Sono trascorsi quarant'anni dall'inaugurazione della chiesa di Lusia, avvenuta il 27 aprile 1958. Un avvenimento da ricordare, che, per gli abitanti del paese adagiato lungo la riva destra dell'Adige, ha rappresentato il momento più importante della ricostruzione dopo i tragici giorni vissuti durante la seconda guerra mondiale.
Come buona parte del paese, anche la chiesa parrocchiale di Lusia, intitolata a SS. Vito e Modesto, fu infatti distrutta il 20 aprile 1945 nel corso di un terribile bombardamento anglo-americano. Alcuni elementi miracolosamente scampati alla distruzione sono stati inseriti nell'attuale edificio: le statue dei santi patroni ed il bassorilievo rappresentante l'ultima cena, oggi collocato in fronte all'altare dedicato alla Vergine.
La ricostruzione di una chiesa non è ovviamente cosa immediata e, a conclusione del conflitto, l'arciprete Don Terenzio Pezzuolo si prodigò per la realizzazione di un progetto, presentato nel 1947 grazie all'opera dell'architetto Veronese.
Prima dell'inizio dei lavori fu possibile per i lusiani adibire a luogo sacro una "ex-stalla" di proprietà della sig.ra Carotta. "E qui che venivano celebrate tutte le funzioni religiose del periodo, compresi i matrimoni.
La costruzione della nuova chiesa richiese uno sforzo notevole già per l'edificazione di una base. Essendo, infatti, il terreno di Lusia piuttosto friabile, si rese necessario un lavoro di perforazione del suolo al fine di installare dei piloni per il sostegno del basamento. Tutto ciò fu impegnativo e molto oneroso: si dice che questa operazione sia costata più di tutto il resto. Un lavoro complesso che richiese l'impegno di molti operai, quasi tutti abitanti di Lusia.
Il "rito" che diede avvio ai lavori, la posa della prima pietra, si ebbe il 16 giugno 1954, con la benedizione del Vescovo Mons. G.M. Mazzocco. Le operazioni di edificazione coprirono un arco di circa quattro anni finché il 27 aprile del 1958 tutti i cittadini parteciparono all'inaugurazione della nuova chiesa. A questa cerimonia fu presente anche l'allora nistro dei lavori pubblici Umberto Merlin.
Per la realizzazione dell’interno furono usati marmi di tre colori: giallo, verde e rosa, che caratterizzano la costruzione alla quale sono stati apportati cambiamenti minimi rispetto alla data dell’inaugurazione. La parete di fondo dell’abside presenta qualche arricchimento, voluto dall’attuale parroco Mons. Settimo Malin.
Durante il periodo di costruzione della nuova chiesa anche la scuola materna San Giovanni Bosco ha subito una notevole evoluzione. L’ingresso, infatti, inizialmente era una struttura provvista di arcate aperte, luogo in cui spesso le piccole allieve trascorrevano il tempo con i loro giochi. Oggi queste arcate non esistono più: al loro posto c’è una struttura chiusa. Lo spazio-gioco dei bambini è tutto compreso all’interno di questa opera parrocchiale.
Per ricordare i quarant’anni di vita della nuova chiesa e i principali cambiamenti che dal dopoguerra hanno caratterizzato il paese, a Lusia sono state realizzate alcune importanti manifestazioni, tra cui una mostra fotografica molto visitata ed apprezzata da cui sono state ricavate le foto pubblicate in queste pagine.
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Come citare questo articolo
Chiara Gennaro. “Lusia: festeggiati i quarant’anni della nuova chiesa”. Ventaglio Novanta, n. 18, 1998. https://ventaglionovanta.it/archivio/lusia-festeggiati-i-quarantanni-della-nuova-chiesa/