Pubblicità

STORIA - TRADIZIONI

Il folklore della danza

di Francesca Magon

Ventaglio Novanta n. 7 1993 pp. 68–71

Il “Gruppo Danze Popolari di Rovigo”, alla ricerca di musiche e balli del passato

Quante attività, quante iniziative, quanta voglia di sapere e di divertirsi si scopre guardandosi un po’ attorno sia nel capoluogo che in molti paesi del Polesine!

E chi può essere più allegro e contagiare gli altri con la voglia di muoversi se non il simpatico “Gruppo danze popolari di Rovigo”? Proprio così: da tre anni è attivo a Rovigo un gruppo costituito da circa 25 giovani appassionati di musica e danze popolari.

Non è solo la voglia di riunirsi per trascorrere una serata diversa in allegra compagnia presso la sala rotonda di Casa Serena che spinge questi giovani a lasciare la comoda quiete domestica dopo una giornata di lavoro. Il gruppo è infatti anche profondamente animato dal desiderio di conoscere come si divertivano i Polesani nel passato e di imparare essi stessi danze e balli, radici della nostra tradizione contadina.

Dalle ricerche di appassionati e attenti studiosi di canto popolare e di folklore come Antonio Cornoldi, nato a Fratta Polesine nel 1902 il quale ha conosciuto a fondo le tradizioni locali nella loro evoluzione, pur risiedendo a Roma) e di altri come Guglielmo Pinna, Roberto Tombesi, Marina Dalla Valle, è emerso che non esistono danze popolari tipiche polesane: quelle esistenti erano ispirate alla più genuina tradizione emiliana, molto viva nel passato e che ancor oggi si mantiene tale; oppure gli influssi venivano dal veneziano o dal friulano dove fu particolarmente ricca una cultura popolare di vario genere: canti per l’infanzia, canti di questua, villotte, canzoni narrative, danze e balli coreografici, ecc. Indubbiamente tali studi si sono rivelati purtroppo incompleti e sarà difficile, se non impossibile, ricostruire fedelmente quanto è andato smarrito irrimediabilmente con il tempo a causa della mancanza dei moderni strumenti di registrazione e della memoria frequentemente difettosa dei soggetti informatori. Si deve pertanto essere particolarmente gelosi di tutto il materiale che possediamo e considerarlo patrimonio prezioso da trasmettere alle generazioni future.

Le danze popolari che attualmente conosciamo sono soprattutto del Basso Polesine: la Manfrina, la Giga, il Pairis, la danza dei Gobi, il Circolo Circassiano, la Polca, la Tresca (questa a chiusura di ogni danza emiliana), tutte molto ballate ancora oggi. A Corbola, ad esempio, esiste un gruppo di anziane signore che si incontrano per danzare e rivivere qualche magico momento della loro gioventù.

Dall’Alto Polesine, invece, non si sa nulla circa i balli tipici locali (e ciò potrebbe essere materia di studio per qualche appassionato), mentre è noto che in altre zone come Polesella, Fiesso Umbertiano, Arquà, Ceregnano, fin dai primi anni di questo secolo la passione per il ballo era quasi altrettanto viva che nell’Emilia Romagna.

Ceregnano era il paese dove si organizzavano i festini più attraenti, cosicché nel capoluogo non era raro, durante il periodo carnevalesco o in occasione di feste patronali, vedere comitive di giovanotti e ragazze avviarsi su “timonele”, biroccini e biciclette verso quella località, attratte dai veglioni e dai balli sul “pajolo” ¹.

Oggi, purtroppo, la tradizione della danza e del ballo in genere si è persa nel tempo, un po’ per le mutate abitudini di vita della gente dal dopoguerra in poi, un po’ per il condizionamento della Chiesa che ha sempre visto nel ballo un’espressione peccaminosa. Non a caso, infatti, nel Basso Polesine, ove la tradizione religiosa è sempre stata meno incisiva, influenzato anche dal vicino ferrarese, questo genere culturale è ancora molto vivo; qui si può trovare ancora oggi chi si riunisce nei bar – o meglio ancora nelle vecchie osterie – e canta in gruppo alternato da solisti.

