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STORIA - TRADIZIONI

Antonio Cornoldi e l’etnografia

Originario di Fratta Pol., è ricordato come musicista di talento ma soprattutto per i suoi studi sulla tradizione musicale

di Settimio Rigolin

Ventaglio Novanta n. 18 1998 pp. 70–71

Ci sono uomini di studio, estremamente sensibili, che hanno avuto l'intuizione e la capacità di racchiudere in "preziose" pubblicazioni la quotidianità della gente, in particolare quella semplice e povera. Una di queste persone è certamente il maestro Antonio Cornoldi, musicista ed etnomusicologo, che con i suoi studi e ricerche ha contribuito in modo determinante alla conoscenza e alla conservazione di un grande patrimonio: il folklore e il canto popolare.

Ricordare la figura di Antonio Cornoldi, illustre polesano, significa oggi parlare di un musicista e di uno studioso che, con grande passione, ha speso tutta la propria esistenza nell'etnomusicologia, cioè nella ricerca e nella raccolta di quanto è sopravvissuto nella melodia, nella poesia e nella danza, di una tradizione orale che rischiava di andare perduta per sempre.

La sua opera e la sua preziosa attività di etnomusicologo, sono state indirizzate con intelligenza alla tutela di un patrimonio facilmente deperibile e altrimenti cancellato dal ritmo della vita moderna scarsamente interessato alla conservazione del patrimonio della tradizione.

Il nome di questo studioso polesano è oggi inserito in tutti i manuali di studio del folklore, delle tradizioni, del canto popolare, e della musica. Per comprendere l'importanza storica della sua attività riportiamo qui le parole scritte dal prof. Paolo Toschi, docente all'Università di Roma di Storia delle Tradizioni popolari, nella prefazione di quella che è la pubblicazione più significativa del Cornoldi: "Ande, Bali e cante del Veneto": "L'opera del Cornoldi viene ad assumere anche un interesse internazionale. Gli studiosi del canto popolare e del folklore in genere gli devono quindi essere altamente riconoscenti per questo prezioso e originale contributo".

Antonio Cornoldi nasce a Fratta Polesine nel 1902 da una famiglia originaria di Bergamo trasferitasi nella prima metà dell'ottocento nel paese polesano.

Figlio di Giovanni Cornoldi, medico condotto molto amato e stimato a Fratta, studia pianoforte con celebri maestri, quali Gualdo di Venezia e Schutz di Merano, diplomandosi al Conservatorio di Pesaro nel 1925 e perfezionandosi in Storia ed Estetica della Musica e in Canto Corale rispettivamente nei Conservatori di Bologna e di Roma. E proprio presso l'Università di Roma, con il prof. Paolo Toschi, Cornoldi inizia ad approfondire lo studio delle tradizioni popolari.

Trasferitosi a Roma, si dedica all'attività concertista e alla composizione e all'insegnamento di musica e canto corale negli Istituti magistrali, ricoprendo inoltre importanti incarici nell'ambito del Ministero della Pubblica Istruzione.

Sono molte le pubblicazioni che egli ha realizzato girando per oltre quarant'anni l'Italia, il Veneto, e in particolare il Polesine, raccogliendo testimonianze inedite direttamente dalla gente. Il suo capolavoro è sicuramente il volume: "Ande, bali e cante del Veneto", uscito nel 1968 per le Edizioni Rebellato di Padova con la prefazione del prof. Paolo Toschi dell'Università di Roma.

È in quest'opera che il prof. Cornoldi ha avuto la straordinaria capacità di far parlare, raccontare e cantare il popolo, dall'umile contadino alla persona colta, dimostrando un'abilità difficilmente riscontrabile, caratterizzata da una grande umanità ed un'eccezionale pazienza nell'accostarsi alle fonti orali.

Nonostante il suo lungo soggiorno romano, Cornoldi restò comunque sempre un polesano purosangue, fortemente legato alla sua terra ed in particolare a Fratta, facendovi ritorno in ogni occasione possibile. Era sempre pronto ad offrire a tutti i suoi consigli, che scaturivano da una grande sensibilità di artista e di uono buono e generoso. L'amore che nutriva per la sua terra di elezione lo portava spesso a scontrarsi con altri, quando certe scelte urtavano la sua sensibilità.

Questo fatto lo distinse, oltre che come etnomusicologo, anche come ambientalista, in tempi nei quali nessuno, o comunque pochi, parlavano di natura e di salvaguardia dell'ambiente.

Antonio Cornoldi morì a Roma, presso l'Ospedale San Camillo, il 30 luglio 1973. Come aveva stabilito, il suo funerale si svolse a Fratta, nel cui cimitero riposano le sue spoglie mortali.

A Fratta Polesine rimane ancora la villa della sua famiglia, risalente al secolo XVII, un'elegante costruzione con parco, situata nel centro del paese, dove sono conservate molte memorie della carboneria, e nei cui rustici da qualche anno è stato allestito un interessante museo della civiltà contadina che egli dimostrò di amare, studiandone in particolare gli aspetti della tradizione musiciale ².

Note

¹ Oltre alle Ande, Bali e Cante, il Cornoldi ha raccolto e pubblicato più di trecento Canti di Montagna completi di musica, in quattro volumetti per la editrice «Dalmatia» di Roma e ha preparato il volume Canti Popolari della Toscana per la Casa Ricordi di Milano.

Si è occupato di manifestazioni coreutiche del popolo italiano e sull'argomento ha scritto nelle riviste: «Lares», «Tradizioni» e «Almanacco Calabrese».

² Su villa Cornoldi cfr. Ventaglio n. 13: Villa Cornoldi ora Fanan di Luisa Servadei.

Sul museo etnografico cfr. Ventaglio n. 12: Il Museo della civiltà contadina di Fratta di Settimo Rigolin.

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Come citare questo articolo

Settimio Rigolin. “Antonio Cornoldi e l’etnografia”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/antonio-cornoldi-e-letnografia/

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