Damiano Laurenti
LA’ DOVE IL PO INCONTRA IL MARE
Edizioni Arti Grafiche Diemme, 2003, Taglio di Po
Curatissimo nell’impostazione grafica, ricco di fascino per la scelta delle immagini – dovute in gran parte alla maestria di Germano Sprocatti, fotografo di riconosciuto talento – sicuramente interessante per i testi e le sue “storie” raccolte da Damiano Laurenti, appassionato cultore dell’estremo territorio polesano, il nuovo volume sul Delta, fin dalla sua uscita, ha incontrato unanimi apprezzamenti.
Un volume dedicato al Polesine più orientale ed in particolare a due borgate – Scardovari e Bonelli – la cui nascita ed evoluzione è tutta rintracciabile in poco più di un secolo. Prima il territorio, fatto di acqua e fango, era precluso a qualsiasi insediamento organizzato. Rarissimi gli abitanti che, pressoché privi di relazioni col resto del mondo, vivevano in capanne di canne, fruendo per alimentazione dei prodotti basilari desunti dalla pesca e dalla vegetazione spontanea.
Solo all’inizio del XIX secolo entrarono sulla scena dell’estremo delta i primi bonificatori: personaggi certamente illuminati ma anche in buona parte sognatori, affascinati dall’idea di costruire dal nulla una nuova realtà sociale e produttiva. Ma i primi tentativi furono infruttuosi e per lo più si conclusero amaramente, con la rovina patrimoniale degli investitori. Seguirono interventi più oculati, finché, solo con l’avvio del XX secolo, si ebbero risultati di rilievo.
Agli investimenti fondiari dei fratelli Avanzo si deve in particolare la nascita di Scardovari, con la realizzazione delle opere fondamentali di aggregazione sociale e promozione umana: la scuola, la chiesa (ultimata nel 1936 e dedicata al Redentore) ed un locale per il divertimento ed il ballo.
Analogamente per Bonelli si mossero i fratelli Daccò, ma la storia di questa borgata fu meno fortunata giacché il territorio, più esposto alle alluvioni e alla furia del mare, venne irrimediabilmente mutilato nel 1957 da una imponente mareggiata che sommerse tutta la parte orientale denominata Bonelli Levante, da allora trasformatasi in una vasta laguna.
Attualmente le due borgate contigue hanno nella coltivazione del riso e soprattutto nei prodotti della pesca (specie negli allevamenti di cozze e vongole) le fondamentali fonti di reddito che, assieme alle iniziative del settore turistico sviluppatesi negli ultimi decenni, costituiscono il riferimento di quanti hanno scelto di vivere nel suggestivo paesaggio di acqua e terra che si origina “Là dove il Po incontra il Mare”, di cui il volume ricostruisce la breve ma suggestiva storia.
(Lino Segantin)
Mara Barison, Francesco Occhi
ANTICHE MEMORIE, IL TEATRO SOCIALE E I PALAZZI DI BADIA POLESINE
Veramente encomiabile il proposito, felicemente attuato da Mara Barison, in collaborazione con Francesco Occhi, di tener vive le radici della piccola città, con un elegante volume, corredato dalle artistiche fotografie di Antonello Zamboni e promosso dalla generosa iniziativa della Banca di Credito Cooperativo del Basso Veronese.
Un pubblico eccezionalmente folto, raccolto nell’ex refettorio della millenaria Abbazia della Vangadizza da cui Badia (Abbadia) trae il nome, ha applaudito calorosamente gli autori e la coinvolgente presentazione dello storico Pier Luigi Bagatin – direttore della Biblioteca Comunale della vicina Lendinara – che da par suo, ha presentato il volume, sottolineando i pregi di un saggio arioso e di piacevolissima lettura, “quasi un vademecum – ha detto – per meglio amare la storia dei luoghi in cui viviamo”.
Pagine particolarmente interessanti sono quelle che sottolineano la valenza storico-artistica di quel gioiello architettonico di rara bellezza che è il Teatro Sociale, miniaturizzazione della veneziana “Fenice”, descritto dagli autori come un monumento che “si inserisce silenzioso, quasi con delicatezza nel tessuto sociale di Badia, senza clamore e senza l’enfasi di altre strutture che già esteticamente incutono timore e rispetto”.
