Nella recente storia di Lusia c'è una data che è incisa indelebile e si presenta come una sorta di "spartiacque" temporale tra due fasi nettamente distinte della vita del paese: il 20 Aprile 1945.
Un giorno tremendo quello vissuto 50 anni fa, che vide provenire dal cielo distruzione e morte portate dalle ali inesorabili di bombardieri anglo-americani. L'obiettivo era il ponte sull'Adige: si voleva tagliare la via della ritirata alle truppe tedesche in fuga. Ma non esistevano allora le cosiddette bombe intelligenti in grado di centrare l'obiettivo specifico; e il paese, addossato alla sponda del fiume, subì conseguenze gravissime mai dimenticate.
Poi la ricostruzione, una pagina tutta nuova e per certi aspetti esaltante, ma più volte segnata dalla volontà di non dimenticare, di non perdere le radici con un passato che un devastante evento bellico durato poche ore sembrava aver reciso, lasciando una simbolica patetica testimonianza: il triste e solitario mozzicone di quello che un tempo era stato il campanile del paese.
Nel 50° anniversario del tragico evento, si è fatta più forte a Lusia la voglia di ricordare, di ricostruire il filo ininterrotto tra la Lusia di oggi e quella dell'anteguerra. È nata così una mostra fotografica centrata su scene di vita cadenzate su un arco di un quarto di secolo: oltre al periodo bellico, il decennio anteriore e quello posteriore. Prima le tranquille scene dell'anteguerra, poi la tragedia della distruzione, infine la faticosa risalita della china in cerca di una nuova identità.
La mostra fotografica, allestita da un gruppo che opera nell'ambito del volontariato coordinato da Francesca Fornari, ha avuto un successo superiore alle attese: non c'è stato abitante di Lusia che si sia sottratto al desiderio di rivedere momenti di vita, angoli per sempre cancellati del paese: gli anziani con la nostalgia di ripercorrere il tempo giovanile delle scorribande, dei giochi, dei momenti di svago o lavoro; i giovani per valutare i radicali cambiamenti del paese e capire che il passato di una collettività non può né deve essere rimosso.
Si sono più volte ripetuti momenti di intensa commozione di fronte a volti sorridenti di persone da tempo scomparse, oppure richieste di spiegazioni sulla funzione di alcuni arnesi tipici della civiltà contadina occasionalmente presenti in molte foto, o ancora commenti sull'opportunità o meno di certe scelte nella ricostruzione del paese.
Folate di nostalgia e attimi di rimpianto hanno segnato le giornate della rassegna fotografica che si è subito manifestata autopropulsiva. Molti infatti hanno frugato in fondo ai cassetti, o sfogliato vecchi album di famiglia alla ricerca della foto significativa con cui arricchire la mostra. Per altri, intenso è stato il desiderio di riappropriarsi di alcuni istanti del passato, avanzando la richiesta di riproduzione di alcuni dei preziosi documenti fotografici esposti.
A Lusia dunque il paese si è riconosciuto in un passato che non va cancellato, ma preservato amorevolmente. Si è così attivata una apprezzabile ricerca di venature sotterranee in grado di alimentare ancora il presente, nella consapevolezza che dal passato si può attingere la linfa per muoversi più agevolmente nel futuro con le sue incognite e le sue speranze.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Lusia: 50 anni fa”. Ventaglio Novanta, n. 12, 1996. https://ventaglionovanta.it/archivio/lusia-50-anni-fa/