlli – mammografia o ecografia – sono frequenti. Quando la diagnosi è positiva, il trattamento deve essere deciso caso per caso, con la paziente stessa. Se la diagnosi è precoce si procede con la chirurgia conservativa; nei casi avanzati c’è l’asportazione totale” – ha spiegato.
La parola è passata, quindi, a Rossella Sferrazza, specialista in chirurgia plastica. ” Alla chirurgia plastica, ricostruttiva o estetica, è affidato il compito di conservare il seno, simbolo della femminilità, ricostruendo le parti lesionate o amputate, senza tralasciare la funzione dell’organo. Si impiegano protesi o lembi del corpo della paziente, per un risultato il più soddisfacente possibile” – ha aggiunto.
Samantha Serpentini, psiconcologa di grande esperienza, ha premesso: “Una diagnosi di cancro sconvolge la vita e apre una fase difficile e dolorosa. Alla fine del percorso, la donna si ritrova diversa e si interroga su cosa dovrà affrontare e come cambierà la sua vita. Determinante la vicinanza di altre donne che hanno affrontato e vinto la malattia”. E’ seguita la lunga lista delle problematiche che le donne operate al seno si trovano ad affrontare: dal rapporto di coppia, alla sessualità, alla comunicazione con i figli adolescenti. Sfide che richiedono forza e determinazione per trasformarsi in occasione di crescita.
Ha concluso il convegno Emanuela Marangon, vice presidente provinciale CNA, con brevi sottolineature sull’argomento trattato.
Rovigo, Veneto – Da qualche tempo fa parte del Consiglio comunale dei ragazzi, dove si impegna con entusiasmo nella commissione per l’Innovazione’. Scolaro di terza media, Roberto Verza, 13 anni,
è uno dei tanti ‘ragazzi in gamba’ che si distinguono per l’interesse e la partecipazione all’associazionismo giovanile. In virtù di questa voglia di ‘esserci’ è stato scelto,assieme ad altri tre ragazzi, dal referente del ‘Forum dei giovani’, Giacomo Gasparetto, in collaborazione con l’associazione ‘Amici d’Europa’, per un breve viaggio a Viernheim, città gemellata con Rovigo. Una trasferta di tre giorni, verso la fine di settembre, per incontrare coetanei di altre città europee gemellate con Viernheim, siglare nuove amicizie e approfondire conoscenze di luoghi e culture.
Ci parli di questo viaggio ?– gli chiediamo “Ho tenuto un diario del viaggio e delle attività svolte” – risponde Roberto. “Siamo stato ospitati in una scuola dato che, nel fine settimana, gli scolari sono a casa. Con i miei compagni di Rovigo sono andato in giro per la città e partecipato, con una compagnia locale, a un laboratorio di teatro che trattava della differenza dei linguaggi nella Comunità europea. Noi italiani ci siamo fermati in Germania un pomeriggio in più per visitare Heidelberg. Ho raccontato in classe, ai miei compagni, questa esperienza e forse la racconterò anche in Consiglio nei prossimi giorni”.
Quali sono le tue impressioni su tutto questo e gli aspetti positivi che pensi avrà nel tuo futuro? “Innanzi tutto mi sono esercitato a parlare inglese, la lingua con cui comunicavamo; poi ho deciso che studierò il tedesco. Incontrare tanti ragazzi e ragazze di nazioni diverse, città gemellate con Viernheim, è stato molto bello e ho riflettuto che siamo italiani ma anche cittadini d’Europa, quindi membri della stessa comunità”.
Quale differenza tra Italia e Germania ti ha colpito di più? “La puntualità. A fine ottobre, per la fiera, a Rovigo è arrivato un gruppo di tedeschi adulti che hanno rimarcato come in Italia ci sia grande elasticità negli orari delle programmazioni di eventi. Un episodio che mi ha fatto balenare in testa l’idea di occuparmi di politica, da grande”.
Roberto Verza in piazza Vittorio il 4 novembre
Venerdì 4 novembre, in piazza Vittorio Emanuele, hai partecipato alla celebrazione della fine della prima guerra mondiale e della Giornata dell’Unità nazionale. “Si, ho letto dei pensieri sull’ importanza, per noi giovani, di essere presenti a quella celebrazione e ricordare uno dei più gravi e cruenti eventi della storia. Il sacrificio di migliaia di italiani per il futuro del nostro paese.