E poi incontriamo, in successione, citando per brevità, solo alcuni dei pregevoli monumenti descritti nel saggio: “Villa Turchetti”, in puro stile liberty; il “Mercato Coperto” dall’elegante colonnato; “Palazzo Rosini” che stupì il veneziano Marin Sanudo nel corso di un suo viaggio polesano; “Palazzo Bassi”; “Palazzo Piana”; “Palazzo Municipale con la Torre Civica”; lo splendido, tardo-quattrocentesco “Palazzo degli Estensi”, appartenuto ai veneti Gradenigo, “caratterizzato nella parte inferiore da un portico a tre ordini di archi a tutto sesto, mentre la parte superiore è contraddistinta da finestre ad ogiva e dalla trifora del salone”.
Nel volume sono incluse descrizioni di altri monumenti interessanti, fra cui non va taciuto il “Museo Civico A. E. Baruffaldi “ (che sorge nell’ex Monte dei Pegni ) “centro di cultura e di memorie storiche legate alla nostra città e al Polesine”.
A di là delle note artistico architettoniche, lo scorrevole saggio ci sa introdurre, con mano garbata, dentro le storie di famiglie, curiosando con occhio attento nei risvolti di un passato che – senza l’amorevole impegno di Mara Barison e di coloro che hanno collaborato al suo fianco – andrebbe irrimediabilmente perduto.
(Grazia Giordani)
Angela Ghinato, a cura di
LE TERRE DI BONDENO NELLE CARTE DEI PERITI AGRIMENSORI FERRARESI
Repertorio commentato delle perizie da Bartolomeo Coletta a Giuseppe Maestri (1583-1890)
Edizioni Cartografica, Ferrara, 2002.
Ancora uno studio ferrarese degno di rilievo. La curatrice è Angela Ghinato, con origini rodigine con già importanti ricerche alle spalle di carattere archivistico e famigliare.
Parliamo di un importante fondo archivistico, quello dei periti agrimensori, affrontato in un voluminoso studio di oltre 430 pagine, riccamente illustrato in prevalenza da cartine e disegni. Il merito della Ghinato che, dietro commissione del Comune di Bondeno (Fe) e dell’archivio di Stato di Ferrara, ha condotto la ricerca, è di avere percorso una strada nuova esplorando un fondo archivistico poco “sfruttato”, quello di rivedersi tutte le perizie di questi “geometri” ante litteram.
La parte del leone naturalmente la fanno i disegni: alcuni sono molto curati ed impreziositi nei dettagli, altri molto semplici e quasi schematici, penso in base anche alle committenze più o meno facoltose. Fa tenerezza notare le corti ed i loghini dei secoli trascorsi, ove sono rappresentati il pozzo, l’aia, il fienile, la barchessa, le file dei pomari e morari, ma risulta interessante anche la topografia e la tipologia di manufatti come le chiaviche, i mulini, le imbarcazioni del fiume. Tutto questo, assieme al computo estimativo, ci dà anche il valore dei beni posseduti dai nostri antenati.
In realtà i periti fecero un po’ di tutto per sopravvivere, oltre a stime e computi metrici di terreni ed abitazioni, persino inventari di eredità: insomma furono i tecnici che, dalla fine del Cinquecento e per ben tre secoli, risultarono più contattati dalle popolazioni ferraresi ed altopolesane. Dei quasi 500 agrimensori censiti ed inventariati dopo lungo lavoro da Vittorio Padricelli, questa è la loro prima “uscita” ufficiale. Chi si volesse addentrare nelle quasi 600 buste del fondo specifico, troverebbe un mondo singolare ed affascinante e potrebbe ricostruire i mutamenti del territorio, sia dal punto di vista edilizio, che di usi e costumi, che dai toponimi.
(Raffaele Ridolfi)
Alessandro Piva
MAGICO DELTA
Quanto mai gradito è giunto in redazione “Magico Delta”, libro curatissimo nei dettagli, opera di Alessandro Piva, autore delle splendide fotografie del Delta del Po Veneto nonché dei testi poetici o esplicativi che accompagnano le immagini.
Il volume, a forma di album per valorizzare al meglio le fotografie pubblicate, è diviso in tre sezioni: cielo, acqua e terra. Alessandro Piva ha infatti voluto evidenziare al meglio le caratteristiche ambientali ed estetiche di una terra che ancora può dare emozioni forti per la genuinità degli elementi che la caratterizzano; là dove tutto, come annota l’autore facendosi poeta, … “diventa un palpito di vita/ appena riapro gli occhi…/ E’ il cielo, è la terra,/ è l’acqua”.
