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STORIA - TRADIZIONI

Quando non esisteva il metro

A Lendinara si misurava con il “fasso”, il cui campione è ancora visibile murato sotto la Loggia comunale

di Natale Chinaglia

Ventaglio Novanta n. 4 1991 pp. 58–59

Solo dopo l’unità d’Italia in tutte le regioni della penisola fu introdotto il sistema metrico decimale, con le misure di base che fanno riferimento al metro, al chilo e al litro.

Prima vi era una grande varietà, difficile da conoscere. Nei centri più importanti le misure campione venivano pertanto esposte al pubblico dove avevano luogo le attività commerciali di compravendita.

Così era anche a Lendinara, ove ancora si conservano, murati sotto la loggia del Comune, i campioni lineari detti “fassi”.

Per comprendere come si sia originata questa unità di misura, conosciuta col nome di “fasso”, occorre far riferimento alla situazione della campagna come si presentava nei secoli scorsi, caratterizzata da molti filari di alberi.

Delle piante abbattute, i tronchi, detti “fusti”, venivano utilizzati come legname da lavoro, le radici o “teste” come legna da ardere, e i rami degli alberi capitozzati, detti “pali” venivano usati per lo più come supporto per le viti.

Questi pali, l’anno successivo, cioè al rinnovo, venivano tagliati a pezzi e confezionati in “fassi” legati per lo più con vimini attorcigliati, e quindi venivano commercializzati come legna da ardere.

Ecco dunque da dove deriva il termine “fasso”, caratterizzatosi come unità di conto e pertanto definito nella sua lunghezza da campioni formati da sbarre di ferro che, come dicevamo, a Lendinara sono ancora visibili murati sotto “la Loza”, ovvero nella loggia del palazzo municipale.

Nel distretto di Lendinara, comunemente si faceva riferimento soprattutto al “Fasso Polesine”, lungo piedi 3 e largo (diametro) once 12, (corr. cm. 100,5 ca e 29,5 ca del SMD). Data l’influenza della vicina provincia di Padova, veniva usato anche il “Fasso Padovano”, lungo all’incirca piedi 2, 1/2 e largo piedi uno (cm. 87,5 mm. e cm. 35,5).

Per le misure mercantili di peso veniva usata la libbra, era circa l’80ª parte del “Talento”, cioè il peso che poteva portare un uomo camminando, unità di misura ponderale risalente ancora ai tempi dei Greci e Romani. A noi interessa la “Libbra Grossa Veneta” o libbra pesante, (corr. a Kg. 0,4770) e si divideva in 12 once, l’oncia in 4 quarti. C’era poi la “Libbra Piccola” o sottile (Kg. 0,3012) con le stesse suddivisioni.

Nelle misure di capacità per gli aridi, usavano per i grani il “Sacco di Lendinara” (corr. a kg. 86 ca. attuali), il quale si divideva in 3 staiai, ogni staio 4 quarte, ogni quarta 4 quartiroli ed il quartirolo in 3 scodelle.

Il “Sacco di Lendinara” divergeva dal “Sacco di Rovigo” che, pur dividendosi nelle stesse frazioni, corrispondeva a Kg. 90 ca.

Per l’avena, prodotto similare, il sacco era più grande e pesava rispettivamente Kg. 4 e 9 in più. Per il commercio del riso, invece, era adoperato il “Sacco Veronese” di Kg. 115 ca.

Nel commerciare i liquidi, l’unità era il “Mastello”, il quale si divideva in 6 secchie, ogni secchia in 18 bocce o bozze e la bozza in 4 gotti. A Rovigo usavano il mastello da 108 bozze (lt. 105 ca.) a Lendinara veniva adoperato comunemente il mastello da 96 bozze (lt. 93 ca.).

Nelle misure lineari si avvalevano del “Piede Veneto” (mt. 0,3477) diviso in 12 once. Diverso era invece il piede in agricoltura, anch’esso diviso in 12 once ma di mt. 0,3842. Il “Braccio” per la lana (mt. 0,6698) non era uguale a quello per la seta (mt. 0,6328). Se la vendita della seta veniva poi fatta a peso si usava la libbra la cui oncia veniva suddivisa in sei “sazi” e 4 “quarti”.

Si potrebbe benissimo dire che ogni prodotto aveva le proprie specifiche unità di misura.

Nelle superfici in agricoltura la misura era il “campo”.

Il “campo di Lendinara” si divideva in 12 pertiche, ogni pertica in 12 piedi, ogni piede in 12 once oppure in 8 tavole, (era come dire che 96 tavole davano una pertica e 1152 un campo). La figura del campo era lunga pertiche 24 e larga 12. Corrispondeva a ettari 0,5989, mentre il campo d’estimo era ettari 0,6123.

Il “campo di Lendinara” era un po’ più piccolo di quello della “Badia” ma un po’ più grande di quello di Rovigo (ett. 0,4464) e di quello di Padova (ett. 0,3863). Anche queste misure agrarie, ora scomparse, erano riscontrabili sotto la Loggia.

Notiamo che queste antiche misure furono desunte per lo più dei rapporti con il corpo umano medio, vedi: braccio, piede, palmo, pollice, oppure dai contenitori adoperati, come: sacco, mastello, staiai, secchio, ecc., oppure da realtà, come: campo, pertica, ecc. e che si diversificavano, infine, come si è detto, da un luogo ad un altro.

Ebbene, tutto questo complicato sistema ha suggerito l’idea a più studiosi di uniformare tutti i pesi e le misure, idea che è stata concretata nel 1795 dando origine al Sistema Metrico Decimale (SMD) adottato ufficialmente dall’Italia nel 1861. A fondamento della misura lineare è stata considerata la quarantamilionesima parte della lunghezza del meridiano terrestre e fu chiamata “Metro”, parola greca che significa appunto misura. Su questo regolatore furono fissate tutte le misure e tutti i pesi.

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Come citare questo articolo

Natale Chinaglia. “Quando non esisteva il metro”. Ventaglio Novanta, n. 4, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/quando-non-esisteva-il-metro/

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