Il descrivere fatti e avvenimenti negativi è sempre triste, anche se purtroppo fa parte della vita. In questo caso mi accingo a farlo per far sapere ai miei concittadini, e soprattutto alle nuove generazioni, quale capolavoro d'arte faceva parte del patrimonio artistico della bella e maestosa chiesa di Melara.
Si tratta di una "Natività", purtroppo scomparsa, e dai critici d'arte attribuita a Benvenuto Tisi detto il Garofolo.
Nell'estate del 1990, mentre il parroco Don Paolo Tomezzoli era ricoverato all' ospedale, il quadro scomparve da una parete della canonica, dove per sicurezza era stato portato alcuni anni prima.
Quanti hanno avuto la fortuna di vederlo, e fra questi anch'io, erano ignari di tanto valore artistico ed anche di tanta storia espressa nei volti dei personaggi rappresentati, fino a che apparve un articolo sulla "Gazzetta di Mantova", nel settembre 1990 di un attento storiografo, cultore dei nostri paesi.
Egli si rammaricava per tanta perdita, spiegando che pochi erano a conoscenza del valore del quadro scomparso e ancora meno erano in grado di identificare i personaggi rappresentati. Chi avrebbe mai immaginato che in quel quadro scomparso, capolavoro d'arte si raffigurassero personaggi storici e famosi del 1500? Uno di questi è Giovanni Calvino riformatore protestante.
Ma ecco il finale del famoso articolo, descritto dallo storiografo, che per riservatezza vuol rimanere anonimo "…fino a non molto tempo fa, si poteva ascoltare a Melara chi, sulla base della tradizione, identificava nel volto della Vergine le sembianze di Renata, Principessa di Francia e Duchessa di Ferrara, moglie d'Ercole II d'Este e figlia di re Luigi XII, e additava sull'anacronistico devoto personaggio (introdotto a ritroso nel tempo a contemplare la Notte Santa, ben distinguibile per primo alla nostra sinistra, in tonaca scura e senza collarino bianco) il ritratto di Giovanni Calvino, l'ex cappellano di Saint Martin, il predicatore del decretum horribile della predestinazione il temuto Riformatore che, ricercato dai Tribunali dell'Inquisizione di tutta Europa, trovava, col nome fittizio di Charles d'Espeville, favore e asilo presso Renata di Francia a Ferrara nel 1536.
La Duchessa Renata, di simpatie calviniste, non ebbe vita facile a Ferrara, e fece ritorno definitivo in Francia, quando rimase vedova nel 1559, lasciando la città in cui era giunta sposa diciassettenne nel 1528.
Il Battesimo è il primo dei due Sacramenti riconosciuti da Giovanni Calvino: in ciò sta il motivo della grande rilevanza data sul quadro alla figura di Giovanni Battista il Battezzatore, qui vestito di ecòmide che gli lascia omero e torace scoperti. Egli ha il lungo bastone aggirato dal filattiero dell’Agnus Dei, è in età adulta, di aspetto erculeo, in raccoglimento e in adorazione di Gesù infante, del quale in realtà era coetaneo.
L'allusione al Battesimo, uno dei cardini della dottrina calvinista, dev'essere stata richiesta espressamente all'ignaro pittore, giacché la presenza del Battista, nel vivo dell'avvenimento natalizio ha dell'unicum e di per sé sarebbe immotivata e assurda, non essendo una Natività equivalente ad una Sacra Conversazione, dove alla presenza della Vergine e del Bambino possono essere fatti convenire Santi e Sante d'ogni tempo e paese, quali protettori e non di rado presentatori dell'astante committente del dipinto!".
All'indomani dell'apparizione dell'articolo sulla "Gazzetta di Mantova" il clamore fu tanto a Melara. Non furono pochi gli anziani, cattolici praticanti, che commossi dicevano: "Pensare che ai piedi di quel quadro sono passate tante generazioni oranti!".
Per il parroco di Melara, tutto proteso a far ritornare la Chiesa agli antichi splendori, la notizia ha destato sconforto ed amarezza, pensando quanto sarebbe stato bello avere un'opera d'arte tanto preziosa da lui purtroppo mai vista.
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Come citare questo articolo
Ildo Testoni. “La Natività perduta”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-nativita-perduta/