Osservando una carta del Polesine si nota un fitto intreccio di strade, principali o secondarie, intersecanti fiumi, scoli, canali. Alcune di esse sono recenti, mentre la maggior parte ha origini antiche o antichissime, legate spesso al mutevole destino dei corsi d’acqua che, stretti fra i due grandi fiumi, Adige e Po, sono stati i protagonisti della storia della nostra terra.
Fra tante vie di comunicazione una, in particolare, è di rilevante interesse, la Strada Statale 24, che da Arquà Polesine, attraverso Villamarzana e Gognano, conduce a Fratta e prosegue per S. Bellino. È un percorso sinuoso e dagli studi del prof. Raffaele Peretto, direttore del Museo Civico delle Civiltà in Polesine, è risultato trattarsi dell’argine destro di un antico ramo del Po, la Filistina.
Egli attesta che “ciò si può rilevare da una lettura idromorfologica del paesaggio che rappresenta una serie di terreni leggermente rilevati contornati da vie, da capezzagne o da scoli di bonifica, risultato della lenta e lunga attività di un importante corso d’acqua oggi sepolto sul quale si sono progressivamente delineati appezzamenti agricoli, rustici, centri abitati” 1.
Tra gli antichi abitati di quest’area, da più di vent’anni importante richiamo di studiosi di discipline archeologiche, è da noverare il sito di Gognano dove, nel 1983, in seguito a uno scasso nel terreno per opere idrauliche dello Scolo Valdentro durante la costruzione della Transpolesana, è stata evidenziata lungo una profonda trincea la prima sequenza stratigrafica sabbiosa 2.
Sulla superficie dei campi di Gognano, infatti, come nelle località di Frattesina, Frassinelle e Villamarzana, sono stati rinvenuti materiali databili tra la fine dell’età del Bronzo e l’inizio dell’età del Ferro, ossia in quel periodo che gli studiosi hanno indicato come Protovillanoviano, compreso tra il XII e il IX sec. a.C., caratterizzato dal rituale funerario dell’incinerazione. Quindi, il ritrovamento di documenti muti, testimonianza di lavorazioni in loco di corno, osso, avorio, pasta vitrea, ambra, contribuiscono a far luce sulla preistoria del Polesine, ossia sull’inizio di una civiltà che, integratasi profondamente nell’ambiente, ha sfruttato la fitta rete idrografica per i fiorenti scambi commerci tra le popolazioni vicine ma anche lontane, verso l’Europa e l’Oriente Mediterraneo.
Gognano, oggi piccola frazione del comune di Villamarzana (non arriva a 200 anime), situata nel Medio Polesine a circa 15 km. da Rovigo, rappresenta degnamente un tassello nel mosaico della nostra storia, qui distinguibile in tappe ben definite.
Infatti, è chiaramente testimoniato anche il periodo dell’età di Roma imperiale, dagli ultimi decenni avanti Cristo al primo secolo dell’era volgare, con la comparsa in superficie, in seguito a lavori di aratura o mediante scavi occasionali, di reperti romani: tegole, mattoni, monumenti sepolcrali, resti di fondamenta, pavimenti musivi, frammenti fittili di anfore, vasi, monete di modesto valore, ma anche qualche pezzo pregiato come un aureo di Costantino, i sette aurei di Maurizio Tiberio (582-602 d.C.) e un aureo di Giustiniano (527-566 d.C.), di cui riferisce nel 1939 Alessio De Bon, rabdomante di strade dell’Impero Romano della nostra regione. Da ciò ne consegue che anche nella zona di Gognano si era sviluppato un insediamento di villae (case di campagna) disposte fra ricchi poderi e non mancava qualche fabbrica di tegole o mattoni, probabilmente di proprietà imperiale 3.
Certamente doveva essere stata una comunità importante, quella di Gognano, assurta nel Medioevo a dignità di pieve con la costruzione di una chiesa dedicata a S. Bartolomeo, di cui è rimasto il campanile originario in stile romanico, nominata per la prima volta nel 1123 in una bolla di papa Callisto II.