Se il cielo trova vitalità nel gioco fantastico delle nubi, mandando bagliori e richiami luminosi che solo un esperto fotografo sa immortalare, suggestioni altrettanto coinvolgenti nascono dai giochi dell’acqua e dal cangiante colore della vegetazione, sia essa spontanea o quella dei campi coltivati.
“E’ un’atmosfera tutta particolare quella che anima questi luoghi, unica, – osserva Alessandro Piva – la quale, se si nasconde e sfugge ad affrettato disattento visitatore, irrompe in tutta la sua profondità ed intimità nel cuore di chi sa guardare ed ascoltare, per non andare più via”.
“Magico Delta” si presenta dunque come un volume che aggiunge un nuovo qualificato tassello alla conoscenza del territorio umido più importante d’Italia. Una pubblicazione che si rivolge non solo ai visitatori italiani, ma anche agli stranieri, agevolati dalla presenza dei testi in inglese e tedesco, con un obiettivo davvero lungimirante: che da un percorso nel Delta possa derivare uno stimolo in grado di trascendere la pura attività di visitazione (di cui pur si riconosce la validità per imparare a “vedere”) per raggiungere un itinerario del cuore e di liberazione spirituale.
(L.S.)
Sodalizio Wangadiciense
WANGADICIA
Copyright by Sodalizio Vangadicense – Badia Polesine
La vita, la morte, il mondo del lavoro, l’organizzazione politica ed ecclesiastica. Un piccolo ‘universo medioevale’ nel territorio vangadicense riproposto nel secondo volume di “Wangadicia”. Una riflessione sul passato con approfondimenti e studi, presentati attraverso una raccolta di documenti d’archivio che illustrano le vicende di un Polesine antico, mettendo in luce le radici nascoste della nostra terra, spesso lasciata in ombra esaltando le realtà storiche ferraresi e padovane.
Sette i capitoli contenuti in questo secondo numero di Wangadicia. Ugo Fiocchi affronta il tema “Il Palazzo Casalini a porta Sant’Agostino sede della presidenza e direzione della Banca di Credito Cooperativo Padana Orientale San Marco – Rovigo”. Primo Griguolo segue con “Archivi Fragmina. Carte scelte dall’archivio del Sodalizio Vangadicense di Badia Polesine, secolo XIV – XV”. Ancora, Beniamino Bettio propone le vicende del “Bosco di Rubano”, area permutata e annessa alla Vangadizza, nel 1298, in cambio di Badia e di alcuni villaggi circostanti, ceduti ai padovani.
Partecipano alla stesura del libro anche Giuseppe De Stefani con le vicende della parrocchia di barbuglio, distaccatasi da Saguedo; Manilo Cortelazzo con le “Parole medioevali”; Matteo Stoppa, Diego Avanzo, Andrea Fantinati e Alberto Zaffollato con “Rilievo e indagine stratigrafica dell’ala meridionale dell’abbazia della Vangadizza”. Infine, Camillo Corrain, Giovanni Comisso ed Enrico Zerbinati propongono i “Panorami naturalistici e antropici tra romanità e Medioevo nelle terre dell’alto Polesine”.
Tanti ‘passi di vita’ riemersi dal passato, sotto forma di episodi della realtà rurale badiese, tra l’amore per gli animali, la presenza di cinque confraternite, la flessibilità di una società aperta ai flussi migratori. Proprio per incrementare la popolazione, il nuovo arrivato in città era esentato per cinque anni dal pagamento delle tasse. Ma in caso di alluvioni, guerre o calamità, doveva rendersi disponibile impugnando le armi, per difendere le terre vangadicensi. Capitoli densi di storia che fanno luce sull’organizzazione politica composta di podestà, consoli e consiglieri, una rigida organizzazione ecclesiastica e gente comune, alle prese con il mondo del lavoro, in un periodo in cui nasce l’arte della tintoria. Un libro che rappresenta una mappa stimolante per esplorare gli angoli non ancora del tutto conosciuti del nostro passato.
