Le abbiamo viste mille volte, lungo fossi e canali, ondeggiare lievi al vento della pianura: sono le canne comuni, color del pane appena sfornato.
Incredibile che questo vegetale dall' aria umile e dimessa, sia in realtà un microlaboratorio naturale capace di depurare le acque inquinate attraverso un processo chiamato fitodepurazione.
Ma è così: per questo la regione Veneto ha finanziato, in collaborazione con l'Università di Padova (dipartimento dei processi chimici dell'Ingegneria), la costruzione di un impianto fitodepurativo nella golena "Cibo" di Castelnuovo Bariano.
La realizzazione dell'area umida è partita nel 1995: l'ampio tratto di golena è stato suddiviso in diverse aree, in cui gli scienziati patavini stanno cercando di far crescere la "Phragmites Communis", una canna che è un vero depuratore, in grado da rilasciare l'azoto (uno dei maggiori responsabili dell'eutrofizzazione nel Mare Adriatico).
La presenza costante di acqua, come ha spiegato il prof. Giuseppe Bendoricchio dell'Università di Padova, provocherà la saturazione del suolo e la conseguente formazione di uno strato anaerobico, cioè in completa assenza di ossigeno (ambiente fondamentale per la denitrificazione). Esso circonderà l'apparato radicale delle piante, attorno a cui si forma una piccola zona ossigenata adatta alla nitrificazione, che è la prima tappa del processo di rimozione dell'azoto dalle acque, ed è svolta dai batteri nitrificanti (Nitrosomonas). I nitrati, che rappresentano il prodotto finale del processo di nitrificazione, saranno poi ridotti in azoto gassoso attraverso il processo di denitrificazione, che vede come protagonisti i batteri denitrificanti (Pseudomonas).
Le acque malate del nostro Po entrano in golena attraverso un sistema di pompe capaci di garantire un flusso fino a un metro cubo al secondo; le piene del fiume non causeranno dannose alluvioni all'interno delle vasche, che sono state protette da due argini e da un sistema di paratoie capaci di separare ogni modulo della golena.
Nella prima area umida saranno effettuate misure per definire le capacità di autodepurazione; nella seconda verranno invece testate diverse strategie di intervento per la ricostruzione di ecosistemi palustri.
Infatti le aree umide, specie quelle ricostruite, sono l'ideale per la loro efficienza autodepurativa: tutte le componenti di questi ecosistemi (piante, suolo, batteri) operano con questa finalità.
Per questo nell'impianto di Castelnuovo Bariano saranno monitorati anche i macroinvertebrati, gli anellidi, i molluschi, gli antropodi e gli insetti: organismi importantissimi per determinare lo stato qualitativo delle acque e il grado di naturalità dell'ambiente.
Ma non solo: è previsto anche il monitoraggio costante della popolazione delle zanzare; il loro sviluppo, la loro densità e i loro spostamenti che saranno tenuti sotto controllo attraverso l'uso di trappole speciali.
Gli anelli superiori della catena alimentare sulla quale si basa l'esperimento della fitodepurazione sono gli uccelli e i rettili: anche questi animali godranno di un particolare controllo, e il progetto prevede anche la reintroduzione nelle vasche di alcune varietà di pesci.
Così trasformata, la golena Cibo perderà quella triste aria di abbandono e di aridità, assumendo forse l'aspetto originario che dovevano avere le aree umide secoli fa: in effetti sono troppe le aree golenali padane che versano in un deplorevole stato di degrado, quando dovrebbero essere sfruttate per migliorare l'ambiente o per finalità educative.
Almeno per Castelnuovo Bariano sarà così: quando verranno terminati gli esperimenti dell'Ateneo di Padova, l'impianto di fitodepurazione sarà trasformato in un ecosistema palustre completo.
Ciò vuol dire che la golena ospiterà passerelle, torrette, luoghi di appostamento privilegiati e capanni da dove poter osservare gli uccelli: insomma un vero e proprio osservatorio didattico a disposizione di scuole e ambientalisti.
"Le aree umide artificiali -precisa Bendoricchio- possono essere progettate a valle dei tradizionali depuratori per aumentare la capacità disinquinante dei sistemi tecnologici: esse saranno utilizzate per depurare acque superficiali, ripristinando un processo naturale in alcuni casi rimaneggiato dalla regimazione idraulica e dalla bonifica territoriale".
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Come citare questo articolo
Annalisa Boschini. “Fitodepurazione a Castelnovo Bariano”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/fitodepurazione-a-castelnovo-bariano/