Tutti i documenti riguardanti la parrocchia vengono riportati nel “Codex Adrianus”, e così apprendiamo dalle prime bolle pontificie vangadiciensi che la chiesa di S. Bartolomeo di Gognano, ultima delle località disposte lungo la Pestrina (Filistina) e fondo della valle di Frattesina, a detta di Fra Leandro, era stata concessa a Litaldo, abate del monastero di S. Maria della Vangadizza. In data 21 luglio 1337 ricco di riferimenti topografici risulta un appalto del Vescovo di Adria Benvenuto a Riccobono della Fratta di riscossione della decima su territorio circoscritto tra Gognano, Fratta e Ramedello. La parte nord di detto confine poggiava sulla Via Magna de la Cora, rinvenibile tuttora in alcuni tratti rettilinei di strada, raccordati con altri sinuosi, in località Campagna Vecchia a nord di Gognano 4.
Si può presumere che la scritta “Le Quore” chiaramente leggibile su una casa di via XXV Aprile (la via sulla quale si affaccia un minuscolo gruppo di case che costituiscono l’originario abitato di Gognano) abbia riferimenti con il luogo indicato nell’antico documento.
Sempre in questa località, confuso tra le case, sorge un Oratorio di S. Antonio da Padova, il cui interno è di ispirazione palladiana. Fu costruito dall’arciprete di Villamarzana, don Bartolomeo Donegà, nel 1669 e riedificato cento anni dopo da mons. Speroni; anticamente era una rettoria, dove al posto del parroco c’era un rettore che viveva con le offerte della gente.
Gognano (dal latino Gonianum) ha numerose grafie risalenti alle bolle pontificie, per cui troviamo: Cognano, ma anche Cugnano, Codognano, Cohognano, Coignano, Gavignano. Ma più curiosa è l’origine del nome, che si vuole far risalire al greco “gonias” col significato di “fruttifero” o “propizio”. Ciò può essere attendibile se si considera che le inondazioni, frequenti in tutto il Polesine, raramente raggiungevano questa località lievemente rialzata 5.
Conferma l’importanza storica di Gognano e l’ubertosità del luogo, all’inizio di via XXV Aprile, un poderoso e sobrio edificio affiancato da un grande rustico sul lato est (la barchessa): è la villa Cagnoni, costruita tra la fine del ’500 e l’inizio del ’600, che la gente del luogo chiama familiarmente “el Palazon”. È in visibile stato di degrado, come del resto numerosi edifici rurali del Polesine di un certo interesse architettonico; meglio conservata appare la barchessa con un porticato a cinque arcate con modanature.
La villa padronale, che rievoca il periodo in cui si affidavano al patriziato veneto attività di bonifica e di investimenti fondiari destinati all’introduzione massiccia della coltura del mais, mostra nella facciata una certa ricercatezza. La porta inferiore è contornata da bugnato, mentre quella del piano nobile, con poggiolo, è abbellita da modanature, chiave di volta e cornice; la ingentilisce il sottotetto decorato con cornicione dentellato secondo lo stile cinquecentesco. “Fino a dieci anni fa”, dice la proprietaria professoressa Francesca Cagnoni, “la villa si trovava in discrete condizioni, poi è arrivata la tromba d’aria e, per la mancanza di fondi, tutto è stato abbandonato all’incuria e alla visitazione di ladri”. Ora sta sollecitando l’attenzione dei Beni Culturali Architettonici di Verona e dell’I.R.V.V. (Istituto Regionale Ville Venete) di Venezia affinché contribuiscano al restauro dell’edificio, come è nella tradizione di questi Enti.
Quanto esposto finora può far comprendere il pregio di questa località, ma a Gognano esistono altri autentici tesori d’arte insospettabili in una minuscola comunità, la più piccola della Diocesi.
Tra Villamarzana e Fratta, infatti, si nota un complesso architettonico bianco dalla struttura composita, quasi solitario nella quiete della campagna: è la chiesa parrocchiale con l’unita canonica restituita alla primitiva bellezza nel 1990.
Conservato l’originario campanile, come già detto, questa chiesa fu costruita dalle fondamenta nel 1581 con il contributo di tutta la popolazione e solennemente consacrata nel 1590 dal mons. Giulio Canani, cardinale e vescovo di Adria, come ricorda un’antica lapide.