(Elisabetta Zanchetta)
Ramis Tenan
AURELIANO PONZILACQUA (1854-1940)
Alberto Brigo Editore, 2003, Rovigo
Qualche anno fa Ramis Tenan stupì il mondo degli amanti della musica riuscendo ad avviare e portare a termine una ricerca su Domenico Montagnana, rinomato liutaio del ‘700, nato a Lendinara, di cui mancavano precise notizie biografiche. Del personaggio gli studiosi del settore conoscevano soltanto l’esistenza di alcuni storici violini e gli univoci apprezzamenti goduti a Venezia, dove aveva esercitato l’impegnativa attività di liutaio. Dopo la riuscita ricerca di Tenan, fu organizzato a Lendinara un convegno di alto livello su Domenico Montagnana, una mostra di rari violini e contrabbassi del settecento (di cui alcuni firmati dall’autore) ed un volume con vari autorevoli saggi, che fecero uscire dalle nebbie del tempo l’attività e la biografia di un talento di cui si era pressoché perduta la memoria.
Ora Tenan ci riprova con Aureliano Ponzilacqua, nato a Lendinara giusto 150 fa, anch’egli approdato a Venezia dove ottenne significativi riconoscimenti per l’attività di compositore ed insegnante di musica presso diversi istituti. Personaggio anche questo poco noto, la cui memoria a Lendinara è tenuta viva soltanto dall’intitolazione del locale Istituto Musicale.
In seguito a molteplici visite agli archivi degli istituti veneziani, ove il Ponzilacqua esercitò la sua attività di insegnante (in particolare presso il Conservatorio Musicale “Malipiero” e il Collegio Mechitarista Armeno) seguita dalla consultazione dei giornali dell’epoca ed utilizzando ulteriori piste di ricerca, Ramis Tenan anche questa vota è riuscito nell’impresa di ricostruire completamente la vita del musicista che, nato a Lendinara, ebbe anche sepoltura nel camposanto del paese natìo.
Ne è nato un volumetto, ricco di informazioni e curiosità (tra le altre l’individuazione di tutte le abitazioni veneziane, tuttora esistenti e quindi fotografate, ove dimorò il musicista lendinarese con moglie e figlia) che fanno piena luce sulla figura del maestro Aurelano Ponzilacqua. Il quale – particolare anche questo che è bene ricordare – ebbe un ruolo fondamentale nella scoperta del talento musicale di Toti Dal Monte.
Tenan Ramis nella sua pubblicazione dà anche informazioni sui molteplici ritorni a Lendinara del maestro, specie durante le vacanze estive, in cui non restava certo inattivo, impegnandosi a preparare gli spettacoli lirici che aprivano la fiera del Settembre Lendinarese, presso l’allora prestigioso Teatro Ballarin che – coincidenza del caso – cessò il suo ruolo di rilievo proprio nel 1940, anno della scomparsa del grande maestro.
(Lino Segantin)
Lorenzo Paliotto
GIOVANNI FONTANA VESCOVO DI FERRARA (1590-1611)
Edizioni Cartografica, Ferrara, 2002.
Perché mai pubblicare un volume, un tomo di quasi 800 pagine, riguardante la figura di un vescovo ferrarese? Perché è il frutto di anni di ricerca di un valente e dotto sacerdote, uscito dalla scuola del seminario ferrarese e perché molte località menzionate all’interno riguardano le zone della Transpadana, oggi di Rovigo. Come oramai tutti sanno, un tempo queste popolazioni erano tutt’uno con Ferrara capoluogo e ne spartivano lingua, monete, usi e costumi.
Il Seminario diocesano di Ferrara-Comacchio ha compiuto opera meritoria volendo dare alle stampe questo studio che per onore di conoscenza va appaiato all’altro sulla figura del Fontana nel periodo di Milano di Mario Marzola (Giovanni Fontana alla scuola di Carlo Borromeo avanti l’episcopato ferrarese, Ferrara 2000, 834 pp.).
Grazie così a questo imponente saggio ricostruiamo la storia della diocesi di Ferrara e delle nostre parrocchie rivierasche in un percorso che nulla lascia al caso. Si approfondisce il periodo del vescovo allievo di san Carlo Borromeo, si passano in rassegna le visite pastorali per singola località, le persone, le Confraternite, gli ospedali, le devozioni, i sinodi e molte altre cose. Nell’appendice documentaria sono riportati gli atti visitali e molte altre “chicche”, quali il testamento e l’analisi grafologica del Fontana. Si chiude con ampia bibliografia, indici di nomi e luoghi.
