Un verde gioiello fra le mura di Lendinara
Fra le nobili e raffinate dimore di Lendinara soltanto alcune hanno mantenuto inalterato il loro pregio e la loro originalità.
Tra queste emerge la Cinquecentesca Villa Ca’ Dolfin di proprietà della famiglia Marchiori.
Progettata, secondo taluni studiosi, dall’architetto Vincenzo Scamozzi, si mostra agli occhi di un visitatore attento nella sua ampia magnificenza.
Il versante posteriore della Villa si affaccia su di un favoloso parco, composto da due giardini comunicanti attraverso un antico portale decorato, e allacciati alle varie isole tramite una fitta rete di ponticelli, un tempo prezioso giardino adibito ai fasti padronali.
In questo parco si possono individuare due insiemi, uno legato all’ampia ricchezza botanica ivi insita che presumeva una conoscenza della natura, e l’altro legato all’appropriatezza architettonica in relazione al rango sociale dei committenti.
Di probabile attribuzione a Giuseppe Jappelli (1783-1852) architetto di gusto neoclassico, noto in particolare per aver progettato il Caffè Pedrocchi di Padova, il parco fa emergere un dolce carattere romantico, anche se, secondo l’analisi storica, appare fortemente rimaneggiato.
Le caratteristiche fondamentali dell’attuale parco sono: l’irregolarità della viabilità in contrasto con la rigida geometria dei parchi formali, l’uso delle piante a forma libera, il movimento altimetrico del terreno costruito artificialmente, lo studio attento dei punti di vista sia interni che verso visuali esterne e l’uso di piante con funzione cromatica differente per avere, durante determinati periodi stagionali, dei particolari effetti coloristici. Da ultimo, l’uso dell’acqua a simulare paesaggi lacustri o fluviali di sicura influenza asiatica.
Lo stesso studioso ed architetto settecentesco Jean-Marie Morel attribuiva al giardino “romanesque” come fonte di ispirazione i seguenti elementi: il meraviglioso, l’orribile, la Cina. I due splendidi giardini, solcati da un fitto intreccio di corsi d’acqua e vegetazione, rappresentavano degli ambienti ideali per gli svaghi della “vita in villa” a contatto con la natura caratterizzati da passeggiate, occasioni di lieti conversari con ospiti graditi, appuntamenti attesi per ascoltare musica o assistere a rappresentazioni teatrali.
La ricca vegetazione e gli specchi d’acqua esaltano una visione altamente scenografica e poetica del verde, che trova la sua espressione (il suo fulcro) nell’isola della poesia.
Nel primo giardino si rinvengono dei maestosi esemplari di acero negundo, tasso, criptomeria del Giappone, abete del Colorado, pino “excelsa”, cipresso dell’Arizona, tuia gigante, abete rosso: carpino bianco, circondati da una fitta vegetazione arbustiva di nespolo, aucuba, ligustro, bosso, ortensie, con formazioni erbacee di aspidistria e piante rampicanti di glicine che creano e avvolgono il visitatore in una dolce atmosfera dei tempi antichi, allietata ancor più dal fresco scorrere dell’acqua che, con magia, compare e scompare.
Attraversando una antica e decorata porta ad arco del muro che circonda la prima parte del parco “il primo giardino” ci si immerge nell’antico viale dei carpini.
Proseguendo subito a destra del portale, agli occhi del visitatore, compare un ampio specchio d’acqua che separa alcune isole, in una delle quali si scorge la statua della poesia.
Direttamente sul retro della villa è possibile raggiungere, attraverso il ponte ottocentesco, una prima isola, ove emergono alcune forme di tasso modellate sapientemente dall’“ars topiaria”, ovvero l’arte di potare le masse verdi in accuratissime forme geometriche; si scorgono inoltre alcuni esemplari di abete rosso unitamente a formazioni di lauroceraso.
Da questa posizione si può osservare ad est, al di là dell’isola, dei maestosi esemplari di noce nero, noce comune, tasso in forma libera, magnolie, una paulonia, dei cespugli di nocciolo e alcuni rossi alberelli di mirabolano.
Procedendo verso nord compaiono le serre con gli stupendi vasi in terracotta contenenti le piante di limoni.