Proprio in questa chiesa, dunque, sono stati rinvenuti due capolavori rari per la raffigurazione e per le epoche di appartenenza. Si tratta di un’icona su legno probabilmente del ’300 collocata nell’ambito della pittura veneto-bizantina, unico esempio di Madonna della Pietà raffigurante la Vergine che contempla con umanità e dolce afflizione il Cristo crocifisso adagiato sulle ginocchia; per questo viene chiamata anche “Madonna della Dolcezza”. Forse è un dono di riconoscenza lasciato da qualche frate dell’Oriente ospite alla Vangadizza. Recentemente restaurata, per le linee, gli effetti di luce, e le tonalità rosso-brune si fa risalire il dipinto all’arte di due grandi pittori della Russia antica, Teofane il Greco e Rublev, presenti fra il ’300 e il ’400 alla Scuola di Mosca 6.
L’altra opera d’arte di autore ignoto consiste in un affresco del tardo Quattrocento raffigurante una bella Madonna di Loreto con il Bambino in braccio sotto un baldacchino sorretto da due angeli. Questa antica pittura è stata restituita al culto per caso, durante dei lavori di restauro nel 1921. Per secoli, infatti, era rimasta nascosta da uno strato di calce sulla parete dell’abside, quasi sicuramente per una disinfezione in seguito a pestilenze. L’affresco, purtroppo in parte danneggiato, fu staccato dalla sede originaria per essere collocato in una cappella costruita appositamente nel 1928 sul lato sinistro della chiesa ed ora, dopo un recente restauro del prof. Ottorino Nonfarmale di Bologna, la preziosa opera può essere leggibile in tutte le sue parti.
Questa, in sintesi, l’importanza storico-artistica di Gognano. Ma perché da qualche tempo questa località viene definita un’“isola”?
La risposta la possono dare gli abitanti della zona i quali, in seguito alla costruzione della superstrada Transpolesana, si sono trovati tagliati fuori dal collegamento diretto con il comune di Villamarzana, dal momento che è stata interrotta proprio quella antica Strada Statale 24, con una progettazione deleteria per la comunità. Ora i ragazzi, i vecchi, le donne, e quanti sono privi di patente, trovano estremamente disagevole percorrere in bicicletta o a piedi circa tre km con cavalcavia per raggiungere le scuole o il Comune di appartenenza, dal momento che non esiste alcun servizio di trasporto pubblico.
Il parroco, mons. Cornelio Cazzuffi, ha chiesto all’Amministrazione Comunale l’intervento dell’ANAS per aprire un sottopassaggio in una zona dello Scolo Valdentro già predisposta, al fine di impedire che la gente attraversi a proprio rischio e pericolo la superstrada per abbreviare il percorso.
Isolata dal resto del Comune, Gognano così sta morendo; è stato chiuso anche l’unico negozio di generi alimentari. L’oratorio, aperto il sabato pomeriggio da alcuni studenti delle superiori presso la canonica, è la sola iniziativa di rilievo.
La gente si sente abbandonata, ma il sindaco di Villamarzana, Fausto Pezzolato, invita alla pazienza, si deve fare i conti con i pochi mezzi finanziari. Dovrebbe risolversi positivamente il blocco dell’attività edilizia, dovuto alla carenza di strumenti urbanistici generali e di piani attuativi, che ha determinato l’esodo soprattutto dei giovani verso i centri limitrofi. È infatti allo studio una idonea variante al P.R.G.
Gli abitanti rimpiangono il tempo passato, quando Gognano si animava durante l’importante fiera di S. Bartolomeo, oggi scomparsa, che richiamava gente ed emigranti. Lo spopolamento, si sa, è il destino di molti piccoli centri del Polesine, ma a Gognano il blocco della Statale 24 ha aggravato la situazione, segnando la fine graduale di una antichissima comunità.
Tuttavia le risorse dell’uomo sono davvero inesauribili e sorprendenti: basterebbe l’apertura di una corsia di decelerazione, che dal cavalcavia della superstrada portasse alla chiesa per ridare vitalità alla zona. È questa la brillante idea di mons. Cazzuffi che prospetta anche il nuovo nome da attribuire alla località, ossia “Chiesa della Madonna della Superstrada”, la quale può rappresentare una sosta in un itinerario turistico o attrezzarsi per costituire un centro di ritiro per gruppi di spiritualità.
Così anche la piccola Gognano continuerebbe a tessere una parte della nostra mutevole storia.
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Come citare questo articolo
Francesca Magon. “Gognano: un”‘isola” nella campagna polesana”. Ventaglio Novanta, n. 8, 1994. https://ventaglionovanta.it/archivio/gognano-unisola-nella-campagna-polesana/