C’era una volta un re, era buono, voleva bene alla sua gente e l’aiutava sempre. Nel suo regno governava la pace e nessuno conosceva l’odio e la cattiveria: tutti erano felici in quei luoghi pieni di boschi, di animali, di estese terre coltivate, irrigate da fiumi e ruscelli rigogliosi di vita.
Il re aveva un segreto, un segreto che teneva solo per sé: era innamorato della luna, della bianca luna.
Nessuno lo sapeva e in questo il re era facilitato perché incontrava la luna e parlava con lei sempre di notte, quando nessuno poteva vederlo; quando, togliendo la sua corona e il suo mantello, si sentiva più uomo, come tutti gli altri.
E la luna per lui cambiava di tanto in tanto vestito e trucco: spesso era bianca, chiara, delicata come la seta; a volte metteva un vestito o rosa o arancio o addirittura rosso. Quando per qualche sera si vestiva di nero il re era triste perché non riusciva a vederla nel buio della notte; era triste anche quando le nuvole o le nebbie del lungo inverno ne celavano il volto assieme a quello delle più fedeli compagne: le stelle.
Il re parlava con lei, scherzava anche quando riusciva ad accarezzarla riflessa nell’acqua tremante del fiume o in quella calma del lago vicino al suo palazzo.
Una sera, una meravigliosa sera di primavera, parlava alla luna bianca nel cielo sulla sponda del lago dove, riflettendosi nel centro, illuminava con la scia gli occhi del re. Parlava come sempre… ma lo sentirono le rane che incuriosite gli chiesero: “Re, nostro sire, con chi stai parlando? Non c’è nessuno vicino a te!”.
Il re sorrise e, avuta la promessa dalle rane che non avrebbero riferito nulla ad altri, raccontò loro del suo amore.
Le rane capirono che non solo i poeti possono innamorarsi della luna, ma anche gli uomini, solo quelli buoni, solo quelli che sanno sognare, che credono nella vita. Rassicurarono il re:
“Sei tanto buono!, non possiamo farti alcun torto… questo sarà ora un segreto anche per noi!”.
Il re era anche tanto timido, ma quella notte volle farsi coraggio: decise di baciare la luna.
Prese, pertanto, la barca del pescatore legata alla riva e remando si portò al centro del lago, nel punto in cui la sua bianca luna si specchiava.
Si inginocchiò, si sporse dalla fiancata della barca, stava sfiorando con la bocca l’acqua illuminata dagli occhi di perla della luna… ma, ohimé, la barca si capovolse e…
Il re si trovò quasi subito in un mondo fantastico, indescrivibile, impossibile anche da immaginare…
Dio gli disse:
“Sei stato imprudente!… hai rischiato troppo… ma hai dalla tua parte una vita onesta, corretta. Dimmi: dove vuoi andare? Quale parte del mio regno vuoi abitare?”.
“Sulla luna, se è possibile!”
“Mi chiedi troppo – disse Dio – ma ti voglio accontentare anche se in parte. Il tuo posto è qui… ma ti concedo di andare sulla luna due volte ogni 28 giorni, quando la luna mostra alla terra la sua falce più esile… Vedi, sarà più comodo anche per te, perché così potrai adagiarti come tu fossi in una grande barca, quasi un veliero, e con lei, la luna, vagare nel cielo per tutta la notte.
E così fu.
Le rane del lago nel frattempo cercavano disperatamente il re; non vedendolo presero a chiamarlo: “re… re… re… re”, fecero alcune, poi altre: “re… re… re…” Poi tutte: “re… re… re… re… re… re re re re re.” Lo chiamarono incessantemente per tutta la notte: “re re re re re re re re”.
Ne nacque un concerto che ancora continua nelle notti di primavera: è la serenata che tutte le rane rivolgono alla luna per ricordarle l’amore del suo re.
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Come citare questo articolo
Raffaele Peretto. “Il re e la bianca luna”. Ventaglio Novanta, n. 4, 1991. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-re-e-la-bianca-luna/