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STORIA - TRADIZIONI

La Madonna del vaiolo

Il 27 gennaio si rinnova a Taglio di Po la festa più sentita

di Roberta Fava

Ventaglio Novanta n. 18 1998 pp. 76–79

Nel mondo cristiano, il culto della Madre di Dio è molto sentito; fin dall'antichità la Madonna è stata riconosciuta come l'intermediaria tra suo figlio, il Cristo, e l'umanità dolorante e vagante in questa valle, chiamata terra. Una madre attenta alle difficoltà umane, ai tormenti di quelli rimasti a patire sul globo terrestre.

A Lei si sono rivolti i tagliolesi nel lontano 1887, quando si era diffuso il vaiolo nero, importato dai pescatori che erano ritornati dalle coste turche, dopo la pesca autunnale. In particolare i documenti dell' epoca affermano che una certa Rosa, andata al di là del Po, a Contarina, ora Porto Viro, per salutare dei parenti, aveva, nel ritorno, condotto con sè un ospite terribile: il vaiolo nero.

L'epidemia scoppiò nell'autunno del 1886, tra novembre e dicembre, e molti, colpiti dal male, cominciarono a morire. Sembra che dei 2000 abitanti tagliolesi, tra il 1886 e il 1887 ne siano morti 358.

Dopo circa tre mesi di lutti, sofferenze, disperazione, il 26 gennaio 1887, di fronte alla grave situazione, il sindaco Cav. Ulisse Casalicchio e il parroco di allora (sembra che fosse Don Nordio) riunirono i capi di famiglia ancora in salute e insieme decisero di ritrovarsi il giorno seguente, 27 gennaio 1887, per pregare davanti alla statua della Beata Vergine, detta allora della Salute, per chiedere la grazia perché finisse tale epidemia.

Il 27 gennaio fu celebrata la Messa alla quale parteciparono tutti coloro che ancora stavano bene e nel pomeriggio seguì la processione.

Da quell'incontro comunitario e da quell'invocazione alla Madre di Dio sembra che più nessuno sia morto per il vaiolo. Gli ammalati guarirono miracolosamente anche se portarono il segno del morbo sul viso e sul corpo, rimanendo butterati per sempre.

Da quel giorno, in seguito all'evento miracoloso, la Vergine della Salute fu chiamata la Madonna del Vaiolo e ancor oggi, ogni anno dal lontano 1887, si ricorda il miracolo avvenuto. Il 27 gennaio, tutti i tagliolesi in qualunque parte si trovino, ritornano in paese per partecipare compatti alla processione che inizia verso le 14.30, attraversa le principali vie, tocca per un breve tratto, l'argine del Po e ritorna in chiesa verso le 16.

Anche negli anni della guerra, 1940-45, la cerimonia è stata effettuata con una massiccia presenza di coloro che erano tornati da Torino e Milano, come sfollati. Il concorso della popolazione era veramente consistente, tanto che un lungo fiume di fedeli formava quasi un grande anello di fede, dato che l'inizio e la fine della processione si univano.

Dopo la guerra, ad opera dell'allora parroco francescano padre Augusto Tasso, fu costruita nella navata sinistra della chiesa, una cappella votiva, in onore della Madonna del Vaiolo che si volle ringraziare anche per avere preservato il paese dalla distruzione ad opera dei tedeschi, durante la loro ritirata.

Il 6 marzo 1944 fu posta la prima pietra per la costruzione della cappella, per la quale fu sacrificata una stanza della casa vicina, con il consenso della famiglia Ponzetto, che abitava accanto alla chiesa.

Nel 1986, ricorrendo il primo centenario, il parroco, padre Attilio De Zaiacomo con l'accordo del sindaco, preside Ildo Penzetto, dette inizio alla cerimonia commemorativa e a varie manifestazioni, tra cui un concerto eseguito dal tagliolese Gilberto Crepaldi, professore di viola alla Scala di Milano, con i "Solisti" dell'Ensemble Archi della Scala, con il violino Anahi Carfi.

Ogni anno, comunque, vento, pioggia o neve (e a dire il vero anche se il brutto tempo imperversa, nel pomeriggio tutto si calma e la processione prosegue in "acque tranquille") molti tagliolesi partecipano compatti alla cerimonia. Si perpetua così, di generazione in generazione, una staffetta, lasciata dagli antenati e raccolta dagli attuali cittadini che non hanno dimenticato il bene ricevuto.

Ogni anno il 27 gennaio si rinnovano gli incontri: è il momento degli antichi ricordi; si lascia il lavoro, si ritorna da lontano per ritrovare i familiari, gli amici, i paesani, per ringraziare colei che tutto sa e vede, per potersi "rinforzare un attimo", per riprendere poi con più forza i problemi del quotidiano. È questo il tempo di rinnovare la fede e, se è il caso, di rivolgersi alla Madonna del Vaiolo per chiedere nuove grazie, sicuri di ricevere una "risposta positiva".

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Come citare questo articolo

Roberta Fava. “La Madonna del vaiolo”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-madonna-del-vaiolo/

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