Nel Comune di Porto Viro in località Ca' Cappello, sulla sponda destra del Po di Levante, a cura dell'Amministrazione Comunale, è stato inaugurato, lo scorso 8 agosto, il "Museo della Corte".
Il seicentesco complesso della corte dei Cappello, nobili veneziani che ne furono i proprietari dal tardo '500 al '700, fa da cornice ai nuclei espositivi ospitati nelle due case coloniche addossate al muro di cinta e appositamente ristrutturate.
Nell'edificio maggiore, al primo piano, trova posto una interessante e ampia raccolta di esemplari rappresentativi dell' avifauna deltizia proveniente da una collezione gentilmente offerta dal sig. Tuzza, noto maestro impagliatore polesano. La mostra è corredata da riproduzioni fotografiche e da schede didattiche relative ad ogni singolo uccello, mentre sono in fase di elaborazione alcuni pannelli illustranti l'ambiente tipico del Delta del Po.
Al piano terra, dopo aver attraversato due locali destinati ad ospitare in futuro tutta una serie di attività didattiche e culturali (mostre, esposizioni di prodotti tipici, attività promozionali), è possibile visitare una sezione dedicata alla storia della Corte. Con una carrellata di riproduzioni di antiche mappe, l'architetto Ballarin ripercorre le vicende umane e costruttive dell’ intero complesso, mentre con i recenti rilievi ripropone la drammatica situazione di degrado in cui versa il manufatto più interessante dal punto di vista architettonico, a tutti noto come il "Vaticano"¹. A questo proposito viene avanzata una ipotesi di restauro conservativo, che consenta, tramite un consolidamento delle strutture, una loro maggiore fruibilità.
Nel dirigersi verso l'altro fabbricato, è possibile soffermarsi ad osservare il complesso di edifici che costituiscono la Corte: al centro, dietro l'aia, la casa padronale, la cui attuale struttura è frutto di modifiche ottocentesche apportate al fabbricato sorto, come la colombiana e la chiesa, nel Seicento. Ad est appare l'imponente mole del "Vaticano": una stalla monumentale edificata nel tardo Cinquecento, che purtroppo versa in grave stato di degrado e per la quale si auspicano interventi urgenti.
Nell'altro piccolo edificio, seguendo un progetto della cooperativa "Turismo e Cultura", è stata ricreata la tipica casa contadina polesana, dalla struttura essenziale: al pian terreno la cucina, con il caratteristico camino sporgente all'esterno, e al primo piano la stanza da letto, nella quale in realtà dormiva tutta la famiglia. Inoltre è presente la soffitta-stanza dei giochi, che raccoglie un campionario dei giocattoli di una volta. Gran parte dei vecchi mobili e delle suppellettili proviene dal Museo Civico di Rovigo, grazie ad un accordo stipulato tra il Comune di Porto Viro e il Comune di Rovigo e dal Museo Etnografico di Pincara promosso dal consorzio beni culturali e ambientali. Altro materiale è stato invece fornito dai privati cittadini, che non hanno esitato a prestare o a donare oggetti, mobili, attrezzi, successivamente selezionati e restaurati dai collaboratori della cooperativa "Turismo e Cultura" con la consulenza del Cav. M. Prando e del prof. Raffaele Peretto, direttore del Museo dei Grandi Fiumi di Rovigo.
A tal proposito si vuol invitare chiunque abbia del materiale (mobili, attrezzi, suppellettili domestiche, naturalmente "vecchi") a conservarlo e a proporlo agli addetti ai lavori, in vista di un futuro inserimento nella realtà museale. In questo modo il pubblico diventa il vero artefice della conservazione della memoria della civiltà contadina.
E a questo proposito va detto che la risposta del pubblico si è rilevata fin da subito positiva; il visitatore, specie quello meno giovane, dimentica ben presto di essere all’interno di un museo, e si lascia trasportare dal flusso dei ricordi, dal quale emergono frammenti di vita trascorsa, a cui si aggiungono considerazioni sull’ asprezza dei tempi passati ma anche sulla semplicità di uno stile di vita, oggi del tutto inconsueto.
I più piccoli si trovano invece spaesati, molti non conoscono l'utilità di quegli strumenti, ne ignorano addirittura il nome, ma la loro innata curiosità fa sì che l'istituzione riveli la propria funzionalità: le "cose vecchie", salvate dall'inevitabile oblio, diventano "pezzi da museo" ricchi di fascino e strumenti di cultura. Il messaggio appare subito chiaro e il circuito si chiude con la musealizzazione di oggetti, un tempo di uso quotidiano, umili strumenti di lavoro che vengono consegnati definitivamente alla storia dell'uomo.
1 Vedasi a tal proposito in Ventaglio n. 16 Il Vaticano del delta di Paolo Ballarin.
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Come citare questo articolo
Barbara Tugnolo. “Il Museo della corte”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-museo-della-corte/