Su di un altro isolotto prospiciente, a ovest, si rinvengono attorno ad un antico pozzo alcuni esemplari di noce nero, pino nero, magnolie, abete rosso, caprino bianco, Chamaeciparis pisifera e piante arbustive di nocciolo, Calycanthus, aucuba, ligustro ed infine un ampio tappeto di edera che ricopre il suolo fino a lambire l’acqua.
Passando oltre il viale dei carpini attraverso il cancello di un primo muro di cinta si delinea nella sua ampiezza il restante parco.
In prossimità di un primo ponte si nota una formazione piuttosto densa di carpini, pioppi cipressini e bambù.
L’acqua, che giunge nel parco dall’Adigetto, scorre attraverso dei piccoli corsi allargandosi talvota in ampi specchi che donano un gradevole fascino all’insieme del parco.
Il senso di freschezza è garantito anche dalle antiche forme arboree igrofile, relitte, della primigenia foresta planiziale qui largamente rappresentata da piante secolari di farnia, caprino bianco, ontano bianco e dai più giovani pioppi neri e varie entità di salice.
Il percorso prosegue, immersi nel verde, incontrando stupendi esemplari di pino nero, tasso, abete rosso, cipresso di Lawson, farnia, arbusti di ortensie, del ligustro con abbarbicata una pianta di caprifoglio, delle macchie del più comune acero campestre, nocciolo e molteplici altre specie arbustive con al centro dello stagno un esemplare di salice bianco il tutto, fino a raggiungere una stupenda collina.
Infatti, posta sul lato ovest del parco e lambinta dalle acque, compare una collina completamente ricoperta da formazioni arbustive di olmo campestre (sono solo dei polloni ricacciati dalle ceppaie di piante madri secolari) e acero campestre.
Salendo fino in cima si incontra un edificio di forma neogotica i cui sotterranei costituivano la ghiaccia per la conservazione delle vivande.
Scendendo dal lato ovest della stessa collina si incontra un esemplare secolare di Catalpa, una magnolia soulangeana e alcuni arbusti di nespolo.
Procedendo a ritroso lungo il muro di cinta di confine con la strada comunale si possono ammirare dei bellissimi esemplari di pioppo nero, pioppo cipressino, pino nero, dei platani ibridi e salici bianchi.
Vicino all’acqua ci sono dei grandi esemplari di ontano bianco, farina, cespugli di sanguinella, un raro e magnifico esemplare di Koelreuteria, un esemplare secolare di sofora e poi piante di robinia, pino strobo, noce nero, tiglio, betulle. Liriodendron tulipifera, Ginkgo, mirabolano rosso, formazioni arbustive di Forsythia, Berberis, taluni alberelli di Lagestroemia indica ed infine nella zona più a est, lungo il corso d’acqua si scorge un favoloso filare di tamerici.
Ripercorrendo a ritroso il viale dei carpini, vicino al viale e in prossimità del corso d’acqua ci sono: ippocastani, piante di orniello, biancospino, bosso, lauroceraso, tasso, ligustro, aucuba, evonymo, aspidistria e un tappeto di edera e fragole di bosco.
Facente parte del parco è pure il giardino quadrangolare prospiciente alle scuderie, con ai quattro vertici degli esemplari secolari di tiglio e al centro dei cespugli di Calycanthus e aucuba.
Concludendo possiamo dire che numerose entità botaniche reperibili oggi nel parco, provengono spesso da aree piuttosto lontane: nella maggior parte dei casi, in particolare per le specie arboree, la patria d’origine è il Nord America, ma anche l’Asia contribuisce ad infittire le piante esotiche che qui vengono coltivate.
Un’oasi verde di grande pregio dunque, che meriterebbe di essere conosciuta ed apprezzata non solo dagli studiosi o dagli addetti ai lavori. Un calendario di visite guidate, programmate nel corso delle varie stagioni, darebbe modo ai vari appassionati della natura e dei beni ambientali di godere della delizia del parco nel pieno rispetto del luogo.
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Come citare questo articolo
Gianni Maragna. “Il parco di Ca’ Dolfin”. Ventaglio Novanta, n. 11, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-parco-di-ca-dolfin/