Anche a Rovigo la tradizione di musica popolare era molto sentita un tempo. Tuttavia, secondo il Cornoldi, “è venuto a mancare al Polesine quel prezioso ausilio rappresentato dagli strumenti autoctoni quali la zampogna, il friscaleddu, la launeddas, ecc. strumenti che in Abruzzo, nelle Calabrie, in Sardegna hanno concorso a perpetuare modi e andamenti melodici, successioni armoniche e peculiari raggruppamenti ritmici” ².

Ciò non di meno, i suonatori polesani fino al secolo scorso, usavano costruirsi semplici strumenti sia a corda che a fiato. Del primo genere si ricorda il “monocordo” che deve essere stato simile alla medioevale “tromba marina” (strumento ad arco che si suonava in posizione eretta) e il violino detto “torototela”.

Fra gli strumenti a fiato di legno, oltre ad una non ben definita “piva”, si ricorda ancor oggi il bucolico zufolo detto “el subiòlo” e fra quelli a percussione “el triangolo, el toliero”, che battuto col mestolo sostituiva nelle serate il tamburo, e l’immancabile “zzimbalo” certamente il più diffuso ³. Oltre a questi, nelle feste e nei balli pubblici erano molto usati anche l’organetto, il “mandolin”, il clarinetto, le armoniche a bocca e a mantice e il “liron”, uno strumento rudimentale a corde ricavato da un bidoncino di olio in cui si inseriva un’asta alla quale si legava una cordicella ben tesa, percuotendo la quale si ricavava un suono grave. A conferma di un’antica tradizione di strumenti musicali a Rovigo esisteva la fabbrica di organetti Miotto, che dopo la guerra è però scomparsa.

In contrasto con l’asserita assenza di danze popolari tipiche del Polesine, è curioso sapere che in Piemonte è stata trovata la “Polesana”, una danza molto probabilmente trasferita da nostri emigranti che nel passato furono numerosi a prendere la via dell’Italia Nord-occidentale, dell’Europa e delle Americhe. E proprio oltre oceano oggi è molto popolare anche la bellissima danza “Broken Six Pence”, sicuramente di importazione italiana.

Aggiungerei a questo proposito che, tra le danze con le quali il Gruppo di Rovigo si esibisce, tutte molto allegre, vivaci, armoniche e di effetto piacevole, la “Broken Six Pence” sia la più completa. In essa, accompagnate da un ritmo cadenzato, brioso e coinvolgente, le coppie di danzatori ora si dispongono in fila diagonale a due a due, ora si congiungono in file di quattro e, quasi inavvertitamente, in modo rapido e imprevedibile, compongono una sequenza di figure coreografiche perfette e suggestive creando ora un fiore, ora una girandola… Le coppie si muovono leggere tra inchini e passi cadenzati, veloci, precisi; i piedi, il corpo, le braccia, i gesti, le movenze, tutto è importante perché ne risulti un quadro d’insieme armonico ed esaltante.

Quasi per incanto prendono vita immagini e suoni perduti nelle aie di campagna, nei sagrati delle chiese, nelle vie e piazze di paese. Così un tempo la gente ingannava la miseria e la fatica con la gioia della danza spontanea, così come veniva, con il vestito buono della festa. Ed è proprio questo stile che il Gruppo intende seguire, senza un costume ufficiale. (Ben diverso il clima che si respira nelle odierne assordanti discoteche in cui si ammassano i giovani d’oggi in cerca di felicità, per avere in cambio solitudine e vuoto interiore!).

È allora evidente quale valore si possa scoprire nelle danze popolari, che favoriscono la conoscenza tra le persone, ne recuperano il senso umano e comunicativo ed esaltano le espressioni dell’animo e del cuore delle nostre genti. È questo l’obiettivo perseguito dal “Gruppo danze popolari di Rovigo”, che sta allargando il proprio repertorio dalle danze tipicamente venete a quelle regionali.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Francesca Magon. “Il folklore della danza”. Ventaglio Novanta, n. 7, 1993. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-folklore-della-danza/

Pubblicità