(Raffaele Ridolfi)
Chiara Borsato e Silvana Brustolin
TANTO, TANTO TEMPO FA IN VENETO
Piazza Ed., 2003, Silva di Treviso
Nella sala convegni del Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, Venerdì 27 febbraio u.s. abbiamo potuto assistere ad una interessante proposta culturale. Un gruppo di volontari ha dato vita ad una raccolta di racconti ispirati da altrettanti reperti archeologici conservati in 12 musei veneti: le vicende narrate trovano il proprio teatro d’azione nel territorio regionale, dall’epoca dei dinosauri fino ai paleoveneti. Lo scopo di queste letture è fare intuire il legame tra i contenuti delle vetrine dei musei ed un passato lontanissimo. I testi, frutto della fantasia, hanno ottenuto l’approvazione dei direttori dei musei e invitano i bambini ad una visita al bene museale da effettuare con le famiglie e gli insegnati.
Il progetto nasce da un’idea dell’associazione feltrina “Fenice Arte – Cultura – Turismo” (onlus), sostenuta dal “Centro Internazionale del Libro parlato”, dall’Auser Veneto, grazie ad un finanziamento del Fondo Speciale per il Volontariato regionale. Il volume, pubblicato da Piazza Editore, è già in distribuzione nelle principali librerie della regione in due versioni: quella cartacea e una completata da un audio-CD rivolto in particolare ai bambini portatori di disabilità visive.
Alla presentazione del libro di racconti, come detto suggeriti da reperti archeologici conservati in dodici musei del veneto (uno per ogni museo) era presente l’assessore Bacchiega per il Comune di Rovigo, il direttore del Museo dei Grandi Fiumi, Raffaele Peretto, che ha coordinato lo svolgimento del pomeriggio culturale, Anna Maria Rossi, presidente dell’associazione fenice Arte-Cultura-Turismo, Annunciata Olivieri, del centro Internazionale del Libro parlato, che ha letto alcuni racconti, Adriano Romagnolo, per l’università popolare dellAuser (UTL), promotore dell’iniziativa, Anna Maria Astolfi, responsabile del CPSSAE e naturalmente Chiara Borsato, autrice con Silvana Brustolin dei racconti contenuti nel libro. Tutti gli intervenuti hanno sottolineato l’originalità e il significato della proposta rivolta ai giovanissimi per invogliarli a scoprire il museo come luogo vivo della memoria delle nostre origini.
(Adrirom)
A.A.V.V.
UN RINASCIMENTO SINGOLARE
la corte degli Este a Ferrara
Silvana editoriale, 2003.
Il catalogo, voluto principalmente dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara, assieme ad altri enti, riguarda un avvenimento culturale degno di nota a livello europeo, che anche marginalmente interessa la nostra realtà polesana.
Sia per avere avuto notevole rilevanza nella provincia di Rovigo che nel capoluogo stesso, la storia dei signori di Ferrara si è lungamente intrecciata con quella del Polesine, basti pensare al territorio denominato Transpadana ferrarese, oggetto di studi anche di recente con il premio Francesco Ravelli.
Presso il Palais des Beaux-Arts di Bruxelles si è tenuta dal 3 ottobre 2003 sino all’11 gennaio una mostra unica in questi ultimi anni dal titolo: “Un Rinascimento singolare – la corte degli Este a Ferrara”, un’iniziativa che si è potuta concretizzare agevolata dalla reggenza della presidenza europea italiana. Grazie a Fondazione e Cassa di Risparmio di Ferrara ed altri sponsor è così ora possibile ammirare, in tiratura limitata, questo bel libro, riccamente illustrato, di 360 pagine, con la presentazione del presidente Carlo Azeglio Ciampi. Molti i pezzi presenti alla mostra belga, provenienti dai paesi più disparati: Austria, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Portogallo, Spagna, Svizzera e da molti musei italiani, che hanno abbracciato vasti campi. Non solo quadri del Rinascimento quindi, ma sono stati indagati anche altri settori del periodo, quali l’araldica, la medaglistica, la musica, le armi, i manoscritti e gli incunaboli, le ceramiche, gli arazzi ed altre vere sciccherie.
Tra gli autori dei testi: Andrea Emiliani, Adriano Prosperi, Gianni Venturi, Paolo Fabbri, Marco Folin, Micaela Torboli, Anna Maria Visser Travagli, Mauro Natale, Ranieri Varese, Federica Toniolo, Richard Stemp, Francesco Ceccarelli, Bert Meijer, Jadranka Bentini, Charles Hope, Alessandra Sarchi, Andrea Bacchi, Mario Scalini, Nello Forti Grazzini. Da non perdere!
(Raffaele Ridolfi)