Rovigo, Veneto – Renzo Melotti lo ha inserito tra gli artisti della sua straordinaria collezione. Ora, grazie alla donazione di Melotti dell’intera sua raccolta di opere d’arte all’ ospedale rodigino di Santa Maria della Misericordia, Carmine Tisbo è in esposizione permanente, con alcune sue realizzazioni, negli spazi accanto alla sala di ingresso del nosocomio rodigino, dove sosta chi è in attesa di indagini strumentali o radiologiche o di visite diagnostiche. Assieme a tutte le altre pitture e sculture, collocate nelle sale d’attesa e reparti di degenza, hanno il compito di rasserenare lo spirito e distogliere, anche solo per pochi attimi, il pensiero dalle preoccupazioni per la propria salute o per quella delle persone care.
Nato a Pescara ma residente a Lendinara da parecchi anni, Carmine Tisbo è un caso particolare nel panorama artistico veneto. Nel 1998 decide di lasciare un lavoro ‘sicuro’, da impiegato dello stato, per dedicarsi completamente all’arte pur senza una specifica preparazione. Agli inizi si occupa di antiquariato, poi, dal 2005, la passione per i materiali naturali e di recupero lo guidano ad assemblare le cose più disparate, generando una contaminazione tra pittura e scultura che richiama l ‘Art Decò. Il carattere insolito delle sue creazioni colpisce l’attenzione di Gianni Cerioli, critico d’arte ferrarese e, nel 2007, Tisbo inaugura: ‘I quattro elementi’, la sua prima mostra al Castello Estense. Seguono mostre in giro per l’Italia dove le sue riflessioni sui materiali poveri danno impulso a un nuovo concetto dell’arte e della sua funzione. Una modalità creativa che l’artista non ha mai abbandonato.
Noi lo abbiamo incontrato per approfondire le ragioni della sua scelta e i mutamenti che hanno generato.
COPERTINA LIBRO IL VOLTO DELLA SINDONE
Le opere che Melotti ha incluso nella sua collezione sono composizioni materiche che mettono in relazione la radica di noce, la corda e ceramica policroma invetriata. E la ceramica è l’elemento caratterizzante. Ce ne parla? “Dopo diverse esperienze con materiali di recupero, vissuti dall’uomo, ho ‘sentito’ che ero pronto per creare con le mie mani. La ceramica è la terra che viene plasmata e si trasforma. Una prima cottura la rende terracotta; la seconda la trasforma in ceramica liscia e lucente con l’invetriatura. Come in tutti gli altri materiali usati, vi ho percepito la vita che nascondeva dentro. Scavare nella materia equivale a scavare dentro se stessi. La radica sta dentro la terra e ne assorbe le energie con cui nutre la pianta. L’argilla contiene tutti i quattro elementi e quando la lavoro non seguo mai un progetto preciso: dopo l’incertezza dell’inizio scatta qualcosa che mi dice cosa fare. Creo opere astratte ma con un’idea di base e con il cuore. La corda grezza, che completa i miei pannelli, è materiale usato che ‘lega’ la ceramica scavata dagli alveoli. Simboli dell’uomo e del suo lavoro, a cui l’atto creativo regala percezioni di infinito”.
Dalle forme astratte della ceramica, sinuose e scavate, dove spigoli e linee dritte sono del tutto assenti, lei è passato alla rappresentazione dell’uomo della Sindone, un volto sofferente replicato in centinaia di copie. “All’inizio ero impacciato, non mi sentivo pronto a realizzare la figura umana, il volto di un uomo. Poi, sulla mia strada ho incrociato la Sindone, il volto enigmatico di un uomo che i credenti identificano con Gesù Cristo e chi non crede ne resta, comunque, profondamente colpito. Con l’immagine impressa sul quel lenzuolo le cose sono andate bene subito; mi sono reso conto che la scultura era la mia vera strada. Già dal primo tentativo, quel viso era ben definito, convincente; una grazia per me. Il volto è la cosa più bella di una persona, la cosa che sono riuscito a fare meglio e, riuscirci, è stato come entrare nel mistero che la circonda. La sensazione che mi trasmette è indicibile. A dicembre, a Rovigo, presenterò un’altra mostra dedicata all’uomo della Sindone e al suo mistero. Lo rappresenterò in modi diversi ma tutti possibili, tutti in sintonia con la figura di Cristo”.
Per concludere, chiediamo a Carmine Tisbo come valuta l’enorme fiorire di artisti, o pseudo tali, e di opere celebrate al loro apparire come autentiche rivelazioni. ” Il valore di un’opera d’arte è determinatoda tanti fattori: la tecnica di realizzazione, il tema e la sua piacevolezza cromatica e, soprattutto, la capacità di suscitare, in chi guarda. emozioni e il desiderio di ricercare in se stessi quella scintilla d’infinito che ciascuno custodisce. Purtroppo, oggi l’artista non crea ma produce tenendo d’occhio il mercato e le sue tendenze. C’è la corsa alla novità, l’artista si confronta con altri artisti per richiamare l’attenzione, anche con messaggi banali purché forti e spiazzanti”.
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