Voci di sentieri antichi
improbabili,
vaghe vie,
ricordi o sogni
di cammini senza fine.
Dal borgo di pali
oltre la strada di barche
segnali àuguri
di luce
e di anima
destano l’intento.
Lontano,
indica il faro
che esiste la meta.
Spuntoni di canne
lagnosi,
zolle malferme
arse,
al principio.
Attorno,
l’acqua lucente,
quieta,
abbevera erbe e voli.
Le canne s’innalzano
ed il suolo svanisce.
Quando tronco,
il cammino si para,
levitar di ponti
allungan la via
fino al cessare ultimo
della terra,
dove canne,
soltanto canne,
offre l’ignoto
e canali improvvisi.
Altissime,
sottili,
divoratrici d’aria e suolo.
Il faro è lì,
orbato
ed invisibile.
Steli piegati polverosi
arrocano i respiri,
s’attorciglia il piede
scemando l’orma.
Non serve più
il perdono degli insetti
né più aiuta
il fango che non cede.
Va rifatto il passo
avanti
il drizzare lesto degli sterpi.
Tanto
ha prestato la marea
per oggi.
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Come citare questo articolo
Lino Cortellazzo. “Alla ricerca del sentiero perduto (… al Bacucco)”. Ventaglio Novanta, n. 8, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/alla-ricerca-del-sentiero-perduto-al-bacucco/