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STORIA - TRADIZIONI

Fole soto el camin

Gli indovinelli del nonno e le cante della nonna

di Graziano Beccari

Ventaglio Novanta n. 18 1998 pp. 74–75

Quando i giorni di un tempo andato si accorciavano, tale che alle cinque pomeridiane era già notte, nonno Domenico rientrava in casa dopo aver "zampigà drio l'orto" (curato l'orto). Allora dava il piglio alla pipa di bosso di sua fattura, la caricava cavando fuori il tabacco da un sacchetto nero come la "pegola" tolto dalla "napa" (cappa del camino), indi, pizzicata col mollettone una brace dal focolare sempre vivo, accendeva la ciminiera mandando nuvolette azzurrine ed acri per la cucina.

"Vieni quà ka te conto na fola" un richiamo che alle mie orecchie suonava irresistibile. E il nonno incominciava con degli indovinelli, sciorinati al cospetto del fuoco tribolato, mentre l'immancabile tegame di terracotta colmo "de fasoi in potacin" accompagnava le litanie borbottando piano piano,…plop…plop…

"Xe la fola del sior Intento
che la dura molto tempo,
e mai la se destriga,
voto ka te la konta
o ka te la diga?"

Ed io abboccavo stando al gioco: "Kontamela!" Ma la filastrocca si ripeteva interminabile, finché da solo non ne ricavavo il succo; alcune cose nella vita non hanno soluzione per l'incapacità o malanimo dei soggetti, o capriccioso gioco del destino.

Senti questa:

"La Faresina xe nata prima,
Ranesto più presto,
e Pelakuki prima de tuti.
Ki xe nato prima?"

Ed io cascandoci rispondevo: "Pelakuki, parchè el xe nato prima de tuti" E il nonno sornione: "Ma la Faresina xe nata prima" al che sconcertato ripiegavo in corner: "Ranesto che xe nato più presto" E lui di rimando: "Ma Pelakuki xe nato prima de tuti".

Vedendomi perduto invocavo l'aiuto di nonna Cesira, la quale, mollata la sfoglia e la "mescola" (mattarello) per tirarla, arrivava in soccorso ciondolando il sottanone scuro di cotone: "Lasselo kieto kel fiolo, vecio bagolon…vieni quà caro ka te insegno na kanta".

Allora con la nonna mi sedevo attorno al focolare sotto la "napa" del camino, orlata di una mensa su cui trovava collocazione tutto ciò che temeva l'umidità: sale da cucina, tabacco, semi per l'orto, zucchero, fiammiferi, salicilico.

Immagato ascoltavo il suo canto ricco di pathos, sale prezioso della vita:

"Me pare me mare sentà sotto el kamin
i fasea i konti par maridarme mi…

i vol ka toga on vecio. ka gà sessantaon an'
e mi son zovenina da disisete an'…

mi no ka no lo vojo me piase Gioanin
pitosto de khel vecio me lassarò morir… "

Come si sia concluso il dramma della giovinetta non è dato sapere. La "kanta" lasciava artatamente tutto in sospeso, ma incuriosito volevo indagare se il nonno, volesse anche lui sposare una ragazza giovane per cacciar via nonna così paziente e premurosa.

La nonna ridacchiava, ma neanche tanto, e mi spiegava che ai suoi tempi molti matrimoni erano combinati dalle famiglie, per cui alle ragazze non rimaneva che accettare la volontà paterna, pena la cacciata di casa col marchio del disonore, o peggio il tentativo di un gesto insano.

"Ciò nona, lo gheto tolto volentiera me nono,…o par forza?"

Curiosità ineludibile dopo sì eccelsa scuola; e qui alla nonna si inumidivano gli occhi. Rimandava la mente a fine ottocento, alle feste, alle amiche, ai canti corali sui campi, alla sua modesta dimora che un giorno aveva lasciato con una stretta al cuore per andare sposa.

"Se gavemo incontrà alla fiera de la Madona de Lendinara, … el gera un bel moro, sc-ieto, grando, spale larghe e do sparpieri (soppraciglia) negri come la peliza de "tupinara" (talpa)".

Il nonno incassava compiaciuto deglutendo lentamente, poi, chiamato a sua volta in causa per confermare, si rifugiava nell'etica del suo tempo; un uomo vero non doveva cedere a svenevolezze e caramellose lisciatine, ma conservare la dignità di un portamento severo e custodire il pudore dei propri sentimenti.

Infatti sbottava: "Pfoff… jera mejo se la gavesse lassà al ciavegon." (località di Castelguglielmo dove viveva da nubile)

Il massimo dei complimenti… ma per le orecchie di nonna Cesira era musica celestiale.

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Come citare questo articolo

Graziano Beccari. “Fole soto el camin”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/fole-soto-el-camin/

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